Il primo ostello nel cuore di Genova, la storia di Manuel e del Manena Hostel. Di @Michele_Pagani_

Genova è un eccezionale mix di sentimenti, momenti e stati d’animo contrastanti. Paolo Conte la descriveva così, una ventina d’anni fa, ben dipingendo le sensazioni che pervadono le passeggiate nei vicoletti, tra il porto e il centro storico: “Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.” Elegante ma decadente, provinciale ma cosmopolita, chiusa da alte montagne ma aperta sul mediterraneo, fredda d’inverno ma caldissima d’estate, è un gioiello della nostra penisola. E sarà che i miei geni sono proprio genovesi, sarà che lì ho passato momenti importanti della mia infanzia, sarà che semplicemente trovo la cucina ligure la migliore d’Italia… Non lo so. So solamente che basta ascoltare De André, Bruno Lauzi o Luigi Tenco e chiudere gli occhi, per ritrovarsi virtualmente a camminare tra i carruggi, col profumo di focaccia ed il cielo azzurro che spunta tra i panni stesi.
Ed è proprio tra i carruggi che Manuel, ormai tre anni fa, inaugurava il suo ostello. L’ha fatto per aprirsi al mondo mostrando con orgoglio la propria storia, per valorizzare una tradizione antichissima e per realizzare il sogno di una vita. Nasce così il Manena Hostel, un luogo in cui accoglienza fa rima con condivisione ed in cui il nuovo modo di viaggiare si mescola con l’antico modo di vivere la città, basandosi su valori solidi e nobili, come l’attenzione per l’ambiente, la finanza etica e la mobilità razionale.
Ecco quindi che ho deciso di fare due passi, tra quei carruggi, per incontrare Manuel e fare due chiacchiere. La focaccia alle cipolle ancora calda, la mia preferita, profuma la stanza. Una birretta e via, siamo già dentro l’intervista.

 

TPJ: Ciao Manuel, come stai?

Manuel: Molto bene, grazie. Benvenuto!

 

TPJ: Grazie mille! In cosa consiste la tua attività?
Manuel: Sono proprietario, col mio socio Giulio, di un ostello della gioventù. Si chiama Manena Hostel ed è il primo ostello nel centro storico di Genova.

 

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TPJ: In quanti siete?

Manuel: Oltre a me e Giulio, i due soci, abbiamo un dipendente, un tirocinante ed una borsa lavoro, in questo momento. E poi beh, ci sono gli ospiti, che colorano ogni giorno la nostra bella struttura ricettiva.

 

TPJ: Cosa facevi prima di inaugurare l’ostello?

Manuel: Lavoravo da dipendente, prima per una società di leasing e poi per una multinazionale del metallo. Non era proprio il mio genere di mestiere: passavo le giornate a sognare qualcosa di diverso ed eccomi qui. Un po’ di coraggio, qualche sacrificio e ce l’ho fatta.

 

TPJ: Com’è stato partire? Da dove avete cominciato?

Manuel: Beh, sembrerà banale ma il nostro progetto nasce proprio da un sogno: eravamo tre giovani amici cresciuti assieme, condividendo gli anni di studio tra liceo e università, ciascuno con la propria storia di precariato alle spalle. Sognavamo di poter costruire, unendo le forze, qualcosa con le nostre gambe, di diventare protagonisti attivi di un’iniziativa inserita nel territorio della nostra amata città e in particolare del suo centro storico, a cui siamo molto legati. Il tutto si basava sulla convinzione che a Genova servisse una struttura ricettiva attenta ai budget medio-bassi, nel centro cittadino. La nostra città è un polo turistico internazionale di tutto rispetto: avere un luogo nel centro storico in cui ospitare giovani viaggiatori provenienti da tutto il mondo con il loro zaino in spalla ci sembrava un’ottima cosa. Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo riusciti.

TPJ: So che sei attento a temi nobili tra cui ad esempio l’ecosostenibilità e la finanza etica. Insomma, il Manena Hostel non è solamente business. Mi spieghi cosa vi rende differenti?
Manuel:  Beh, anzitutto abbiamo pensato di aprire un ostello della gioventù anziché un hotel per dare la possibilità ai giovani di viaggiare, nonostante la stagione di difficoltà economiche. Forse non è stata la scelta più profittevole, ma certamente ci è sembrata la scelta migliore. Volevamo offrire ai nostri ospiti non solo un alloggio per la notte, ma un’opportunità di vivere la città, di godere del suo ricco patrimonio storico, artistico e culturale, promuovendo le iniziative culturali, musicali, sportive, artistiche o sociali che vengono organizzate in città.
Inoltre, ci siamo appoggiati a Banca Etica fin dal primo giorno, perché crediamo in un’economia nuova e diversa, che metta le persone al centro dell’attenzione e che valuti le conseguenze ambientali e sociali di ogni decisione economica. Infine, all’interno del nostro angolo ristoro promuoviamo naturalmente la raccolta differenziata dei rifiuti e un consumo consapevole di energia ed acqua corrente. 
Durante i lavori di ristrutturazione dell’appartamento, poi, abbiamo recuperato oggetti, serramenti e arredi restaurandoli per un nuovo utilizzo. Il nostro divano, ad esempio, proviene dalla Fabbrica del Riciclo, un progetto dell’Amiu teso a sviluppare il recupero delle risorse, attraverso il restauro e la vendita di mobili usati, il cui ricavato è devoluto in beneficienza all’UNICEF. Insomma, ci piace contribuire al benessere di tutti, ove possibile.
Infine, volendo mantenere in ogni aspetto della nostra offerta turistica una linea coerente di sensibilizzazione su tematiche di sostenibilità ambientale e mobilità razionale all’interno della città, consigliamo l’utilizzo di trasporti pubblici per raggiungere e visitare genova ed abbiamo attivato una convenzione con Genova CarSharing che permetterà ai nostri ospiti di prenotare direttamente in ostello le auto messe a disposizione.

 

TPJ:  Sei in una zona storica di Genova: sei esempio di un’Italia giovane che vuole valorizzare la tradizione. È stato un percorso complicato?

Manuel: Molto, da un punto di vista burocratico, organizzativo e anche umano. Abbiamo faticato a trovare i giusti equilibri, ma ormai abbiamo quasi 3 anni e mezzo di attività alle spalle e ci siamo stabilizzati su una buona routine. Tuttavia, cerchiamo di non sederci mai.

 

TPJ:  Come vanno le cose?

Manuel: Il bilancio è molto positivo, ma come ho detto in precedenza l’obiettivo è fare uno scatto in avanti verso qualcosa di più. Beh, quando si fa impresa, non ci si può mai sedere.

 

TPJ: Quanti ospiti riuscite ad ospitare? Da dove vengono?

Manuel: Abbiamo 25 posti letto disponibili in tre camerate. Gli ospiti provengono dalle più svariate nazioni. In particolare cito USA, Canada, Australia, Germania, Francia e Spagna. Ospitiamo qualche migliaio di ospiti l’anno.

 

 

TPJ: Qualche episodio particolare legato ad un ospite?

Manuel: Beh, le storie assurde sono all’ordine del giorno. Ricordo ospiti che si presentavano come veggenti dotati di poteri extrasensoriali, giapponesi che facevano la pasta nella padella e poeti russi con un look simil-Hemingway. Davvero, ormai non mi stupisco più di nulla.

 

TPJ: Cosa pensi di chi se ne va dall’Italia, magari per raccogliere pomodori in Australia?

Manuel: Ho il massimo rispetto per tutti i percorsi, se fatti con convinzione.

 

TPJ: Quanto è importante internet per ciò che fai?

Manuel: Internet è vitale, è semplicemente la base su cui poggia il nostro lavoro. Senza, saremmo invisibili.

 

TPJ: Dove ti vedi tra 10 anni?

Manuel: Ho un progetto di sviluppo legato all’ostello e voglio vederlo realizzato. Non anticipo nulla, però… Top secret!

 

TPJ: Qualche chicca da vedere o fare quando si viene a Genova?

Manuel: Beh per non citare sempre gli stessi luoghi direi Campo Pisano, la storica Trattoria da Maria, Piazza delle Erbe e – per i giovani – Via San Bernardo.

 

TPJ: In cosa può migliorare la tua città?

Manuel: Certamente nella mentalità e nell’accoglienza del turista. Dobbiamo capire il nostro potenziale e focalizzarci su di esso… Potremmo fare grandi numeri, ma abbiamo ancora il freno a mano tirato, per una questione di indole, più che di fattori esterni.

 

La focaccia è finita, la birra pure. È sbucato il sole dalle nuvole e credo andrò a farmi due passi fino al porto. Pare ci sia un pastificio, a Sampierdarena, che fa i migliori pansòti della città. Ringrazio Manuel: ci ha dato uno spaccato della nuova Genova, che si muove agile tra tradizione e modernità. Una Genova fatta di gente che ama il suo lavoro e la sua città e che li sa raccontare, valorizzandoli.
Perché sì, Genova è un tesoro da scoprire. E il Manena Hostel ne è certamente un fiore all’occhiello: il posto perfetto per passare un weekend tra tradizione e melting pot.

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.

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