Tutto quello che devi sapere per viaggiare da solo tra i ghiacci d’Islanda, il racconto di Iceland15, di @marcelloziliani

Ciao Mattia, ci puoi raccontare qual è la tua storia?

Nonostante sia nato e cresciuto in una tipica cittadina veneta, Conegliano, ho sempre avuto il pallino dei viaggi, della montagna e dell’escursionismo. La mia prima vera avventura però l’ho vissuta solo dopo aver preso la maturità quando ho deciso di trasferirmi in Australia e vivere lì un anno intero. In quel periodo avevo voglia di esplorare il mondo, superare i confini nazionali e capire la cultura e le tradizioni delle persone che vivevano dall’altra parte del Pianeta. Questa prima esperienza mi ha aperto gli occhi e ha modificato il mio modo di percepire le cose. Una volta rientrato in Italia desideravo continuare la mia formazione e decisi di iscrivermi al corso di disegno industriale dell’Università della Repubblica di San Marino. Ho sempre avuto una grande passione per la progettazione e la decisione di intraprendere un corso di laurea in design mi sembrava la scelta più adatta. Pensandoci bene il progettista e il viaggiatore hanno diverse cose in comune… l’esplorazione e la sperimentazione ad esempio. Concluso il percorso universitario ho ripreso a viaggiare e ho potuto visitare molti luoghi in Indonesia, Africa, USA, Shanghai.

Infine, nel novembre del 2014 ho deciso di dare vita ad un progetto chiamato Frostscape: una serie di viaggi, anche estremi, condivisi tramite il web, attraverso i quali ho la possibilità di esplorare personalmente e far conoscere agli altri la natura, le culture e i popoli attraverso avventure “slow travel”. La prima di queste imprese è stata Iceland15. La decisione di portare avanti questo progetto non nasce solamente da una mia passione, ma dalla volontà di far diventare questa passione un vero e proprio lavoro.

 

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A fine Luglio sei infatti partito per questo tuo viaggio che non si può solo definire una vacanza. Come lo descriveresti?

 

Iceland15 è stata una gigantesca avventura! Ho passato un mese intero in Islanda, dove ho percorso in solitaria 800 km, portandomi in spalla uno zaino di 30 kg con lo stretto necessario per la sopravvivenza. Quando ci si trova in mezzo alla natura bisogna essere in grado di eseguire dei compiti ben precisi, essere sempre concentrati e saper prendere decisioni che possono risultare determinanti nei giorni successivi. Viaggiare da solo permette di immergersi in prima persona nella cultura e nelle tradizioni dei luoghi che visiti, avendo l’opportunità di conoscere tantissime persone con le quali hai modo di scambiare esperienze e aneddoti.

 

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Qual è stata la tua preparazione?

 

Bella domanda. Quasi nulla. O meglio utilizzavo alcuni dei momenti della mia quotidianità per allenarmi, ad esempio cercando di muovermi più possibile a piedi, oppure facendo qualche corsetta tra le colline di Conegliano. Il motivo è semplice: essendomi arrangiato da solo per organizzare tutto il viaggio, ho dovuto dedicarci molto tempo. Ho costruito un sito web, ho utilizzato i canali social per cercare di sostenere la mia impresa, ho incontrato molti sponsor e poi gran parte del tempo è stato necessario alla programmazione del progetto in sé, ad esempio, cercando di calcolare la quantità di cibo necessario, ma anche i possibili imprevisti. Ecco perché cercavo di approfittare degli spostamenti quotidiani per allenarmi. Adesso però ho un mio team, che ringrazio molto e del quale non potrò fare a meno per le prossime avventure.

 

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Come mai hai deciso di aprire un sito per far conoscere questa tua avventura?

 

Oggi è molto più facile di una volta, ho voluto utilizzare i mezzi che la nostra generazione ha a disposizione per promuovere il mio progetto e cercare delle forme di finanziamento. Questo è un lavoro a tutti gli effetti! Invece di impiegare il mio tempo cercando un impiego, ho preferito mettere a frutto le mie passioni e capacità per crearmi un lavoro “su misura”!

La possibilità di avere un sito permette di trasmettere informazioni velocemente e con efficacia, e di raggiungere persone molto distanti. Con mia grande soddisfazione devo dire che l’esperimento è riuscito! Anche se il mio sogno è quello di poter lavorare, prima o poi, per National Geographic, questa modalità permette di farmi conoscere e soprattutto di fare molta esperienza.

 

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Com’è andata dunque questa esperienza?

 

L’esperienza è stata singolare e formativa, di fatto ogni giorno imparavo qualcosa in più dell’Islanda. Ho avuto modo di confrontarmi con me stesso e confermare alcune mie caratteristiche: sono testardo. Quando inizio un qualcosa, la porto a termine. Durante il cammino ero molto concentrato sulla direzione da seguire e mi godevo quella sensazione di libertà data dalla natura intorno a me. Quando era ora di entrare in tenda e mettersi dentro il sacco a pelo, non passava nemmeno un minuto che stavo già dormendo.

 

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Durante il tuo viaggio hai vissuto qualche avventura particolare?

 

L’avventura in se è stata davvero singolare. Ci sono stati molti momenti duri, causati per esempio dal fortissimo vento (20m/s) che ostacolava il mio cammino, oppure la tempesta di sabbia che non mi permetteva di tenere gli occhi aperti, ma anche l’incessante pioggia che mi ha perseguitato rallentandomi e rendendo l’estremo trekking ancora più estremo! Ma, erano tutte condizioni meteorologiche più che probabili, me l’aspettavo, anzi quando alla sera c’era silenzio e la tenda non veniva più agitata dal vento era quasi preoccupante… come si suol dire, fa parte del gioco. E allora mi sono divertito a giocare.

 

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Hai già pronta la valigia per un altro viaggio?

Zaino già pronto per la prossima avventura, anche se ancora non so dove mi porterà!

 

Vista la tua educazione universitaria nel settore del design, viene da chiederei cosa significhi questo viaggio per te…

Un’altra bella avventura è stata quella universitaria. Durante i miei studi ho potuto imparare a progettare oggetti, artefatti grafici, siti web e fare video, e ho imparato davvero cosa significa “comunicazione”: tutte cose che mi sono tornate utilissime anche per Frostscape. Il designer, però, non è solo un esecutore, ma deve sviluppare delle capacità che permettono di pensare in modo creativo, o in modo “laterale” come diceva sempre uno dei miei docenti! Mi sono reso conto che il design non è la fine di un processo, ma è il mezzo col quale si procede a ideare e realizzare una cosa, quindi so che, qualsiasi cosa deciderò di progettare in futuro, avrò i mezzi e le capacità per poterlo fare. La decisione di creare Frostscape ha decisamente risentito della mia formazione universitaria.

 

Che cosa farai adesso? Cosa ti immagini per il futuro?

 

Adesso sto lavorando ad alcuni progetti nati dal rientro e dalla conclusione di Iceland15. Per il resto “lo scopriremo solo vivendo” come cantava il grande Lucio. L’importante è provare e riprovare a seguire le proprie passioni.

 

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Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.

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