Quante volte, specie per casi di cronaca di rilevanza mediatica, abbiamo sentito parlare di mobbing? Probabilmente tante, ma non sempre siamo in grado di riconoscere questo fenomeno, specie se siamo noi le vittime. Vediamo quindi di capire come riconoscere il mobbing, come si manifesta e, soprattutto, come difendersi.

Che cos’è il mobbing

Stando a quando stabilisce la legge italiana (Codice di Procedura Civile – art. 2087), per mobbing si intendono tutti quei fenomeni che ledono l’integrità fisica e morale di un dipendente. La legge obbliga tutti i datori di lavoro a tutelare questa integrità, stabilendo che è lui il responsabile della sicurezza di ogni suo dipendente.

Ovviamente questa l’intenzione e la volontà nella mente del legislatore che ha voluto colmare un vuoto giuridico piuttosto serio nell’ordinamento italiano. La pratica, purtroppo, è spesso molto più complicata perché diventa spesso difficile stabilire quali siano le violazioni morali, anche se ogni dipendente che subisce mobbing saprebbe elencare perfettamente i comportamenti che i suoi superiori o direttamente il suo datore di lavoro mettono in pratica per impedirgli di lavorare in maniera sana o per non creargli le condizioni nelle quali svolgere al meglio la propria professione.

Riconoscere il mobbing

Ma come si riconosce se qualcuno sta subendo l’odioso fenomeno del mobbing? Ci deve innanzitutto essere la continuità temporale del fenomeno, ovvero un atteggiamento prolungato nel tempo atto a ledere e distruggere quell’integrità fisica e morale di cui parlavamo all’inizio.

Tali atti lesivi possono essere le calunnie, il fomentare o l’impedire che voci denigratorie nei confronti di un dipendente si diffondano. Anche rimproveri di tipo verbale esagerati o vere e proprie aggressioni sono considerate mobbing. Dal punto di vista più lavorativo, invece, non venire considerati, essere esclusi dalle decisioni aziendali, così come l’assegnazione di incarichi non coerenti con la propria posizione lavorativa, possono tutti essere annoverati sotto la denominazione di ‘mobbing’.

Molto spesso tutte queste pressioni e atteggiamenti vengono considerate normali, sforzandosi di sopportarle soprattutto perché considerate un costo sopportabile da pagare in mancanza di un’alternativa di lavoro migliore. Questa prospettiva, però, oltre ad essere pericolosa perché non pone limiti alle violenze che si possono considerare tollerabili, squalifica la propria persona e, di conseguenza, anche il proprio lavoro.

Come tutelarsi

Il fenomeno del mobbing è tristemente diffuso tanto che sono sempre di più le cause aperte perché chi lo subisce venga tutelato e risarcito. Quando ci si trova di fronte ad episodi di questo tipo la prima cosa da fare è avviare le procedure presenti in azienda. Nelle multinazionali o nelle aziende con un grande numero di dipendenti esistono dei responsabili del personale o degli iter specifici per affrontare queste eventuali dinamiche. Una volta avviate le pratiche, il titolare viene a conoscenza del fenomeno (e non può sostenere di non averlo saputo) ed è tenuto a prendere i provvedimenti del caso.

Se il mobbing viene invece esercitato dal datore di lavoro stesso si deve avviare una causa legale, rivolgendosi al proprio avvocato. In tutti i casi è sempre fondamentale la presenza di testimoni che possano confermare e precisare gli estremi degli episodi a cui si fa riferimento, in modo da poter portare delle prove in sede di processo.