La maglia di Giuliano e Giusy Marelli, un intreccio di passione, design e moda, di @SylviaPusceddu

Ho avuto l’opportunità di incontrare la coppia creativa composta da Giuliano e Giusy Marelli visitando il loro splendido atelier di Milano.

Si sono conosciuti negli anni ’70 e hanno quasi subito affrontato i temi che avrebbero guidato il loro futuro. Giuliano si accorse che lei vestiva sempre di maglia, così glielo fece notare e le disse anche che avrebbe potuto fare di meglio. Giusy gli domandò “Tu come lo avresti fatto?” e lui sfoderò il suo animo da designer per suggerirle una decorazione sulla parte anteriore dell’abito che ricordasse una collana. Si rividero dopo una settimana e lei indossava un abito che corrispondeva al progetto di Giuliano, da lì capirono che insieme avrebbero potuto dare vita a qualcosa di più grande.

Ho rivolto le mie domande a Giuliano:

Cosa ricordate con più piacere degli inizi della vostra attività?

Sicuramente il fatto di lavorare e creare insieme per avere completezza. Io ero un designer e il mio modo di disegnare la maglia era come proiettare delle linee, mentre lei concretizzava le idee e dava forma alle mie immagini. Giusy era l’altra metà del sogno!

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Parlando con loro ho scoperto un mondo che non pensavo potesse essere così vasto e ho viaggiato ascoltando le loro parole. Negli anni hanno catalogato punti e stili di tutto il mondo. In particolare si sono dedicati alla maglia Aran, elemento importantissimo del folclore irlandese, dove ogni punto ha un preciso significato. Quello che mi ha colpito di più è stato “il favo di miele”: un augurio di dolcezza da donare all’amato. Poi ci sono punti che parlano di felicità, altri di fedeltà e di amore senza fine. Quando loro raccontano, sembra di osservare un film.

Quali souvenir riportate a casa dopo i vostri viaggi?

Libri, libri e libri! Uscendo da ogni albergo, la prima tappa è sempre stata una libreria. Ci interessavano anche i musei, ma i libri sono sempre stati al primo posto. A Londra, in Francia, in Giappone… quando sono stato in Giappone, tra gli anni ’80 e ’90, ho trovato un autentico boom dell’aguglieria e dell’uncinetto. Per loro la maglia come moda era una novità, una scoperta, quindi era interessante vedere come copiavano il nostro stile.

La loro competenza nel campo della moda e della consulenza di brand e fiere di settore è nota e consolidata, possono vantare un’esperienza di quasi quarant’anni e collaborazioni con nomi molto importanti come Gruppo Grignasco, Pitti Immagine Filati, Lanvin, Yves Saint-Laurent, Anne Claire.

Qual è stata la collaborazione che vi ha dato più soddisfazione?

La più importante è stata la collaborazione con Grignasco, durata quasi 40 anni. Partivamo dallo studio del filato, anche sperimentando, occupandoci, poi, della progettazione e delle linee. Per Pitti Immagine Filati si faceva un lavoro di ricerca con due anni di anticipo rispetto alla presentazione al pubblico e il frutto della nostra ricerca poi fungeva da guida per le tendenze a livello mondiale. Anche il progetto Anne Claire è stato molto importante, lo abbiamo creato quasi dal nulla e portato avanti per 15 anni, trasformando l’azienda in uno dei brand di punta della maglieria. Quando si affida il lavoro ai nuovi disegnatori è come vedere un figlio che cresce. Per i filati ci è sempre piaciuto sperimentare, come quando abbiamo ideato miscele di lino e viscosa, o utilizzato le fibre di mais. Ci sono moltissime possibilità e combinazioni. Non è noto, ma anche la ginestra può essere filata come se fosse lino!

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Giuliano Marelli, inoltre, ha insegnato in tutto il mondo ed attualmente è docente al Politecnico di Milano nel laboratorio “Sintesi Finale – Knitwear Design”. Assieme alla moglie ha scritto decine di pubblicazioni, portano la loro firma tante enciclopedie e riviste italiane. Oltre a questo, nel loro atelier organizzano corsi e lezioni private.

Cosa si prova a insegnare?

Insegnare mi gratifica moltissimo. Avendo figli che hanno intrapreso altre strade è bello poter trasmettere le nostre conoscenze a dei giovani: punti, uso del filo e dei colori, imparare a modellare sulla propria forma. Abbiamo notato che chi segue i nostri corsi cambia il modo di vestirsi, di vedersi e si educa a un prodotto fatto con cura.

Al Politecnico il laboratorio è frequentato da circa 35/40 studenti per volta, ai quali insegno il linguaggio universale dei simboli della maglia e dell’uncinetto, in più li seguo uno per uno nella lavorazione pratica. Dopo il primo semestre ognuno di loro realizza il primo maglione. È stata una grande soddisfazione quando li ho trovati ad attendermi fuori dall’aula molto prima dell’inizio della lezione, mentre realizzavano i loro manufatti seduti per terra, perché mi sono accorto che in questi ragazzi era nata la passione e in loro rivedo la mia storia. Una volta un ragazzo iraniano è venuto a dirmi, a nome di tutta la classe, che insegno con il cuore. È stato emozionante.

Per le lezioni in atelier arrivano persone da Milano e dalla provincia, ma anche da Padova, Modena e Parma. Da settembre i corsi si svolgeranno tutti i giorni e accoglieranno massimo 5 persone per volta: si arriva all’apprendimento delle tecniche realizzando un progetto altamente personalizzato.

Infine sulla nostra pagina Facebook pubblichiamo ogni settimana un modello free nella rubrica maglia facilissima, per il solo piacere di condividere l’arte della maglia.

Per me che so lavorare solo dritto e rovescio, vedere cosa si può realizzare quando si padroneggia l’arte della maglia ha dell’incredibile. Mi spiegano che “La maglia è come la matematica”. Ma in più ha il calore dell’arte.

 

Scritto da Silvia Pusceddu
Ho iniziato a disegnare quando ancora non capivo la differenza tra una parete e un foglio di carta… Da bambina immaginavo storie che avevano per protagonisti amici immaginari, desideravo raccontarle, lo facevo per immagini. Ho scritto il mio primo racconto quando frequentavo le elementari, con la complicità della mia splendida Olivetti da viaggio, color carta da zucchero. Da allora non ho mai smesso di scrivere e disegnare. Per lavoro e per passione.