La musica vintage incontra il digitale: Brown Barcella ed il T.U.P. Studio

Da adolescente, strimpellavo il basso in uno pseudo gruppo punk, con cui improvvisavo schiamazzi cacofonici, colpi di batteria e randomici giri di chitarra nel sottotetto di un amico. Era la nostra sala prove: ci lasciava uno strano fischio nelle orecchie, che durava ore e ore, ed un sacco di sudore addosso. Quando ci suonavo, in quel profumatissimo angolo di soffitta, con i pantaloni sotto al culo e la t-shirt dei Rancid, mi immaginavo in un locale della Londra degli anni 70, davanti ad un pogo brutale, creste e “fuck the system”. Aprivo gli occhi e mi trovavo di fronte l’armadietto dei detersivi, la biancheria stesa e qualche foto del mio amico alla sua Prima Comunione, sulla mensola, di fianco alle bambole di porcellana.
Sarebbe stato bellissimo coronare i miei sogni. E invece, come spesso è capitato nella mia vita di passioni effimere ed entusiasmi ingiustificati, l’eccitazione è scemata, uccisa dal poco talento e -forse- dalla non troppo convinta voglia di diventare realmente un bassista punk. D’altronde, le ascelle le volevo profumate e “fuck the system” non sapevo nemmeno bene cosa stesse a significare. Però lo ammetto: ho sempre guardato a chi ha trasformato la musica in un lavoro con ammirazione, curiosità e rispetto. La musica è arte ed entertainment, una coccola da tempo libero, un modo nobile di spendere i soldi guadagnati con la fatica. Chi ne sa fare una professione, ce l’ha fatta: ha trasformato un momento piacevole in un modo per arrivare a fine mese. È un lusso per pochi, per chi ha talento, voglia di rischiare e dedizione. Brown è uno di questi. Basettoni, tshirt nera e jeans scuri, un sorriso contagioso ed una tranquillità rara. Ci siamo visti per una birretta sul lago, a pochi passi da casa sua. È stata una serata piacevole ed interessante, volata via parlando di musica e sogni. Ne è emersa questa breve intervista.

 

The Perfect Job:

Ciao Brown, come stai? Ci racconti in poche parole chi sei, da dove vieni e come trascorri le tue giornate?

Brown:
Ciao ragazzi, molto bene, grazie! Sono Bruno Barcella – in arte Brown – ed ho 26 anni. Sono di Sarnico (BG), lavoro a Brescia nel T.U.P. Studio (sono uno dei proprietari) e trascorro le mie giornate immerso nella musica, tra produzione, registrazione, live e djset.

 

The Perfect Job:

Quando comincia la tua avventura?
Brown:

Credo che tutto sia nato grazie a mio fratello Franz, che mi faceva ascoltare dischi Punk rock, Beat e Garage. A 14 anni comincio a suonare la batteria. Prendo lezioni da Arki Buelli, storico insegnante della zona, ed in pochi anni mi trovo a girare l’Europa (prima) e gli Stati Uniti (poi) con i miei gruppi, Snazzy Boys, con cui ci rifacevamo ai gruppi Punk rock Inglesi di fine anni 70, e Miss Chain and the Broken Heels,  band influenzata dai girls group e dal garage degli anni 60. Suono anche con Nikki Corvette a nome “Nikki Corvette & the Romeos”. Nikki è di Detroit e negli anni 70 frequentò  la scena punk newyorkese ed incise un disco culto a nome “Nikki & the Corvettes” uscito per Bomp (etichetta anche di Stooges, Devo, Black Lips e molti altri). Con tutti questi gruppi sono stato in vari studi a registrare dischi e da lì è nato il mio amore per tutto quello che accade in uno studio di registrazione e per tutta la strumentazione che racchiude (mixer, registratori a nastro, microfoni ecc…)

 

The Perfect Job:

E gli studi?

Brown:

Sono diventato ragioniere per comodità: la scuola, IGEA di Sarnico, era a 30 metri da casa mia e ciò mi permetteva di andare a lezione anche dopo essere tornato all’alba dai concerti. Una volta diplomato, ho frequentato l’Accademia EMIT di Milano, una fondazione che, grazie a fondi regionali, organizza corsi di ogni tipo, da “Olandese livello 5” a “Tecnico del Suono”. Era l’unica scuola che potessi permettermi: l’ho frequentata per 2 anni, direi senza trarne particolari benefici. Nel frattempo, ho sempre studiato la batteria. Vorrei tanto imparare a suonare il Piano e l’Organo Hammond, ma non ne ho ancora avuto tempo. Oltre al fatto che il suono mi piace molto, renderebbero la mia vita più comoda.

 

The Perfect Job:

E poi?
Brown:

Beh, una volta finito, ho incontrato Stefano Moretti dei Pink Holidays, (sostituito da Alessio Lonati – Le Case Del Futuro – nel 2012), che aveva aperto da poco con Pierluigi Ballarin (The R’S) T.U.P. Studio. Erano in cerca di un assistente e me l’hanno chiesto: sapevano più o meno cosa stavo facendo con i miei gruppi, conoscevano i miei gusti musicali ed il fatto che negli anni ero entrato in contatto con un sacco di band in tutta europa. Avrei potuto dare un valore aggiunto all’ottimo lavoro che avevano cominciato al T.U.P. Mi sono trovato talmente bene con loro che in neanche un anno sono diventato uno dei proprietari dello studio.

The Perfect Job:

Raccontaci meglio di T.U.P. studio.
Brown:

Come dicevo prima, T.U.P. nasce a Brescia da un’intuizione di Stefano Moretti e Pierluigi Ballarin. Volevano creare

uno studio moderno che avesse strumentazione e suono vintage, strumentazione analogica e digitale insieme: microfoni degli anni 60 e 70, registratori a nastro anni 70, convertitori digitali di nuova generazione…

Abbiamo persino un Neotek, mixer degli anni 70, che solo in due in Italia posseggono. È lo stesso utilizzato da Steve Albini di Nirvana e Pixies…

 

The Perfect Job:

Come mai questa scelta?
Brown:

Perché tutti i nostri dischi preferiti (dai Beatles ai Tame Impala..), sono stati creati con l’utilizzo di quella strumentazione. Poi sia chiaro: è l’artista che detta le regole e se un pezzo è valido puoi registrarlo anche col Karaoke ed esce una figata… Però la strumentazione aiuta. E poi, la nostra è anche una scelta strategica, per differenziarci. A Brescia ci sono 15 studi: se non hai piena consapevolezza di quello che fai e non sei in grado di dare uno stampo ed un suono veramente tuoi, è inutile sperare di poterci campare. La concorrenza basata sul prezzo è dannosa per tutti: noi preferiamo fare quello che ci piace, senza seguire particolari regole. È più facile che venga una band da molto lontano a registrare da noi perché sa che lavoriamo in un certo modo e con un certo gusto (quello che si può sentire sui dischi che produciamo) piuttosto che una band locale alla prima esperienza.

 

The Perfect Job:

Che clienti avete?
Brown:

Registriamo principalmente gente della scena indipendente italiana, dal punk rock al cantautorato al rock’n’roll. Parecchi sono locali, ma alcuni vengono da lontano: Olanda, Norvegia, Ungheria… Posso citarne qualcuno, giusto per vantarmi un po’? Abbiamo lavorato per Faz Waltz, The Manges, Elli De Mon, New Candys, PeaweesKaamsCaroline and The Treats (Norvegia), The CleggThe Apers (Olanda), Bee Bee Sea, Own Boo, Phil Reynolds, Paletti, Le Case Del Futuro, Santelena, The Mugwumps (Austria)…

 

The Perfect Job:

Un ricordo particolare?
Brown:

Un giorno ricevo un’email dall’Ungheria, da un tizio che chiedeva informazioni per registrare da noi. Era un membro degli Dope Calypso (Budapest), che era rimasto incuriosito capitando per caso sul nostro sito. Mi manda i suoi pezzi e mi chiede di mixarli. Era un’esperienza strana per me: mixare i pezzi di uno sconosciuto senza sapere cosa stesse cercando esattamente, mi metteva un po’ di ansia… Il risultato? Felicissimi, hanno mixato tutto il disco da noi e l’anno seguente mi hanno affidato l’intera produzione del loro secondo disco.

 

The Perfect Job:

Cosa fai nel concreto all’interno di T.U.P.?
Brown:

Dipende dalle esigenze dell’artista. Posso registrare il disco, limitandomi a far suonare al meglio il disco e a dare qualche consiglio alla band, che prende le decisioni finali, oppure posso produrre: ascolto i provini, lavoro sulle strutture e gli arrangiamenti dei brani e prendo un sacco di scelte su sound e mood che il disco deve avere. È la parte più sfidante del mio lavoro perché in quel caso ci si prende un sacco di responsabilità su quello che poi sarà il risultato finale.

 

The Perfect Job:

Che clima si respira al T.U.P.?
Brown:

Siamo in un quartiere multietnico di Brescia, dove accade ogni giorno qualcosa di divertente. Abbiamo cercato di creare un posto dove far crescere i gruppi: pur senza essere un’etichetta o un’agenzia di management, cerchiamo di aiutare le band nelle scelte non solo legate alla produzione dei loro dischi, ma anche, al booking o all’etichetta è più adatta. Abbiamo seguito il percorso di crescita de Le Case Del Futuro e Bee Bee Sea, ad esempio.

So che suona banale ed un po’ “Mulino Bianco”, ma

siamo riusciti a creare un clima di “grande famiglia”, atmosfera da Motown e Stax, dove tutti aiutano tutti e tutti suonano sui dischi di tutti. Ciò rende T.U.P. un posto speciale.

 

E poi beh, i musicisti sono divertentissimi.

 

The Perfect Job:

Con la musica si campa?
Brown:

T.U.P. mi permette di sopravvivere. Il problema è che continuo a comprare strumentazione nuova, che non è esattamente una cosa economica! Poi, ho la fortuna di fare molti djset, live e di lavorare come tecnico del suono dal vivo per i gruppi che produco… Tutto l’insieme mi permette di arrivare a fine mese con tranquillità.

 

 

The Perfect Job:

Cosa pensi della scena locale Bresciana-Bergamasca?

Brown:

Brescia è sempre stata anni luce avanti rispetto a Bergamo. È una scena interessante, che può competere per tipologia di proposte con le capitali europee della musica. Bergamo, invece, sta sbocciando adesso, anche grazie a persone nuove che hanno tanta voglia di fare: Alberto e Nicoletta, l’Edoné, ed il Clash stanno lavorando molto bene. Bergamo ha sempre avuto i Verdena e lo Zero, ma poco più. Ora, invece, ha la freschezza della novità e ci sono ottime basi per il futuro. In generale, invece, in Italia ci lamentiamo troppo: non avremo sicuramente la cultura musicale, i negozi di dischi e i locali che si possono trovare nel resto dell’Europa, ma da noi -ad esempio- cachet, cena e bere sono garantiti per chi suona, ed il più delle volte c’è gente. In altre nazioni tutto ciò non è garantito: all’estero il più delle volte guadagni sulla base delle persone che porti alla tua serata. Quasi tutti gli stati europei stanno andando in quella direzione, quindi considererei comunque l’Italia un’oasi felice, per certi aspetti.

 

The Perfect Job:

Raccontaci dei tuoi djset.
Brown:

Compro tanti dischi da sempre. Ho avuto la fortuna di iniziare da subito a comprare vinili: ne ho presi tantissimi in giro per il mondo a prezzi ragionevoli. Con la roba che avevo in casa, cominciai a ragionare su percorsi audio sensati, che potessero far ballare la gente.
Ho cominciato suonando alle feste di amici. Poi, una sera mi hanno sentito Alberto e Nicoletta di We Are The Gang, che mi hanno proposto di suonare per loro. Ho fatto il resident lì per 2 anni, nel 2011 e 2012. Poi è arrivato Wed Floor, dove apro la stagione ormai da 4 anni, e varie altre serate.

 

The Perfect Job:

Qual è il pezzo che ti piace di più mettere nei tuoi djset?

Brown:

Heat Wave dei Martha and the Vandellas. Non chiedermi perché, semplicemente mi piace!

 

The Perfect Job:

Ed il tour con Miss Chain and the Broken Heels? Ricordi particolari?
Brown:

Tutto è stato pazzesco: siamo stati costantemente in tour per molti anni, tra Italia ed Europa e 3 volte negli States; nel 2008 sull’east coast, nel 2010 sulla west coast e nel 2013 prima a ovest, poi a est e poi ancora ad ovest. Sono pieno di ricordi incredibili.

Forse, il concerto più bello è stato a Mexicali, in Messico. Siamo entrati nel Paese a piedi, con un messicano che trasportava gli strumenti in auto attraverso la dogana. Abbiamo suonato in un pub all’inglese che sparava pezzi dei Franz Ferdinand a tutto volume. Io ero seduto su uno sgabello da bar – non esattamente la seduta più comoda per suonare la batteria – ed eravamo tutti nello stesso amplificatore – non esattamente il miglior modo per fare uscire il suono -.

 

È stato paradossale e divertente, con gente del posto che tra un pezzo e l’altro saliva sul palco ad incitare la folla. Bellissimo.

 

The Perfect Job:

Cosa pensi della music industry di oggi?
Brown:

Sono talmente estraneo al funzionamento di una major, non saprei cosa dire a riguardo… Posso dire che secondo me per una band non è poi un così brutto periodo… Grazie a internet negli ultimi anni stampare, distribuire e promuovere un disco è diventato semplice e relativamente poco costoso. In più ci sono un sacco di etichette indipendenti valide per ogni genere che lavorano molto bene.

 

The Perfect Job:

I nomi più grossi che hai incontrato suonando?

Brown:

Nei vari tour che ho fatto, ho incontrato Ash, Billy Bragg, Black Lips, Riverboat Gamblers, Rubinoos e Paul Collins Beat, per il quale abbiamo aperto 2 tour europei con Miss Chain. Grazie al mio lavoro al T.U.P., invece, ho avuto il piacere di conoscere Jon Ashtley, master engineer degli Who. In generale, tutte le persone straniere che ho incontrato sono state super gentili, non competitive e curiose. Diciamo che è un po’ diverso rispetto all’Italia….

 

The Perfect Job:

Il pezzo preferito di sempre?
Brown:

All My Loving dei Beatles.

 

The Perfect Job:

E quello invece che “non direi mai che ti piace”?

Brown:

L’amour toujours di Gigi D’agostino.
Ultimamente ascolto tutta quella roba per cercare di rispondere a una domanda: “perché gli Eiffel65 sono l’ultimo gruppo ad essere diventato numero 1 in Inghilterra?”

 

The Perfect Job:

Il concerto più bello a cui hai assistito?

Brown:

Bruce Springsteen a San Siro. Non sono un grande fan, però credo sia stato uno dei concerti più belli di sempre. Speciale: 3 ore e mezza sforando i tempi limite dettati dal Comune di Milano, con mega multa annessa. Stupendo.

 

The Perfect Job:

Chi vorresti registrare?

Brown:

Qui c’è l’imbarazzo della scelta… Se devo scegliere un nome in particolare, direi Miles Kane.

 

The Perfect Job:

Era il lavoro che volevi fare?

Brown:
Sì, sì e ancora sì. Il mio lavoro mi appaga e mi permette di passare le giornate facendo quello che amo, con persone speciali.

 

The Perfect Job:

Dove ti vedi tra 30 anni?

Brown:

Mi vedo da qualche parte ad ascoltare un mare di dischi e a fare musica. Non ho la pretesa di durare per sempre con quello che sto facendo, ma sono sicuro che continuerò a farlo. Magari cambierò esigenze, ma la passione rimarrà la stessa.

 

Sono certo che sarà così. La musica è un germe che appartiene a pochi. Brown, certamente, è uno di questi, e lo saprà conservare per sempre.

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.