Sitòn: libellule ai piedi per donne che camminano molto, di @idranaz81

Barbara Jovino_Siton VeneziaNascere in una famiglia che da generazioni porta avanti con passione un mestiere può essere una fortuna. Ma l’importante è saperla cogliere, metterla a frutto e farla durare nel tempo. Barbara Jovino, veneziana, ha fatto sua l’esperienza di famiglia per innovare, inventare, creare la sua identità e dare un futuro alla ricerca della qualità che, da sempre,  ha contraddistinto il lavoro dei suoi genitori.

Barbara è l’ideatrice di “Sitòn“, un brand di calzature ispirate alla storia e alla manifattura veneziana. Sitòn, in dialetto veneto, vuol dire libellula: un nome che evoca leggerezza e libertà. I suoi genitori, in Veneto, sono titolari da tre generazioni di alcuni negozi storici di calzature “La Parigina”. Nel 2007, Barbara ha deciso di investire in suo progetto personale, totalmente Made in Italy, rivolto alle donne che camminano molto – come le veneziane, naturalmente – e che vogliono indossare calzature di qualità.

Fin da piccola ho frequentato le sfilate e le fiere di settore con la mia famiglia, che mi ha trasmesso la passione per la moda e le calzature in particolare. Da adulta, ho voluto mettermi alla prova con un’attività tutta mia: un marchio che esprimesse uno stile giovane e puntasse sulla qualità – racconta Barbara Jovino – dopo il liceo artistico e durante l’Università di lettere ho frequentato un corso di design di calzature nella Riviera del Brenta”. “Negli anni dell’università aiutavo i miei genitori in negozio, anche consigliandoli negli acquisti, analizzando e valutando i campionari. Avevo già le idee abbastanza chiare su ciò che mi piaceva: quali linee, colori, materiali. Poi un giorno mi sono detta: ‘Perché non creare un marchio tutto mio?’. Ero consapevole che solo provando a farlo avrei saputo se potevo esserne davvero capace!”
Sitòn Venezia

 

E così Barbara ha cominciato, disegnando “quattro sandaletti” in stile Positano…e li ha realizzati. Da lì è cominciata l’avventura Sitòn: le scarpe di Barbara nascono dai suoi disegni e vengono realizzate in un laboratorio artigianale della Riviera del Brenta, patria veneta della calzatura.

 

Sitòn Venezia
“La qualità è per me l’aspetto più importante per far crescere il mio brand: investire nella qualità dei prodotti è una forma di rispetto nei confronti del cliente, oggi più che mai. In questi anni ho fatto molti sacrifici, sono tempi difficili per tutti ma l’importante è non mollare, non cedere alla bassa qualità per il profitto”. “Dalla scelta delle pelli ai dettagli più piccoli, come gli accessori, dedico sempre molta attenzione: non riesco a fare altrimenti. È in questo che noi italiani ci distinguiamo sempre, o sbaglio?” “Viva l’Italia e viva in Made in Italy, andare avanti con onestà è l’unica carta che dobbiamo sempre giocare“.
Sitòn Venezia

 

Le calzature di Sitòn hanno successo in Italia ma soprattutto all’estero. Barbara è spesso e volentieri in aereo per partecipare a fiere e sfilate internazionali. La clientela straniera è principalmente russa ma grazie al servizio di e-commerce che offre attraverso il suo sito, le sue calzature arrivano ai piedi di donne di tutto il mondo.
Sitòn Venezia
“Credo sia importante che parta proprio da noi giovani l’impegno per salvaguardare la tradizione italiana di qualità e per promuoverla oltre confine. I primi anni ho cominciato con pochi negozi che hanno dato fiducia al mio brand e che oggi continuano ad acquistarlo, a questi, negli ultimi anni, si sono 
aggiunti altri negozi e importanti grandi magazzini internazionali”.

Sitòn Venezia

L’obiettivo è andare avanti senza abbassare la qualità. Mi piace ricordare da dove sono partita, sapere dove sono arrivata grazie a tutte le persone che collaborano con me e, insieme a loro, guardare avanti per portare Sitòn a crescere ancora!”

Scritto da Silvia Zanardi
Felicemente giornalista professionista freelance, mette la libertà di movimento al primo posto. A Venezia, ha fondato il blog storiedichi.com per raccontare storie di persone che fanno bene il proprio mestiere. Ogni momento è buono per prendere un aereo, ma ritiene che i viaggi migliori siano quelli che facciamo in "casa": nelle periferie delle nostre città e, soprattutto, dentro noi stessi.

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