Nel cuore di Milano abbiamo scovato una bottega di ombrelli fatti a mano, ecco quali sono i segreti per combattere la crisi. Di @eleonorami9

A Milano, lontano dalle vie del centro, si nasconde ancora un pezzo della bella Milàn . Sono andata a trovare Francesco, quinta generazione di ombrellai che con suo fratello Giorgio da 150 anni portano avanti con orgoglio una tradizione quasi scomparsa.

Appena arrivata Chino, così lo chiamano tutti, mi prende per mano e mi porta nella trattoria a fianco dove dopo tanto tempo risento il cameriere rivolgersi all’ospite con un bel “Sciur padrun da li beli braghi bianchi”. Polpette, caffè, amaro e torniamo in laboratorio.

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Qui in via Ripamonti ci siamo da un po’ di anni, prima eravamo in Porta Genova. Ma quella era un’altra epoca, una volta c’erano negozi solo di ombrelli e un centinaio di aziende artigiane. Ora, in tutta Italia, se ne contano sulla punta delle dita”. Noi siamo ancora qui, ed eseguiamo solo su richiesta del cliente, niente magazzino.

Per creare un ombrello tutto a mano si parte dal bastone da passeggio intero e sono necessari settanta passaggi, scegliendo bene il legno tra castagno, malacca, frassino, olivo e nocciolo e acero, finitura lucida oppure opaca.

Niente ferro in caso di asta metallica, solo ottone che non arrugginisce.

Da una parte del laboratorio gli uomini preparano il manico con un certosino assemblaggio di puntine, placca, doppia noce, cannola, molle, puntalino. Dall’altra parte le signore ritagliano gli spicchi di tessuto, li cuciono tra loro e li legano a mano fermandoli alle stecche.

Alla fine la scelta dell’impugnatura: pelli pregiate cucite a mano, madreperla, denti di facocero, se invece si tratta di ombrelli da caccia si utilizzano corna, parte di palchi di cervo e montone. Tutto termina con la stiratura a vapore, a ombrello aperto.

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Mentre mi mostrano il processo arriva Laura, moglie di Giorgio e porta orgogliosa con se l’ultima novità: cappelli e mantelle antipioggia, una meraviglia.

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Restiamo fedeli agli ombrelli ma ci piace sperimentare, e poi questi tessuti sono uno più bello dell’altro che usarli solo per ombrelli ci sembra un gran peccato.

Produciamo per tutte le più grandi aziende di moda e i negozi esteri più blasonati, ma non ti dico chi sono, che tanto lo sanno tutti.

E riprende Chino: E tutti sanno anche che dietro ci siamo noi, anzi adesso scusa che mi hanno appena suonato dei giapponesi che passano a ordinare dei parasoli in pizzo; c’è chi si ripara dalla pioggia e chi dal sole. Ripassa quando vuoi, mi sun chi.

Scritto da Eleonora Odorizzi
Cresce nell'immaginario transculturale austroungarico, assorbendone il senso estetico, il piacere dell’osservazione e l'attitudine al dubbio. Applica il metodo progettuale assunto durante la formazione come architetto, alla creazione di connessioni, applicando i metodi e le dinamiche del service e relational design in ambito turistico e culturale, operando con istituzioni e soggetti privati.

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