Quello che i personal trainer non dicono. Confessioni anonime tra squat e tapis roulant, di @Michele_Pagani_

Lo sport rappresenta per la maggior parte di noi un’occasione per rimanere in forma, scaricare lo stress, divertirsi o semplicemente distrarsi. Succede al sottoscritto che, dopo il lavoro, la sera, deve sfogarsi con una corsa o con una partitella a calcetto. E succede certamente anche a voi.

Tuttavia, vi siete mai chiesti di come ci veda chi lo sport lo vive da professionista? E non parlo degli atleti, ma parlo dei personal trainer, che ci guardano faticare, ci correggono la postura, ci danno consigli di alimentazione e diventano quasi degli psicologi, tra uno squat e un piegamento. Perché è scientificamente provato: la fatica ci toglie la maschera che indossiamo, ci rende più vulnerabili e al tempo stesso più sinceri; ed è per questo che il personal trainer diventa un amico intimo, quasi un santone da cui sentirsi dare consigli di vita.

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Ecco un po’ di storie che alcuni professionisti del fitness hanno acconsentito a condividere, in modo rigorosamente anonimo. Buon divertimento!

Capita spesso che arrivi il tizio lampadato, in abbigliamento super tecnico, a dire che vuole un personal trainer perché “gli allenamenti in sala sono da sfigati”, ma sotto sotto nemmeno il PT gli basta. E allora fa di tutto per farti capire che è più bravo di te: ironman, triathlon, decathlon, snowboard, maratona e sci di fondo. Però poi, alla fine, basta fargli fare due minuti di esercizi a corpo libero per farlo scoppiare.

Beh, ci sono le donne, quelle allenatissime e fisicate, che vogliono esclusivamente un uomo come allenatore. Motivo? “Sono talmente allenata che una donna non è in grado di seguirmi”. Sottotitolo: “Sì, ho un secondo fine”…

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Un grande classico è la ragazza sovrappeso. Ce ne sono di due tipi: quella che si iscrive, si impegna e ci mette davvero il cuore, raggiungendo ottimi traguardi. E poi c’è l’altro tipo: quella che si iscrive e in palestra ci va solamente tra uno spuntino e l’altro, fregandosene delle indicazioni del proprio PT. Ecco, si fa vedere due volte, con outfit completamente nuovo e un po’ largo, per nascondere le curve e poi sparisce per tre mesi.

Le peggiori sono quelle che vanno in fissa e ti prendono per un consulente: messaggi in Whatsapp in piena notte, chiedendo cosa mangiare per spezzare la fame, telefonate nel bel mezzo della cena, fotografie di alimenti ed abiti per il matrimonio, con sotto scritto “Come sto?”.

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Io citerei quelle che ululano come se stessero partorendo, ad ogni movimento, tirandosi addosso gli occhi di tutta la sala. Loro, fanno finta di nulla, mentre io trattengo a stento la risata.

Ci sono due tipi di allievi: quelli che, sentendosi totalmente a loro agio fin dal primo giorno, ti dicono “questo allenamento fa schifo!” senza il minimo problema. E poi ci sono quelli che ti prendono come mito assoluto: potresti tenerli ore a fare la lezione più noiosa del mondo, che ti dicono “grazie mille, è stato stupendo!”.

Io citerei le coppie: di fidanzati, che vogliono fare sempre tutto insieme e di solito lei è molto più allenata di lui. Oppure coppie di amiche: vengono e, dopo qualche giorno, una si scopre più brava dell’altra e vuole sbolognare l’amica perché “la rallenta”. Il compito di farlo, ovviamente, spetta a me.

Signore over 50, che fanno una fatica micidiale ma alla fine ogni pretesto è buono per parlare, per prendere fiato e fare un po’ di pettegolezzo. E allora via, con “lo sai che il cugino della ragazza bionda” ecc.

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Io citerei alcune frasi che mi sono sentito dire: “possibile che io non abbia gli addominali?” o “il giorno dopo non ho avuto dolori: vuole dire che non ho lavorato”. O ancora, cosa molto imbarazzante, “mobilizzando il bacino posso migliorare le mie performance sessuali? Dai, forza, insistiamo con lo stretching lì”.

È vero, la fatica ci toglie ogni maschera. E tu, che tipo di allievo sei, sotto la maschera?

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.

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