Le Petit Grimaud, storia di un ape-cross che diventa una boutique dal sofisticato tocco provenzale , di @Idranaz81

Aprire un negozio, petit grimaud_the perfect job al giorno d’oggi, può essere un’impresa eroica. Avere una buona idea è fondamentale ma metterla in pratica, senza una sostanziosa liquidità, può rivelarsi difficile se non impossibile. Eppure c’è chi, come Sara Labadessa e Monica Crivellaro, sa mettere a frutto l’ingegno per realizzare un sogno e puntare sulla sua continuità.

La loro storia arriva da Padova e si riassume nella ricerca della professione perfetta. Dopo anni di lavoro dipendente nel settore dell’abbigliamento, Sara e Monica avevano voglia di mettere su un’attività tutta loro ma, scoraggiate dai prezzi degli affitti e dalle difficoltà di gestione di un negozio vero e proprio, hanno aperto una boutique ambulante, anzi…un’ape-boutique.

Proprio così: dopo un viaggio ispiratore in Provenza, sono tornate a casa con l’idea di comprare un ape-cross e di allestirlo a negozio di vestiti itinerante.

“Lo abbiamo acquistato da un ortolano che lo aveva utilizzato per soli sei mesi – raccontano Sara e Monica – Era tutto verde: un’azienda di allestimento per veicoli speciali ce lo ha ridipinto con i colori della Provenza e lo ha trasformato in un negozio open air su tre ruote“. “Lo abbiamo chiamato Le Petit Grimaud in onore di un paesino francese che si trova a pochi chilometri da Saint Tropez e che ci è entrato nel cuore”.

Le Petit Grimaud di Sara, 33 anni, e Monica, 43, gira tutte le settimane fra Padova e dintorni, e, come vuole la licenza comunale per le attività di commercio ambulante, non si ferma per più di due ore nello stesso posto. Il camerino viene allestito accanto alle tre ruote ma, spesso e volentieri, i clienti si provano gli abiti in vendita in magazzini di uffici o nelle stanze di altri negozi. “Quando ci fermiamo per le vie del centro di Padova o di altri paesini, i nostri amici commercianti mettono a disposizione i loro spazi per i nostri clienti”, spiegano.

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le petit grimaud_the perfect jobTre volte alla settimana (il lunedì e sabato mattina e il venerdì pomeriggio), le creazioni della boutique ambulante si possono provare fra le quattro mura di un piccolo negozio ad Abano Terme. “Non abbiamo un magazzino: i capi che portiamo in giro con l’ape e quelli che allestiamo nel negozio sono sempre gli stessi – dicono le innovatrici – In questo modo, abbattiamo notevolmente i costi di gestione e gli sprechi”.

I capi che Sara e Monica espongono sull’appendiabiti di Petit Grimaud sono proprio da boutique, così come lo sono i prezzi: la media va dagli 80 euro in su a capo.

Alta è la qualità dei tessuti, originale è il taglio dei modelli e imprevedibile la gamma degli accessori. Molti abiti in vendita hanno l’etichetta del marchio personale di Sara e Monica, “Avant Nous“: “Disegniamo noi la maggior parte dei modelli e li facciamo confezionare in un laboratorio di sartoria – spiegano le due imprenditrici – Altri capi li acquistiamo da rivenditori selezionati di brand francesi“.

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I colori pastello, lo stile dell’ape-boutique, gli abiti che svolazzano lungo le strade in estate e inverno, con un sottofondo di chiacchiericcio tutto femminile, fanno pensare allo shopping d’altri tempi. Sara e Monica hanno trovato il lavoro della loro vita tre anni fa e i risultati sono molto soddisfacenti: “Riusciamo a portaci a casa uno stipendio e ad avere un po’ di utili per re-investire nell’attività di anno in anno – spiegano – Siamo felici della nostra scelta, che abbiamo intrapreso con una buona dose di coraggio e anche di incoscienza“.

A proposito di costi ridotti al minimo e del fare tanto con poco, Le Petit Grimaud non ha un sito internet, ma solo una Pagina Facebook, in cui di giorno in giorno vengono comunicato gli orari e le sedi di vendita “itinerante”.

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Scritto da Silvia Zanardi
Felicemente giornalista professionista freelance, mette la libertà di movimento al primo posto. A Venezia, ha fondato il blog storiedichi.com per raccontare storie di persone che fanno bene il proprio mestiere. Ogni momento è buono per prendere un aereo, ma ritiene che i viaggi migliori siano quelli che facciamo in "casa": nelle periferie delle nostre città e, soprattutto, dentro noi stessi.

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