I “Nomadi Digitali” preferiscono la mobilità al posto fisso, ecco il nuovo modo di intendere il lavoro e fare i soldi, di @silviapagliuca

Si definiscono «pionieri di una nuova era», liberi di lavorare, viaggiando. Sono i Nomadi Digitali, i precursori dello smart working che in tempi non sospetti hanno preferito la mobilità al posto fisso. Così oggi, capitanati da Alberto Mattei, usano i social network per raccontare e raccontarsi.

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Si definiscono «minimalisti»: consumano meno e creano di più, «perché tutto ciò che conta – assicurano – è la passione». Così, le loro scelte personali sono diventate un sito www.nomadidigitali.it e un Manifesto: una dichiarazione d’intenti su ciò che sono e in cui credono. «Raccogliamo e raccontiamo le storie di persone che ce l’hanno fatta, che possano ispirare idee e suggerire nuovi percorsi personali e professionali» – spiega Alberto che grazie a un viaggio in Messico ha trovato il coraggio per cambiare. «Ho casualmente scoperto che nel mondo ci sono persone che riescono a vivere ovunque lavorando grazie a un computer portatile e una connessione a Internet. Ho deciso che quella sarebbe stata anche la mia strada e così è iniziata la mia avventura!» – racconta, aggregando sul portale servizi, risorse e app utili per chi sceglie di seguire la sua stessa strada. E dunque: l’elenco dei free wi-fi nelle città più importanti al mondo ma anche nelle piccole località, i principali siti di prenotazione, le destinazioni consigliate, le strategie per avviare la propria attività online e per vivere della propria passione.

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Sì perché, diventare un nomade digitale non è cosa da tutti: c’è chi, ad esempio, è tornato al baratto, mettendo a disposizione la propria professionalità in cambio di corrente elettrica, bagno, doccia e ovviamente connessione internet gratuita. È questo il caso di Armando e Mel, videomaker lui, esperta di social media, lei, che lavorano e viaggiano a bordo del loro camper Westfalia. «Il baratto è cominciato ancora prima di viaggiare in camper. Dopo aver lasciato definitivamente la Bulgaria, mi sono diretto verso Praga in Repubblica Ceca e a Brno, ho cominciato a barattare i miei filmati con un alloggio all’interno di ostelli. Una soluzione semplice che mi ha permesso di mettere da parte dei soldi (che poi sono andati nell’acquisto del camper). Cosi è stato successivamente anche a Praga e in molti altri paesi Europei dove, in cambio di un filmato, sempre ben accetto, siamo stati ospitati in ostelli, campeggi, B&B e agriturismi» – ricorda.

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E ancora: Sara, laureata al Politecnico di Milano in Design industriale, un curriculum invidiabile e (solo) una lunga fila di stage davanti a sé. Troppo poco per lei, che dopo un periodo a Londra, inizia a lavorare come web designer freelance. Il suo ufficio? In un pc. Non solo, forte della nuova libertà, parte per Playa del Carmen e scopre una nuova grande passione: lo yoga, ne diventa istruttrice e lo declina anche in questo caso online, aprendo il sito (seguitissimo) di videocorsi, la Scimma Yoga. Il tutto mentre si trasferisce a Bali, visita l’Oriente per mesi e infine, ritorna in Messico. «È come se mi fossi resa conto che esisteva un mondo intero da esplorare oltre alla vita stretta che mi ero costruita intorno» – dice di sé.

Oggi il suo progetto naviga a gonfie vele, ha inseguito un sogno, abbandonato la routine e scelto di vivere da nomade digitale.

 

 

Scritto da Silvia Pagliuca
Giornalista ventiseienne, nata a metà tra i grappoli toscani e le spighe lucane. Caparbia, curiosa e idealista, scrivo di lavoro, giovani e società per VanityFair, Corriere.it, Traveller (e anche un po' per me). Incuriosita dalla vita, appassionata dai cambiamenti, girerei il mondo per poi tornare (forse) sempre allo stesso punto. Per raccontare ed emozionare, ogni giorno, ancora un po’ di più.

There is one comment

  1. gianni

    Il vero nomade digitale è totalmente slegato dal territorio. Per cui la scelta del paese non è legata a motivi o occasioni di lavoro. Il ragazzo che baratta servizi professionali con alloggi a mio parere non è un vero nomade digitale. Posso girare il mondo offrendomi come cameriere, babysitter, lavapiatti o videomaker in cambio di ospitalità, ma non sarei un nomade digitale, Quello che fa di me un nomade digitale è il fatto di svolgere un’attività freelance interagendo con i clienti attraverso un computer e una connessione internet. Ossia il fatto di poterlo fare a New York come in Mongolia (ovunque ci sia Internet e non ovunque ci sia qualcosa da barattere).

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