Oculus Rift e le nuove frontiere del giornalismo, di @Trumphy

Quando nel marzo del 2014 Facebook ha acquistato per 2 miliardi di dollari la tecnologia Oculus Rift, sembra essersi riaccesa -dopo quasi 30 anni- la passione per la realtà virtuale.

Per il CEO di Facebook, Oculus sarà la prossima grande piattaforma dopo la telefonia mobile.

oculus

 

Oculus Rift è nata per opera di Palmer Luckey che nel 2012 avviò una campagna su Kickstarter con un preciso obiettivo: auto-finanziare una versione moderna della realtà virtuale così miseramente fallita negli anni ‘90.

 

Il successo che sta ottenendo è enorme, al punto che sono già stati venduti quasi 100 mila dispositivi sebbene si tratti ancora di un prototipo e non del modello definitivo.

Ciò ha creato alcuni problemi nella produzione che possono essere superati solo con il sostegno di un colosso come Facebook.

Ma la realtà virtuale non è solo videogioco.

 

Nonny De la Peña, giornalista ex corrispondente di Newsweek e collaboratore del New York Times, ha trascorso gli ultimi sette anni cercando di dimostrare che la realtà virtuale può e cambierà anche il giornalismo.

I suoi sforzi dimostrano che questa tecnologia è in grado di offrire un nuovo e avvincente modo di comunicare e informare i cittadini facendoli vivere l’esperienza di un ambiente simulato.

In fondo l’obiettivo del buon giornalismo è sempre stato quello di suscitare una connessione tra il pubblico e la storia, e quale modo migliore di ricreare la sensazione di essere sul luogo dell’evento?

De la Peña ha realizzato diversi documentari con la tecnica “immersive journalism” tra cui il Progetto Siria, sui bambini rifugiati -commissionato dal World Economic Forum- e Hunger in Los Angeles, un film sull’accesso alle banche alimentari negli Stati Uniti che ha debuttato al  Sundance Film Festival nel gennaio 2012.

“Inizia tutto con video, audio e fotografie e poi si comincia a ricostruire accuratamente l’evento con animazioni e modelli ambientali dei paesaggi. Tutto per creare un’esperienza in prima persona degli eventi”

spiega De la Peña che descrive il suo lavoro come giornalismo coinvolgente.

 

Il lavoro è sicuramente più impegnativo rispetto alle tradizionali squadre di reporting. Si lavora fianco a fianco con animatori, modellisti 3d e designer.

 Nonostante sia un lavoro giornalistico a tutti gli effetti, con la fatica e l’impegno delle grandi inchieste, De La Peña ha visto tante resistenze tra i suoi colleghi, convinti che il giornalismo non dovrebbe essere sperimentato su una piattaforma ancora così strettamente associata ai videogiochi.

La giornalista però riprende l’affermazione di Zuckerberg:

“Oculus Rift può essere molto più di una piattaforma per l’intrattenimento interattivo.”

Il calo di lettori di giornali e l’ascesa dei videogiochi nella cultura mainstream stanno cambiando il mondo del giornalismo, si creano nuovi spazi che danno la possibilità di utilizzare altri tipi di piattaforme per raggiungere un nuovo pubblico. Questo non può che essere un grande vantaggio per il mondo dell’informazione, specialmente quando queste tecniche incontrano il favore del pubblico.

 

De la Peña ha recentemente ricevuto finanziamenti per produrre nuovi documentari sia in stile tradizionale sia usando le tecniche di giornalismo coinvolgente.

Dopo tanti anni- afferma- è sorprendente quanto anche il giornalismo sia ormai in movimento verso nuovi orizzonti.

Scritto da Chiara Trombetta
Giornalista professionista e information designer. Una laurea in scienze e tecnologie della comunicazione prima e un master in giornalismo dopo. Appassionata e studiosa di nuovi media, tecnologia e comunicazione, ho collaborato con diverse testate online italiane. Mi occupo inoltre di realizzazione di video, infografiche per il web e per la stampa e architettura dell'informazione.

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