I 5 personaggi più assurdi saliti sul taxi di Samir, di @Michele_Pagani_

New York City, JFK International Airport, ore 4pm locali. Ho appena superato il controllo in dogana dopo quasi 9 ore di viaggio, tra turbolenze e pollo al curry. Un guasto sull’AirTrain mi costringe a prendere un taxi per andare a Manhattan. Poco male, mi godo il viaggio comodamente seduto sulla finta pelle della Lincoln Town gialla.

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È più forte di me: quando atterro nella grande mela attacco bottone con chiunque mi conduca verso la città, con cab, Uber o Lyft che sia. È una sorta di warm up involontario, un modo per togliere la ruggine dal mio inglese zoppicante. A quell’ora c’è molto traffico e, tra un semaforo e l’altro, questa auto con le sospensioni andate apre il gas. Samir viene dal Pakistan, è a New York da 8 anni e zoppica col suo americano titillante. La sua guida non è irresistibile: tra una frenata brusca ed un’accelerazione repentina mi tocca trattenerlo, quel pollo al curry.

Il suo lavoro, però, mi ha sempre incuriosito. Conoscere le strade, incrociare persone, gestire gli imprevisti: “ci sono certamente mille aneddoti che mi può raccontare”, penso. Decido quindi di mettermi la veste dell’inviato per The Perfect Job e, spinto dalla mia personale curiosità, intraprendo una pseudo intervista a questo mio nuovo amico. Mi racconta della sua vita, di un lavoro faticoso e poco remunerativo, della sua casa nel Queens, di sua moglie, dei suoi 3 figli, dei suoi viaggi in Europa e delle sue gite a Coney Island. Samir è un tipo socievole. Lui voleva aggiustarle, le macchine. Ma, “Da immigrato, bisogna accontentarsi. E, tutto sommato, l’America non è per niente male”, dice. È simpatico.

“Samir, mi racconteresti i 5 passeggeri più assurdi che hai trasportato?” Certo amico! Potrei raccontarti 1000 storie: cocaina, sesso, pianti, risate, telefonate, cambi di rotta. Fammici pensare…

1) L’indeciso

Era salito giù nel Financial District, di fronte a Cipriani, chiedendomi di portarlo al 1455 Broadway. Giacca, cravatta e borsa di pelle nera. “Il solito broker fighetto di Wall Street”, pensai. Qualche isolato e mi chiede di portarlo da Shake Shack, a Mid Town. Poi, così, senza nessun preavviso, mi dice di svoltare verso Chinatown. Alla fine le deviazioni saranno state 30, 40, senza nessun apparente motivo. Arrivati a destinazione, dopo circa 2 ore di viaggio, mi dice di riportarlo davanti a Cirpiani. È tutto ok, mi dice. Una bella mancia e lo lascio dove l’avevo recuperato, senza alcuna spiegazione. Rimane tuttora un mistero. Che volesse un semplice, super expensive, seightseeing?

2) Lo smemorato

Aveva circa 50 anni. Capelli lunghi, occhiali da sole, gilet scamosciato e le braccia coperte di tatuaggi. Lo recuperai nell’East Village. Aveva fischiato dal marciapiede per richiamare l’attenzione, con una chitarra a tracolla e una gabbia in mano. Accosto e noto un grosso rettile accompagnarsi a lui, rinchiuso in quel contenitore che reggeva con la mano sinistra. Un boa adulto, con macchie che toccavano i toni del giallo e del grigio. Io, terrorizzato, lo feci salire. Destinazione Brooklyn. Dopo circa 30 minuti di corsa, lo lasciai a destinazione. Paga tutto in contanti e se ne va. A distanza di pochi passi, una signora distinta mi ferma. “Houston e Lafayette, grazie”. La faccio salire, quando un urlo di terrore, proveniente dai sedili posteriori, mi fa gelare il sangue. Esatto, il mio amico chitarrista aveva dimenticato il suo serpente nel retro della mia auto. “Ti rendi conto? Un serpente, nella mia auto!” Ride.

3) L’incontinente

Non ricordo precisamente dove lo caricai e non ricordo nemmeno il suo volto, ma ricordo molto bene com’era vestito. Aveva dei pantaloni a quadri rossi e una t-shirt verde bottiglia. Mi sembrò un normale cliente del venerdì sera, quindi non ci feci caso. L’anomalia si manifestò dopo qualche minuto di corsa, quando, a un semaforo, scese per un impellente bisogno di urinare. Lo fece per strada, tra le auto, durante il rosso. Risalì a bordo, con qualche insulto del sottoscritto e, con fare serio, disse che proprio non riusciva a resistere. Dopo qualche semaforo, ripeté la stessa scena. Decisi che era troppo e lo invitai a scegliere un altro taxi. Più che altro, perché pensavo che, tra una pausa pipì e l’altra, sarebbe scappato senza pagare.

4) La sciatrice

Fine luglio, dev’essere stato il 2011 o 2012. Faceva caldo, come solo l’estate newyorkese sa esserlo. I turisti giravano a torso nudo, sorseggiando bevande ghiacciate e cercando refrigerio alle fontanelle dell’Hudson River Park. Passo per Times Square, intorno alle 6pm. Il sole non era ancora sceso ed aspettavo la fine del turno con impazienza. Una mano alzata, accosto, e con stupore noto una ragazza sui 20, bionda, con tuta invernale, mascherina, scarponi e sci in spalla. Come se niente fosse. “Capisci, amico? Una c***o di sciatrice, nel mezzo di Manhattan, a luglio, con un’afa pazzesca!” Io, come se niente fosse, la caricai. Gli sci di traverso, tra un sedile e l’altro, e via, verso l’Upper West. Non mi rivolse la parola ed io, compiaciuto, abbassai pure l’aria condizionata. Cosa ci facesse lì, in quel momento, vestita in quel modo, rimane un mistero.

5) L’accaldata

Qualche giorno dopo l’incontro con la sciatrice, mi capitò una cosa altrettanto assurda. Faceva caldo. Molto caldo. Recuperai questa ragazza fuori da un locale fighetto di SoHo. Era una tipa ok. Castana, vestita elegante, con un portamento da alta società. Qualche isolato e i miei occhi cadono sullo specchietto, puntato verso i sedili posteriori. La tizia si era tolta la camicia ed il reggiseno, rimanendo a petto nudo, così, sul taxi di uno sconosciuto, nel mezzo di Manhattan. All’inizio, pensai fosse un modo per sedurmi, ma rimaneva attentamente concentrata sul suo telefono. Arrivati a destinazione, pagò come se niente fosse e se ne andò così, con le tette di fuori tra i palazzi eleganti di Madison Avenue.

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Ridiamo insieme, poco prima di accorgerci di essere arrivati a destinazione. Saluto Samir, pago e mi allontano, pensando che alla fine New York è così, uno zoo dei casi umani più disparati, esasperazione ed eccessi. Samir, in fondo, è fortunato, ad assistere ogni giorno a questo spettacolo. Grazie mille Samir, sono certo che i nostri lettori apprezzeranno!

Buon tutto e goditi questa avventura!

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.

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