Tutto quello che c’è da sapere sulle coltivazioni digitali in casa

In un futuro non troppo lontano, il concetto di ‘chilometro zero’ sarà passato di moda. Quella che oggi sembra una scelta alimentare responsabile – preferire il cibo prodotto localmente a quello che arriva da lontano – cederà il passo a una nuova realtà: la produzione iperlocale. In parole povere, coltivare e raccogliere piante commestibili tra le mura di casa.

 

Si chiamano anche sistemi di indoor growing, e sono quelli che ci permetteranno di coltivare il cibo su Marte e altri pianeti. Luci artificiali, colture idroponiche e sensori intelligenti faranno crescere le piante che mangiamo a pochi metri da noi. Quando tutto questo sarà realtà, il cibo fatto in casa assumerà un significato completamente diverso da quello di oggi.

 

Anche se le coltivazioni indoor non sono ancora in grado di fornire una dieta completa, sono senza dubbio un fenomeno che va oltre le stampanti 3D applicate in cucina. Per quanto innovative, le macchine stampa cibo come Foodini hanno bisogno di ingredienti di partenza più o meno classici: impasti, succhi di frutta e sostanze gelificanti.

Ma a che punto siamo con le piante coltivate in casa?

Tra i sistemi di home growing c’è l’italiana MEG: è una serra intelligente controllata da smartphone che, grazie a una campagna di crowdfunding, parteciperà all’iniziativa Hack the Expo. Il progetto è completamente open-source: significa che potete costruire MEG con le vostre mani – e un po’ di attrezzi da maker.

 

Se invece preferite lasciare tutto in mano ai computer, affidatevi a Cool Farm. È un sistema di controllo dotato di hardware e servizi cloud per gestire colture idroponiche su piccola e media scala. Un po’ come Niwa, un sistema automatico per coltivare le piante senza l’utilizzo di terreno tra le mura di casa.

 

Il tedesco Infarm, invece, è un progetto a largo respiro che coinvolge creativi, designer, artisti e biologi sul tema dell’indoor growing e della sostenibilità. Il suo obiettivo è quello di aiutare le persone a coltivare microgreen – delle piante in miniatura – e creare nuovi network di agricoltori domestici.

 

http://www.growmeg.org/

 

Il settore dell’indoor growing è sempre più diffuso, tanto da guadagnarsi una vetrina dedicata su Amazon. Ma nella jungla domestica c’è spazio anche per aziende che investono su prodotti di fascia alta, come le costose lampade LED professionali di Intelligent Light Source. Far crescere il vostro prossimo pranzo sarà un’impresa epica.

 

La verità è che dovrete concentrarvi sul perché – piuttosto che sul come – state coltivando piante commestibili in casa. Vedetela così: se l’agricoltore dietro casa è l’icona del chilometro zero, i sistemi di indoor growing vi renderanno i pionieri del ‘sotto zero’, il cibo prodotto a meno di un chilometro dalla vostra cucina.

 

Non si tratta più di scegliere tra biologico, convenzionale e OGM. Piuttosto, sarete voi a decidere come integrare il vostro cibo con nuovi alimenti. Immaginate di abbinare una fetta di formaggio IGP con i germogli di soia coltivati in casa, alternandoli con Soylent, il preparato in polvere a base di nutrienti che sostituisce completamente un pasto. È fantascienza alimentare.

 

La verità è che stiamo tornando tutti alle fattorie. Accade per il semplice fatto che le città in cui viviamo stanno riscoprendo l’agricoltura urbana, in tutte le sue forme. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, le terre coltivate a livello urbano e periurbano coprono 68 milioni di ettari in tutto il mondo. Certo, con 1 miliardo di ettari i campi periferici sono ancora la nostra fonte primaria di cibo, ma le serre verticali e le coltivazioni indoor cambieranno le cose. Anche su questo pianeta.

Credits: NAIT Culinary Arts/Flickr | MEG
Scritto da Lorenzo Mannella
Science writer, fixer e comunicatore. Faccio troppe cose, e ne vedo ancora di più. Seguo i progetti Horizon 2020 in agricoltura sostenibile per l'Università di Modena e Reggio Emilia. Scrivo anche per DailyBest. Amo la fantascienza perché è molto reale.

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