L’arte di Jupiterfab, tra murales e progetti sociali. @The_perfectjob

Jupiterfab considera l’arte un mezzo per accrescere il senso di comunità all’interno di un territorio e, nello stesso tempo, uno strumento, affinché le necessità e i bisogni della comunità stessa abbiano maggior voce.

37 anni, nato a Brescia, da 11 anni non vive in Italia ma, come tutti gli artisti, è un cittadino del mondo che è riuscito a fare della sua grande passione per la pittura, prolungamento di un amore iniziale per la scrittura, una professione. Dopo una laurea in Lingue, tanti lavori umili per pagarsi studi e casa, fa una rapida carriera professionale fino a ritrovarsi, quasi per caso, a soli 26 anni, responsabile della filiale spagnola a Barcellona di una famosa multinazionale, leader nella produzione di accessori per motocicli. L’artista riesce, nonostante la giovane età ed innumerevoli pressioni, a riorganizzarla a livello logistico e amministrativo, chiudendo l’anno con un aumento del 34% delle vendite.

Nonostante il lavoro sia molto interessante, le condizioni economiche molto buone ed il futuro professionale sempre più roseo, la sua vocazione artistica prende il sopravvento sul resto, tanto da indurlo a prendere una decisione drastica: occuparsi solo di arte. Chiude la porta dietro di sé e lo fa con forza, per evitare che lo potessero fermare e per evitare di tornare sui suoi passi.

Dopo questa esperienza lavorativa, lavora a tempo pieno nell’arte ed espone in qualche piccola galleria di Barcellona, evolve come artista e si avvicina sempre più all’arte sociale. Per questa ragione si trasferisce a Rotterdam, selezionato da varie residenze d’arte. Nel frattempo rifiuta per ben due volte il posto di direttore marketing Spagna Pirelli. In Olanda dà vita ad un progetto che comprende due murales, un libro e un video per rappresentare l’identità umana del quartiere di Charlois, una zona a sud di Rotterdam che vive grandi problemi di immigrazione ed integrazione.

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Ma la vita lo porta in un altro continente, a Toronto, dove inizia una collaborazione con due antropologi di fama mondiale: Simon Coleman e Valentina Napolitano, professori dell’università di Toronto, con i quali crea un progetto d’arte, e un dibattito internazionale, sulle comunità di immigrati e la loro la relazione con lo spazio urbano e la religione, in particolare con tre comunità: Italiana-Cattolica, Tamil-Indù, Caraibica-Pentecostale. I risultati di questo progetto sono un’istallazione di quadri e di suoni; Jupiterfab, rimasto affascinato dalla molteplicità dei suoni che ci circondano e, approfittando della grande amicizia con Andrea De Domenico, musicista e tecnico del suono, si cimenta anche nell’esplorazione di quel tipo di arte.

Dopo l’esperienza nord americana ritorna a Barcellona, dove tutt’ora vive da oltre tre anni, seppur continui comunque a viaggiare in vari Paesi del mondo, tra i quali Messico, Cuba, Togo, proseguendo la sua carriera artistica in vari progetti d’arte e

Il suo percorso artistico inizia con la pittura, pastelli a olio su carta, per aggiungere, dal 2004, l’acrilico su tela, e, dal 2010, i lavori su parete, che considera una parte molto importante del suo lavoro. Dal 2011 inizia a lavorare anche con il suono.

Ad oggi il suo lavoro si divide tra progetti sociali, murales e lavori espositivi.

Nei progetti sociali, lavora con comunità marginalizzate e gli strumenti d’arte che usa normalmente sono il murales, interviste sonore e documentari. Il progetto più complesso e ambizioso è senza dubbio Nowpoblenou, sul quartiere di Poblenou a Barcellona, durato ben 3 anni, dove ha studiato la transizione umana di un quartiere, che da anni vive vari processi di gentrificazione, che presto verrà rappresentatà in un lungometraggio.

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Notevole il murales di Atene, dove ha ritratto la cancelliera tedesca Merkel e il primo ministro greco Tsipras prossimi a baciarsi, ispirandosi a un famoso murales sul muro di Berlino. Degno di nota il lavoro sui moti indipendentisti catalani, promossi a gran voce negli ultimi anni dai politici locali anche al fine, ci racconta Jupiterfab stesso, di mascherare la loro cattiva gestione. In questo caso l’opera su tela installata nella strada non è durata più di una notte, perché rimossa con la

forza.

Nelle sue esposizioni abbina il quadro o il murales ai suoni. Il progetto a cui lavora da ormai molti anni si chiama In The city: From Black and White to Color in cui ritrae gruppi di persone, immortalate nella quotidianità della vita urbana,

“Rappresento la maschera che ognuno indossa, o per meglio dire la rimuovo per mostrare la tristezza e lo stato di malessere, anche a causa delle regole consumistiche e liberiste che si ripercuotono sulla vita, rendendola grama e superficiale, ci racconta Jupiterfab.

 

 

Il lavoro si basa sul concetto del contrasto, per esempio contrasto di colori: dipingendo tratti in bianco e nero e tratti a colori. La parte in bianco e nero inoltre mi serve per rappresentare l’iperrealismo del mondo, così reale da non esserlo. Un mondo “di fiction” in contrasto con la realtà degli uomini e dei loro valori.

Tutti i miei lavori sonori si basano sul fatto che oggi siamo bombardati da ciò che è visuale: foto, pubblicità film, ecc. e non poniamo attenzione a quanto udiamo. In città, per esempio, suoni e rumori possono rendere la nostra vita impossibile o aumentare il nostro livello di stress. Ciò dipende dalla somma dei suoni e dal loro livello di decibel. Racchiudo e dilato i suoni e i rumori di una città, giocando con lo spazio espositivo per avviluppare e intontire il visitatore. La combinazione di visivo e sonoro attira l’attenzione del visitatore, lo fa riflettere sulla vita e sull’importanza dei valori in un mondo sempre più effimero”, conclude Jupiterfab con un sorriso.

La sua pagina web è www.jupiterfab.com e potete seguire le sue attività anche su Facebook.

 

di Alberto Albertini

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Scritto da Guest
The Perfect Job collabora con autori che raccontano le storie di giovani artigiani, di chi riscopre i vecchi mestieri grazie alla tecnologia e di makers.

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