Può un materiale regalare un’emozione? Ce lo racconta la Material Specialist Gaia Crippa. Di @marcelloziliani

“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Questa è stata la chiave di volta che ha spinto Gaia a trasferirsi a Londra, mettersi in gioco e conoscere così Chris Lefteri, uno dei più grandi esperti mondiali di materiali. 

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Ciao Gaia, che piacere sentirti!
Prima di entrare nel vivo della nostra intervista, ti andrebbe di spiegare ai nostri lettori chi sei?

Ciao a tutti lettori di The Perfect Job! Sono Gaia Crippa, ho 30 anni e sono nata in un paesino in provincia di Bergamo. Ora da quattro anni vivo nella dinamica e uggiosa Londra. Ho sempre seguito la mia passione senza mai perderla di vista e ora sono Materials Specialist e CMF Designer (Colors, Materials, Finishes) presso lo studio di Chris Lefteri.

 

Quale passione?
Per i materiali con cui è fatta ogni cosa che ci circonda. Praticamente mi occupo di ricerca di nuovi materiali, colori e tecnologie innovative affinché un oggetto trasmetta emozioni. Un qualsiasi prodotto è ben progettato nel momento in cui comunica e trasmette emozioni a chi lo utilizza. Parte fondamentale per la riuscita di un progetto è quindi la scelta del materiale, della finitura, del colore giusto. Ecco, io mi occupo di questo.

 

Da cosa nasce questa tua passione?
Beh, sicuramente dal mio percorso di studi. Ho frequentato il Politecnico di Milano laureandomi inizialmente in ergonomia per poi specializzarmi in progettazione e ingegnerizzazione del prodotto industriale.
Diciamo che l’ergonomia t’insegna a “progettare bene” creando un beneficio nel consumatore, mentre l’ingegnerizzazione del prodotto ti insegna a considerare aspetti molto più tecnici. Fin dai primi anni di studio ho capito che i materiali avevano un valore aggiunto, in grado di creare più o meno soddisfazione nel consumatore.

 

Se non sbaglio questa tua passione è stata anche argomento della tua tesi di laurea specialistica.
Esattamente! La mia tesi di laurea ha indagato la possibilità di misurare le emozioni all’interno di un prodotto. Certamente parlo di emozioni ben diverse da quelle che comunemente si è abituati a pensare e non di certo così forti come quelle che si provano nelle relazioni personali. Diciamo che, dopo due anni di magistrale passati a pensare ad aspetti puramente tecnici, ho volutamente deciso di affrontare con la tesi l’intangibilità di un tema come questo.

 

Cosa ne è emerso?
Che il senso del tatto è quello più importante e che regala emozioni molto più forti anche della vista. Il tatto in fin dei conti è il tramite tra utente e oggetto capace di creare un collegamento, un’emozione, unica e personale.

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Quindi da un punto di vista progettuale è meglio prediligere un materiale piacevole al tatto piuttosto che piacevole alla vista?
Dipende dal grado di interazione che avrai con questo materiale.
Un esempio: con un televisore le interazioni tattili che avrai saranno limitate, mentre il senso della vista andrà massimizzato. Viceversa, se parliamo di un oggetto con cui interagisci fisicamente tutti i giorni, il volante di un’automobile, le chiavi, un telefono o il telecomando del televisore stesso, esaltare l’esperienza tattile vuol dire creare una forte connessione tra l’oggetto e il consumatore.

 

Cos’hai fatto finita l’università?
Finita l’università ho iniziato a lavorare in uno studio di architettura specializzato in arredamento. Mi sarei dovuta sentire fortunata avendo trovato un impiego da neolaureata, invece volevo scoprire il mondo. Ho iniziato a collaborare con il Politecnico di Milano sempre nell’ambito dei materiali, ma c’era una frase che mi continuava a tornare in mente (forse una reminiscenza delle scuole medie): “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Ho così presto deciso di trasferirmi a Londra per frequentare dei corsi di lingua inglese. Uscire dalla mentalità italiana mi ha permesso di incontrare Chris Lefteri che per me era sempre stato un esempio da seguire. Il suo metodo progettuale parte dalle emozioni che può e riesce a trasmettere un materiale.

 

Di cosa ti occupi di preciso?
Il mio lavoro dipende molto dai progetti che lo studio ha al momento. Facciamo consulenze sia per aziende che per studi professionali, ampliamo librerie di materiali per progettisti, ricerchiamo sempre e costantemente nuovi materiali e tecnologie per essere sempre aggiornati. Ah, dimenticavo una cosa molto importante: facciamo anche molte ricerche sui trend futuri.

 

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In che senso trend?
Cerchiamo di fare previsioni future sull’andamento del mercato e spesso e volentieri non necessariamente il futuro è sinonimo di tecnologia più spinta. Dipende molto dai settori.
Per esempio: nell’arredo il mercato si spinge sempre più verso materiali e finiture tradizionali, con largo uso del legno e ricerca di finiture metalliche dal sapore artigianale.
Nell’automotive invece è tutto il contrario, la tendenza è sempre più orientata verso un sistema di guida driverless. Pensa che sono appena tornata da San Francisco dove ho visto due Google Car.. beh.. io il conducente non l’ho proprio visto!

 

E in che modo ti tieni aggiornata?
La conoscenza di materiali è una conoscenza che si costruisce giorno per giorno. Analizziamo le tecnologie attuali cercando di capire quali saranno quelle del futuro. Leggiamo e facciamo molta ricerca tramite blog, fiere, materioteche e un continuo e costante contatto con i fornitori.

 

Che relazione c’è tra la ricerca che sviluppate, il ventaglio di materiali che suggerite e la reale applicazione di uno di questi?
Questo è molto vario e dipende moltissimo dalla durata dei progetti e dalla messa in produzione del prodotto. Nel momento in cui il tempo di produzione di un oggetto è di un anno le ricerche che noi facciamo si basano su materiali disponibili a stock. Per progetti con scadenze più lunghe, parlo anche talvolta di 5-10 anni, lo scenario spesso cambia nel corso del tempo e questi sono, sinceramente, gli scenari più difficili ma anche più affascinanti. È qui che subentrano attente analisi di trend.
I progetti che preferisci?
Quelli dove mi è possibile proporre materiali e tecnologie abitualmente utilizzati in un altro settore. Certo, sono i più complicati da vedere realizzati, perché gli investimenti per un produttore sono elevati, ma la soddisfazione è direttamente proporzionale.

 

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Due ultime domande. La prima: qual è il tuo materiale preferito?
Diciamo che prediligo materiali che offrono una spiccata esperienza tattile e hanno una finitura interessante.

 

Il materiale ultimamente più gettonato?

Non posso dirtelo 😉

 

 

Scritto da M. Ziliani & J. Signaroli
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale all’università di San Marino. Jennifer Signaroli è designer freelance. Collabora con Marcello Ziliani per il quale svolge attività di ricerca, comunicazione, coordinamento e progettazione.

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