Kolja Kugler: come ho incontrato la mia rock band robotica, di @Loremann

Sir Elton Junk è seduto di fronte al suo pubblico, inondato di luce in un angolo soleggiato di Roma. Dopo aver tenuto gli occhi della gente incollati su di sé, ha finito la sua performance sputando acqua sulla prima fila di spettatori. Hanno riso tutti. Forse perché Sir Elton non era umano, ma un robot.

 

Lo stesso vale per i musicisti di Sir Elton, i componenti della One Love Machine Band: sono tutti robot fino all’osso (di metallo). O meglio, sono tutti sculture robotiche nate da rottami che l’artista berlinese Kolja Kugler ha raccolto dagli sfasciacarrozze e pazientemente assemblato.

 

Sir Elton Junk

Sir Elton Junk, band manager. Credits: Kolja Kugler

 

“L’idea di costruire una band di robot è nata subito dopo che l’aria compressa ha fatto il suo ingresso nella mia arte, intorno al 1999″ – dice Kolja – “Sono stato introdotto alla pneumatica dal mio più caro amico dell’epoca. Io tenevo un workshop nello stesso edificio, un mercato delle pulci, e c’era un ragazzo turco che giocava con un po ‘di cilindri pneumatici e valvole.”

 

 

In quel periodo, Kolja aveva appena costruito una maschera di metallo in cui voleva articolare bocca e occhi utilizzando alcune cerniere e set di pinze. Non era affatto facile, almeno fino a quando “il mio amico mi ha mostrato che quello di cui avevo bisogno per farla muovere: un cilindro, una valvola magnetica, un sacco di aria compressa e un po ‘di energia elettrica. Ho aggiunto i cilindri alla faccia che stavo costruendo, e poi, di colpo, la faccia era viva!”

 

Di punto in bianco, Kolja si trovò tra le braccia questa testa di robot eclettico, una testa che non vedeva l’ora di avere un corpo tutto suo. Perciò, l’artista ha costruito arti completamente mobili e collocato la testa sulle spalle. Era nata una nuova stella: il manager dei One Love Machine Band, Sir Elton Junk.

 

credits: Maxwell Duryea

The One Love Machine Band. Credits: Maxwell Duryea

 

L’idea di costruire una rock band di macchine era condivisa da Kolja con un amico. Il progetto ha avuto una pausa di cinque anni – Kolja è diventato padre ed è partito per un viaggio con una casa su ruote vintage, portando Sir Elton Junk con sé. “Quando sono tornato il mio amico ha iniziato la costruzione di un batterista e io ho seguito le sue orme un po’ più tardi con un bassista” – dice Kolja – “Ma poi è stato il suo turno di diventare padre e trasferirsi. Così, per tutta una serie di fattori, la band ha seguito due strade parallele.”

 

La band di un amico di Kolja si chiama Compressorhead, concorrente amichevole della One Love Machine Band. “La sua band è più vecchia e si concentra di più sulla progettazione e sulle meccaniche musicali. Lui è un ingegnere molto più bravo di me” – spiega Kolja – “mentre la mia band è più focalizzata sulla scultura e sull’espressione del corpo “.

 

“Ho sempre tenuto gli occhi aperti per le forme che catturano la mia attenzione”

 

In effetti, l’espressività delle sculture robotiche di Kolja è sorprendente. La One Love Machine Band e il suo direttore sono uno spettacolo a cui vale la pena assistere. Suonano musica con profonda intensità e intrigante. Sai che è tutto merito dell’aria compressa, e il loro look post-apocalittico li rende assolutamente magnetici.

 

“Ho sempre tenuto gli occhi aperti per le forme che catturano la mia attenzione” – dice Kolja parlando del processo di creazione delle sue sculture robot – “L’ultima volta che sono stato a Roma, ho trovato un bel pezzo di moto che ho portato in giro per tutta la notte. Mi piace usare oggetti che sono comuni nella vita di tutti i giorni.”

 

credits: Maxwell Duryea

Credits: Maxwell Duryea

 

Ecco perché Kolja ha speso un sacco di tempo a cercare tra i rottami informi forme interessanti in un vecchio sfasciacarrozze, che ha dovuto chiudere di recente. “La mia fonte principale sono i miei vicini, brillanti meccanici. Do uno sguardo a tutti i loro rottami metallici, tengo le orecchie aperte quando mi dicono che c’è un ‘occhio’ o una pinna di pesce che mi sta aspettando. Alla fine siamo tutti felici quando scoprono un dettaglio familiare nel volto di robot.”

 

Ciò che interessa Kolja è l’interazione tra gli esseri umani e le sue sculture robotiche. La sua band ha recentemente suonato per le strade fianco a fianco con una cantante – sì, un cantante umana – scatenando una performance dal clima elettrizzante. In un futuro non troppo lontano, Kolja vuole realizzare un suo spettacolo più grande, dove le persone del pubblico possono cantare insieme alla One Love Machine Band. Sarà uno show fantastico.

Credits: Kolja Kugler e Maxwell Duryea
Scritto da Lorenzo Mannella
Science writer, fixer e comunicatore. Faccio troppe cose, e ne vedo ancora di più. Seguo i progetti Horizon 2020 in agricoltura sostenibile per l'Università di Modena e Reggio Emilia. Scrivo anche per DailyBest. Amo la fantascienza perché è molto reale.