Univet e la magia della Camera Bianca, vi raccontiamo il fascino di uno dei lavori più importanti al mondo. Di @Michele_Pagani_

Sfogliando i giornali, si legge spesso di crisi, disoccupazione, lavori logoranti e scarso entusiasmo per la propria professione. E poi si legge di lavori “da effetti speciali”: quelli acrobatici, quelli che farciscono le notizie come i canditi col panettone, quelli protagonisti delle chiacchiere che si fanno al bar, tra una birra e l’altra. “Hai visto quella startup che geolocalizza i gattini? Ha preso un miliardo di dollari”. E ancora: “Hai visto quel tipo che vende cocco sull’Himalaya? Anche io quasi quasi mollo tutto e vado a vendere frutti esotici da quelle parti!” Si parla poco però dei lavori veri, quelli fatti con entusiasmo e dedizione, maniacale ricerca della perfezione e senso di responsabilità verso il proprio operato. Quei lavori che magari non attirano i paparazzi, ma che certamente sanno lasciare un segno in chi si trova ad averne a che fare. Qualche giorno fa, a tal proposito, mi sono fatto un giro in Univet, azienda di Rezzato (BS) che si affaccia sulle vicine cave di Botticino, guardando al Mondo intero. Da 18 anni producono occhiali da lavoro di altissima qualità. È un business che cresce e dà soddisfazioni, facendomi credere realmente che il Made in Italy sia sinonimo di eccellenza.

All’ingresso, una ragazza sorridente mi offre una tazza di caffè, accompagnandomi per i luminosi ambienti dell’azienda. Le voci che si sentono echeggiare parlano tedesco, spagnolo, inglese, giapponese. Incrocio parecchie ragazze indaffarate, tutte con il sorriso e la voglia di fare, andando verso una zona isolata chiamata “Camera Bianca”. È lì che incontro Giovanni e Simona, che in quella fantomatica stanza lavorano e producono gli occhiali con sistemi ingrandenti. Incuriosito, decido di fare due chiacchiere con loro.

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TPJ: Ciao ragazzi, come state?

Giovanni: Benone! Faccio un lavoro che mi appassiona molto, con colleghi simpatici. Sono contento.

Simona: esatto, le ore che spendo qui sono piacevoli e sento che ciò che faccio è importante. Ciò mi fa sentire bene.

TPJ: Nello specifico, cosa fate? La Camera Bianca si porta dietro un alone di mistero, è quasi un luogo leggendario.

Giovanni: Beh, un po’ lo è (ride). Io sono responsabile di prodotto per i TTL, sistemi ingrandenti per chirurghi, igienisti ecc. Lavoriamo in Camera Bianca, appunto, che è l’ambiente asettico in cui si compone l’occhiale.

Simona: Ricopriamo tutte le fasi della produzione. Assembliamo i pezzi, disegnati dal nostro ufficio tecnico, in questo ambiente clinicamente pulito. Anche una piccolissima quantità di polvere, rovinerebbe la qualità dei nostri prodotti. Sai, quando si lavora con lenti che ingrandiscono fino al 6X, anche un minuscolo difetto può diventare gigantesco. Alla fine, laviamo tutto con una lampada a ultrasuoni e mettiamo nella speciale custodia, con una scatola di cartone filmata per proteggere dalla polvere.

TPJ:  Mi sembrate davvero entusiasti del vostro lavoro. È così?

Giovanni: Sì, decisamente. Mi sento fortunato. È un lavoro che dà soddisfazioni perché parte dalla necessità del cliente finale: sappiamo a chi andrà in mano, quale sarà l’utilizzatore e che mansioni svolgerà. E, spesso, sono mansioni importanti.

Simona: Esatto, quando sai che stai producendo qualcosa di prezioso, che servirà ad aiutare chirurghi o dentisti, ti senti maggiormente gratificato. E poi il fatto che ogni prodotto abbia una sua storia, nascendo su richiesta del cliente, mi fa sentire molto vicina all’utilizzatore finale. Tieni conto che il 90% dei nostri prodotti è fatto su misura, personalizzato.

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TPJ: Come è cominciata la vostra avventura?

Giovanni: Io sono qui dall’89. Lavoravo per la precedente azienda del fondatore e ho seguito tutti i cambiamenti.. La proprietà ha saputo leggere bene i segnali del mercato. Nel 2006, su stimolo di Paolo, sono insieme a Matteo (responsabile dell’ufficio tecnico) il pioniere di questo nuovo prodotto. Mi hanno responsabilizzato fin da subito: ho studiato, abbiamo investito e costruito insieme le nostre competenze. Che stanno pagando: tra fatturato e premi vari, posso dire di aver raggiunto qualche buon risultato. E poi beh, produciamo tutto internamente: anche i macchinari che ci servono a produrre gli occhiali.

Simona: Io mi sono unita un po’ dopo. Era il 2010: dopo un anno passato ad imbustare maschere, ho cominciato un periodo di formazione nel reparto TTL. Ci ho messo due anni a diventare autonoma, essendo un lavoro molto delicato, di precisione e concentrazione. Diciamo che Giovanni mi ha dato una grossa mano. Ora, sono io ad insegnare. Sto istruendo due ragazze: il lavoro cresce ed abbiamo bisogno di nuove risorse. Ho scoperto anche cosa vuol dire insegnare e diciamo che non mi dispiace.

TPJ: Ho sentito parlare varie lingue di là, nell’ufficio commerciale. Dove finiscono i vostri prodotti?

Giovanni: I nostri prodotti finiscono per il 70% all’estero: Canada, USA, Giappone, Cina, Brasile. Però il 100% della produzione è qui.

Simona: È questo il vero made in Italy! (Sorride).

TPJ:  Nel concreto, di cosa si compone il prodotto?

Giovanni: Assembliamo quattro componenti (obiettivo, case, oculare e lentina, personalizzata con la ricetta oculistica) con una colla speciale, utilizzando una lampada per polimerizzare e rendere il tutto waterproof. Ne produciamo pochi al giorno: ogni pezzo è unico e fatto a mano. Non si può far fare il lavoro a una macchina, perché le distanze interpupillari sono diverse e ci sono varie personalizzazioni da fare. Personalizzazione delle aste, convergenza dei binocoli alla distanza voluta dal cliente… Sono tutte operazioni svolte per creare un prodotto “su misura”.

Simona: A proposito di personalizzazioni, dovresti vedere che richieste ci arrivano. Nomi impronunciabili e frasi divertenti, come “voglio una fetta di torta”, scritte sulle aste. Ne abbiamo viste di ogni tipo, in questi anni.

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TPJ: Partecipate anche alla fase di progettazione?

Giovanni: Ci sono dei professionisti che si occupano di quello, e lo fanno egregiamente. Tuttavia, parecchi input partono da noi. Avendo tra le mani il prodotto finito, possiamo anche noi dare il nostro contributo.

Simona: Beh, un parere lo si dà volentieri. Ci sentiamo parte essenziale di tutto il progetto e la disponibilità da parte nostra è massima. D’altronde, il clima è buono e stimola alla collaborazione.

È vero, il clima è buono e l’entusiasmo si percepisce dalle parole di Giovanni e Simona. Il discorso scivola via, toccando temi di ogni tipo. Ci mettiamo a parlare di montagna, ferrate, mountain bike e cucina. I due sono amici anche fuori dalla Camera Bianca, e ciò non può che migliorare il loro affiatamento. Perché ogni prodotto si porta dietro una storia, e quella degli occhiali Univet è decisamente a lieto fine.

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.

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