Antonio Scarponi, un architetto che costruisce anche i contorni

Antonio Scarponi dacché lo conosco indossa una camicia rossa. Siccome io medesimo vesto sempre di blu è comprensibile la simpatia reciproca almeno per condivisione di valori, se non cromatica. Quando ci conoscemmo, qualche anno fa, aveva già messo su http://www.conceptualdevices.com/ il suo studio a Zurigo, lui romagnolo; aveva già studiato in posti prestigiosi e vinto premi, aveva progettato il trampolines e stava già lavorando a Eliooo che è un sistema idroponico domestico fai da te composto da pezzi che si comprano all’IKEA e che si montano seguendo le istruzioni del suo manuale finanziato con indiegogo.

 

Quando due settimane fa l’ho incrociato a Milano nel mezzo di un suo Wanderung fra Zurigo e Bologna aveva una camicia bianca ed ho capito che non era più il caso di tergiversare: gli ho detto che l’avrei intervistato e lui si è fatto compunto come gli architetti quando parlano con le ragazze o con gli ingegneri.

R: Antonio, sarà il periodo ma tu non fai solo l’architetto: so che sei attratto dalle possibilità di utilizzo di spazi urbani per la produzione di alimenti, sistemi offgrid, idroponici, acquaponici o in generale di coltivazione alternativa, quindi: che cosa fai ora? (sigaretta? sì dai)

A: Penso che oggi l’architettura non basti più a se stessa. Credo che non basti progettare un buon edificio, sostenibile, attento ai dettagli, etc, etc. Un architetto queste cose deve saperle fare, senza doverle poi pero’ rivendicare a tutti i costi come la grande innovazione. A me piace tentare di spingermi un po’ oltre.
Faccio un esempio: immagina un edificio che in 1000 mq produce 5 tonnellate di cibo fresco al giorno. Al momento stiamo realizzando il concept proof di questo “coso” a San Francisco che per me non è solo un affare che “cresce cibo in città” (sic, ndA), ma è un aggeggio che “cresce la città”. La cresce nel senso che crea posti di lavoro, riqualifica un quartiere messo male eccetera eccetera.

 

R: Tutto questo non è il mestiere tradizionale dell’architetto: da dove arrivi tu? che facevi prima? (ce li porta due caffè?)

A: Per molti aspetti io sono un architetto del secolo scorso. Sono uno che ragiona con le mani. Mi piace costruire e inventare i miei attrezzi. Io credo che molti architetti abbiano perso il piacere di fare. Paradossalmente le tecnologie di oggi favoriscono secondo me un ritorno a pratiche analogiche. Io credo che anche le archistar (termine orribile) appartengano al secolo scorso.
Recentemente non ricordo più per quale motivo, ho scoperto che prima nasce il termine “architetto” e poi, dopo, il termine architettura. Ecco, credo che ad essere in crisi non sia l’architettura, ma gli architetti.
In un modo o nell’altro sono figlio di questa crisi che dal mio punto di vista risale alla prima metà degli anni 80, ma e’ un discorso totalmente relativo.

R: E in questa crisi di metodo sei arrivato a dedicarti a temi che sembrano distanti dalla tua professione

A: Se ti riferisci al fatto che mi interessa l’agricoltura urbana, oltre alla moda, trovo una grande ingenuità sul tema della sostenibilità. Si parla di agricoltura urbana o di biodiversità e si pensa di cavarsela con un po’ di erbetta sul tetto o con dei grattacieli improbabili che si presume producano cibo e che nessuno potrà mai finanziare. Il cibo è una cosa molto seria. Sacra a me piace dire. Siamo arrivati ad un punto in cui serve intervenire radicalmente all’interno dei meccanismi di riproduzione della società. Il cibo è una di quelle cose veramente essenziali dal quale non si può prescindere.
Negli ultimi trent’anni la popolazione e’ raddoppiata passando da 3.5 a 7 miliardi. Trent’anni. Nel 2001 pubblicai una delle prima mappe del web. Era una mappa demografica, rappresentava gli utenti connessi alla rete. Io trovo che la nostra sia l’era della popolazione.
Nel 2001 mi sono occupato di reti. Ho fatto una tesi di dottorato sull’invecchiamento della popolazione che è direttamente connesso alla crescita demografica. Ora mi occupo in grande misura di cibo. C’è una agenda implicita in questo mio percorso, non so bene dove mi porti. In questo senso non procedo come lo farebbe uno scienziato ma come lo farebbe un architetto.

R: Mia nonna voleva che io facessi il dottore, tu come lo racconti alle persone quello che fai, come glielo spieghi senza che ti dicano: sì ma di lavoro?

A: Il problema e’ proprio questo. Io per semplificare dico:”faccio l’architetto”. E gli altri, puntualmente mi chiedono:” si, ma di lavoro?”.

12_RSC_111203_READYKEA_CATALOGUE

R: (anch’io senza zucchero, sì) Senti ma i tuoi clienti come ti trovano?

A:

Ti sembrerà strano, perlomeno a me lo sembra, ma ricevo mediamente una richiesta di pubblicazione di qualche rivista, blog o giornale almeno una volta alla settimana. Le riviste più disparate e a me più culturalmente lontane. Non parlo di riviste di architettura o design specializzate (il che sarebbe abbastanza normale e che naturalmente frequento). Ma riviste di moda o quelle che vengono orribilmente definite “femminili”: Elle, Marie Claire, persino Vanity Fair.
L’agricoltura urbana è al momento un po’ come il sesso per gli adolescenti. Alla fine non sono poi tanti quelli che se ne occupano in modo serio. Tutto sommato anche di committenti seri ce ne sono pochi. Un sacco di imprenditori mi scrivono per avere informazioni, per curiosità, per disperazione. E’ un momento davvero complicato. Nonostante tutto l’agricoltura rimane qualcosa di estremamente semplice. Questa credo sia la sua forza.

Hedron, microserra urbana

Hedron, microserra urbana

 

R: Te lo sarai sentito domandare: non potevi fare un bel concorso alle poste?

A: Si. Ma credo che non mi avrebbero nemmeno lasciato entrare. Spesso però penso ad aprire una pizzeria ma so che è molto faticoso perché davvero sono cresciuto dietro ad un forno della pizza.
Dicono che le gelaterie funzionano abbastanza però. Chissà.

R: Una gelateria in Svizzera dici: chissà.
Dài, ora mi spieghi questo colpo di testa della camicia bianca…

Scritto da Remo Ricchetti
Si veste poco perché predilige automobili scomode, musica soul ed alimenti crudi. Prometeico, si occupa di cose che voi umani, robe progettuali di macchine, implementa, insegna, cose così. Ha sempre desiderato un piano B. Traffica in perle per maiali.

Lascia Un Commento