#TheMarketOfIdeas la candid che rivendica il valore dei creativi. Perché le idee si pagano, non si assaggiano! Di @LadyDPC

Se qualcuno mi domandasse: “Qual è il tuo lavoro perfetto, il tuo perfect job?” La mia risposta sarebbe: “Quello di Marta”, perché mio nel mio cassetto dei sogni c’è sempre stata una telecamera, il mio regalo per i 16 anni.

Quando ho conosciuto Marta sono rimasta terribilmente affascinata dal suo lavoro, dal suo mondo e dalla sua esperienza, da giornalista a produttrice, se così si può definire. Quando poi mi hanno raccontato delle web series che ha ideato ormai già #10 anni fa (quando nessuno sapeva nemmeno cosa fosse una web serie) tutte le mie idee abbozzate di un qualsivoglia storyboard sono state spazzate via un nano secondo.

Sul più bello è arrivato #TheMarketOfIdeas l’ultimo video prodotto per Fasten Seat Belt e Ready2Fly, che ha girato dopo il successo delle “Fake questions” alle blogger durante la settimana della moda. #TheMarketOfIdeas è un video candid che fa riflettere sul mondo della creatività attraverso una candid camera registrata tra i commercianti di Milano. L’attrice si rivolge ai negozianti proponendo loro di testare i prodotti decidendo di pagarli solo se soddisfatta. Ovviamente nessun negoziante ha accettato, ma non vi voglio rovinare la sorpresa, vi consiglio di vedere il video fino alla fine e di leggere le risposte di Marta riguardo al suo lavoro perfetto.video creativi 3

TPJ: Ciao Marta, per questa prima domanda ti chiedo una risposta come se a portela fosse tua nonna: qual è esattamente il tuo lavoro?

M: Ciao nonna! Riassumerlo in poche parole è difficile: concept building. Una sorta di evoluzione dell’art direction, in cui però devi anche inventarti l’idea. Faccio la giornalista da trent’anni, nel 2015 ho fondato una casa di produzione, la Dar – dot any road, per fornire contenuti a ogni media, con particolare attenzione a quel gigantesco – e poco controllato – contenitore che è internet. Ma lavoro anche con stampa e tv. Da sempre mi ritrovo a fare consulenze gratuite, a regalare idee, a partecipare a gare che a volte – troppo spesso, in verità – non hanno nessun vincitore. I brand chiedono progetti, chiamano a raccolta diverse professionalità per richiedere pareri, copywriting, slogan, campagne adv, format e quant’altro. Il più delle volte mettono a confronto storyboard e concept di pari validità, ma tra i quali uno solo vedrà davvero la luce. E gli altri?

TPJ: Quindi, se ho capito bene (chiede la nonna), una gara non è un semplice preventivo, una gara è praticamente realizzare un test di quello che poi sarà il servizio che i creativi andranno ad offrire?

M: Ogni creativo singolo, e ancora di più ogni agenzia creativa, deve affrontare a sua volta un budget di spesa per partecipare a una gara. Le gare comportano un introito solo se vengono vinte.

Altrimenti, la sfida sostenuta sarà una voce di spesa senza ritorno. Quando la gara consiste in un video, si realizza un vero mock up, una specie di prova di quello che si andrebbe a girare in caso di vittoria. In alcuni casi si montano spezzoni selezionati per dare l’idea del prodotto finale, il che comporta un grande sforzo di ricerca e di editing, ma altre volte si è costretti a far partire un’intera produzione, con le voci di costo di ognuna delle figure professionali coinvolte nella realizzazione di un filmato, dal fonico agli attori. Per non dire del materiale.

A gennaio, mentre eravamo in gara per un progetto, Gianluca di Fasten Seat Belt mi ha lanciato la sfida di pensare a un nuovo virale, sulla scia delle Fake Questions, per “denunciare” questa condizione, per dire STOP ai progetti “on spec”.

video creativi 2

TPJ: La cosa che continua a stupirmi del video è la reazione dei commercianti milanesi alla vostra proposta di “test”. Per loro è una proposta indecente, per i creativi invece è la quotidianità. Mi spieghi meglio il significato del gergo “On Spec”?

M: “On spec” sta per “on speculation”, una definizione anglosassone che stigmatizza il “mettere alla prova” qualcosa prima di decidere se investirci denaro o meno. Praticamente è come chiedere “vediamo cosa sai fare” al creativo che chiami in causa, mettendo alla prova le sue capacità. Ma se il suo nome ti è venuto in mente, in realtà sai già che è il tipo di persona di cui hai bisogno, quindi dovresti proporgli un budget per elaborare il progetto che chiedi.

Lavorando quotidianamente nella comunicazione, nell’immagine, nell’editoria e nella pubblicità, abbiamo deciso di dire NO all’ON SPEC. Perché dire no all’On Spec significa costringere gli interlocutori, siano essi grandi brand o singole persone fisiche, a credere nel nostro lavoro, a scommettere sulla creatività che noi siamo in grado di dimostrare, senza “assaggiarci”, avendo il privilegio gratuito di avere a disposizione diverse idee per un solo progetto, per poi pagarne una sola.

Le agenzie creative vivono dei loro progetti. Ma troppo spesso si tratta di progetti che nascono sulle ceneri di altri, o che per vedere la luce devono necessariamente spegnerla su altri altrettanto validi, che non verranno mai ripagati.

Se andiamo al bar Jamaica e vogliamo un Bloody Mary, lo paghiamo prima di berlo o, al più tardi, quando ancora sentiamo in bocca il sapore del pomodoro fresco. Se vogliamo leggere una rivista, la acquistiamo. Se qualcuno vuole da noi un’idea, deve pagarla prima di vedersela sottoporre, perché per elaborarla serve tempo e denaro. Sono entrambe voci di costo.

video creativi 1

TPJ: Secondo te, per concludere, qual è il messaggio fondamentale che il vostro video vuole comunicare?

M: Il messaggio fondamentale è racchiuso nelle risposte degli intervistati dalla nostra attrice, Martina De Santis. Sono le parole “rischio” e “fiducia”. Ogni volta che andiamo al cinema ci informiamo, guardiamo il trailer, leggiamo le recensioni, ma poi quando entriamo in sala stiamo accettando il rischio che i soldi del biglietto siano o meno spesi bene, che il film ci piaccia e il regista e gli attori non ci deludano. In quel momento stiamo dando fiducia e correndo il rischio.

“Faccio questo lavoro da 24 anni, se ti mentissi non ti rivedrei più, giusto?” dice il pizzicagnolo nel filmato: l’esperienza ha un valore, tanto quanto la professionalità di un creativo, a cui non conviene deludere un cliente. Per questo darà sempre il massimo per renderlo felice. Davvero ci sentiamo un supermercato delle idee. Ne abbiamo di tutti i tipi, ma ognuna ha e deve avere un prezzo.

Scritto da Diana Piemari Cereda
Ama scrivere di made in Italy e storie di successo tricolori. Laureata in economia con specializzazione in aziende creative, preferisce Word ad Excel. In continua lotta con gli editor perché fermamente convinta che ci voglia uno spazio prima del punto di domanda. Ha fondato un network di giovani professionisti del digitale chiamato SUKA CREW.

Lascia Un Commento