Make a wish, la prima caffetteria fai da te a Venezia. di @silviapagliuca

“Make a Wish – Esprimi un desiderio”: la filosofia di Luigi e del suo Handay, la caffetteria fai-da-te aperta tra le calli di Venezia, parte da qui, con il preciso obiettivo di coccolare il cliente catapultandolo una realtà accogliente e cosmopolita. «Perché se vogliamo che la gente spenda, dobbiamo renderla felice. Soprattutto oggi!» – spiega Luigi, ex sub-agente rivenditore di mobili, oggi neo imprenditore.

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Il cambiamento arriva pochi mesi fa, quando con la crisi gli affari nel settore arredamento iniziano a calare e la voglia di creare qualcosa di nuovo, qualcosa di unico e indipendente, diventa sempre più insistente.

«Sognavo di poter dare vita a un’ambiente internazionale, in cui ci fosse attenzione alla genuinità del prodotto: dal succo di frutta al cono gelato, tutto bio, tutto di qualità. Mangiare bene, scegliendo i prodotti migliori, è ormai un bisogno irrinunciabile, una vera e propria filosofia di vita – continua Luigi – In più, ho pensato di affiancare a questo il concetto del fai-da-te: entri e sei libero di servirti come meglio credi, i miei ragazzi sono pronti spiegarti come funzionano le macchine e qual è l’origine dei prodotti, ma poi potrai decidere tu come vivere il mondo Handay».

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Nonostante abbia aperto solo da sei mesi, infatti, Luigi ha già due dipendenti più quattro ragazzi che lo aiutano nelle giornate con maggiore affluenza, «ma – aggiunge – ho intenzione di assumere ancora altre persone, per tenere aperto il locale dalle 8 del mattino alle 24». Spuntano così grandi ambizioni: «Ho in mente Starbucks. È lì che vorrei arrivare – confida Luigi – lo farò mantenendo un’attenzione costante all’eccellenza delle materie prime e alla loro lavorazione, elementi che dovranno essere evidenti in ogni angolo del locale».

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Ecco dunque, la strategia di Handay: far respirare di buono ogni dettaglio, dai croissant di soia ai tavoli di legno chiaro. Si scopre, infatti, che i mobili sono firmati da una casa italiana, nota in tutto il mondo per i suoi prodotti di arredamento e design; le macchine del caffè, arrivate direttamente dal nord Europa, non sono in comodato d’uso, come solitamente accade, ma di proprietà; il logo è stato disegnato appositamente e la comunicazione viene seguita da un team di professionisti che si occupano sia dei canali tradizionali che del digital, da Tripadvisor a Instagram. «Oggi sarebbe impossibile fare a meno di questi strumenti» – precisa Luigi, spiegando come tutto ciò abbia significato per lui un investimento da 500mila euro. «È un grande rischio, lo so. Ma la gente mi sembra ben disposta, interessata e attratta da questo nuovo modo di intendere il commercio.

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E poi, il locale è come un bimbo, ogni giorno ha nuove esigenze e se vuoi che cresca bene, devi mettergli a disposizione gli strumenti migliori» – conclude.

 


Scritto da Silvia Pagliuca
Giornalista ventiseienne, nata a metà tra i grappoli toscani e le spighe lucane. Caparbia, curiosa e idealista, scrivo di lavoro, giovani e società per VanityFair, Corriere.it, Traveller (e anche un po' per me). Incuriosita dalla vita, appassionata dai cambiamenti, girerei il mondo per poi tornare (forse) sempre allo stesso punto. Per raccontare ed emozionare, ogni giorno, ancora un po’ di più.

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