La creatività è alla portata di tutti!

 

newsPhoto_42666Al giorno d’oggi la parola creatività trapela in qualsiasi contesto e con sfumature spesso differenti, ma con un unico assunto: tutti possono essere creativi. Questo segnale è il sintomo di un bisogno sociale di cambiamento, che scardina una volta per tutte l’idea di lavoro che presuppone un’azione ripetuta e una logica schematica e privilegia, invece, il pensiero e le doti personali.

L’esaltazione della creatività non viene solo proposta e stimolata a livello lavorativo, ma viene costantemente suggerita in tutti gli aspetti del vivere quotidiano.

Le televisioni, ad esempio, hanno avuto un incremento vertiginoso di tutti quei programmi che introducono le basi del “fai da te” nel campo del bricolage e dell’auto-fabbricazione, nel trucco, nella cucina, e in molti altri settori. Anche il fenomeno dei talent show, basati su professioni ad alto contenuto creativo (da x-factor a masterchef passando per Italia’s got talent), suggerisce che spesso gli amatori possono essere tanto promettenti e dotati quanto i professionisti affermati. Questo rafforza il messaggio che il talento creativo si può nascondere dietro l’angolo.

Ancor più della televisione è stato il web ad aver amplificato, attraverso un’ampia diffusione della conoscenza, la possibilità di condividere i propri saperi e imparare da quello che altri ci insegnano, e di conseguenza ideare e pensare a cose nuove.

Questo fatto è confermato dal successo di siti come Etsy: uno shop online dove ognuno può costruirsi una vetrina e vendere prodotti fatti a mano; oppure Instructables: una piattaforma di condivisione di informazioni per il DIY (Do it yourself) dove si possono trovare invenzioni di ogni tipo.

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Se da una parte la richiesta e la volontà di espressioni creative diffuse è certamente in grande ascesa dall’altra parte, proprio per questo motivo, i lavoratori considerati “creativi”, come ad esempio i grafici, i musicisti, i video-makers, ecc…spesso fanno fatica ad essere riconosciuti (e pagati) come veri e propri professionisti. Una campagna virale datata 2014 diffusa su you tube con il motto ‘Freelance sì, coglione no’ denuncia questo problema deontologico che andrebbe regolamentato una volta per tutte.

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Nella realtà, quindi, la creatività viene veramente riconosciuta? E soprattutto è proprio vero che chiunque può essere “creativo”?

Come ci insegnano i talent show su 1000 persone che tentano di dimostrare la loro bravura, 10 arrivano alla fase finale e 1 solo vince il tanto agognato premio!

La creatività non è una dote innata, ma deve essere coltivata, praticata e applicata costantemente, anche attraverso l’uso di veri e propri strumenti. Questi strumenti non sono solo quelli pratici del fare, ma sono soprattutto quelli del pensare e del progettare (projeter, dal lat. tardo proiectare “gettare avanti”).

Il bisogno di nuove idee, di nuovi pensieri e rappresentazioni, induce ad una forte spinta sociale nella direzione della creatività. Alcuni autori, riferendosi alla modernità parlano di “nuovo umanesimo” per esprimere una tendenza al distacco da saperi parcellizzati e al riavvicinamento al prototipo dell’uomo umanista.

Giuliano da Empoli nel suo libro “Contro gli specialisti” sostiene che per facilitare il progresso e l’innovazione sia necessario ampliare le prospettive di conoscenza in settori differenti da quello di propria competenza.

In particolare stigmatizza la figura del “ignorante istruito” cioè colui che “fa uso sproporzionato della parte sinistra del cervello, quella che somiglia a un computer e gli permette di coltivare il pensiero astratto, l’analisi formale e il calcolo matematico.”

In antitesi l’uomo umanista è colui che non si ferma davanti alle barriere disciplinari, che adopera maggiormente l’emisfero destro del cervello e che non ragiona in modo verticale, ma in orizzontale. Attenzione, però a non cadere in un errore logico molto comune: con “non specialista” non si intende una persona che non sa nulla, o che conosce le cose in modo approssimativo, ma anzi deve essere estremamente competente in settori diversi.

Questa riproposizione di un umanesimo in chiave moderna porta ad una seconda riflessione sul ruolo della creatività e su chi sono oggi i soggetti che la praticano.

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Una categoria di persone che potrebbe servire per descrivere gli umanisti del nostro tempo è quella dei cosiddetti “makers” resi famosi dal libro di Chris Anderson “Makers: the new industrial revolution”.

Essi sono degli artigiani digitali che progettano oggetti trasformando i bit in atomi: il processo produttivo parte da un file (bit) sorgente, passa attraverso i vari strumenti di fabbricazione digitale e approda infine alla creazione di un oggetto fisico (atomi).

I makers non sono necessariamente dei designers o degli artigiani, ma possono essere medici, programmatori, idraulici… che cercano di realizzare le loro idee.

Non tutti i loro progetti sono ben riusciti, e non tutti makers sono creativi, ma in questo tipo di ambiente le lacune individuali vengono spesso colmate dalla formazione di gruppi di lavoro con diverse competenze e dalla condivisione dei saperi personali all’interno di una rete più o meno estesa.

Uno dei casi più interessanti è rappresentato dalla Open biomedical initiative: un’associazione no profit che si preoccupa di creare attrezzature medicali (dalle protesi a i microscopi) al minor costo possibile. Questi progetti nascono e vengono realizzati soprattutto all’interno della rete dei fab-lab, rete che si estende in tutto il modo e che arriva anche nei paesi più svantaggiati.

Sperimentazione, cooperazione e multidisciplinarietà sembrano essere, al giorno d’oggi, le parole d’ordine per una creatività diffusa.

 

Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.