Guida per aspiranti Dalai Lama, di @Ladydpc

Niente consigli letterari come Siddartha di Hermann Hesse, o film da vedere assolutamente come Piccolo Buddha del connazionale Bernardo Bertolucci, o Sette Anni in Tibet di Jean-Jacques Annaud, tratto dall’autobiografico libro scritto da Heinrich Harrer.

Questo articolo tratta di monaci veri, pensate al Dalai Lama, che ha affermato visivamente lo stereotipo del monaco Buddhista, prima di diventare la figura chiave di questo credo.

È pur vero che un affascinante Richard Gere, o una spumeggiante Tina Turner, celebri pop star della religione Tibetana, potrebbero essere in grado di convincere chiunque a convertirsi, ma la più grande scuola Buddhista al mondo non ha un percorso facile adatto a tutti.

Innanzitutto bisogna dedicare dai sei ai tredici anni della propria vita alla formazione, proprio come un medico dottorando tra le corsie dell’ospedale. Ma per chi trova la forza sufficiente per affrontare la sfida, potrebbe diventare il lavoro perfetto.

Il Monastero Seda è la più grande scuola buddista tibetana al mondo, la Larung Gar Buddhist Institute, un’intera valle nella provincia del Sichuan in Cina.

Prende il nome dalla valle Larung Gar, una città nella contea di Sêrtar, la prefettura autonoma tibetana di Garzê.

L’istituto fondato nel 1980 da Jigme Phuntsok, proveniente dalla regione del Dhok, e conosciuto come il “Buddha vivente” (una reincarnazione della figura santa), partì come un gruppo molto contenuto di monaci, qualche casa e nessun particolare World Guiness Record.

Ora è una distesa infinita di case, con decine di migliaia di monaci e pellegrini che si riuniscono per seguire i corsi di formazione, che mediamente vanno dai sei ai tredici anni.

La bellezza e l’unicità di questo luogo sono ampiamente rappresentati nelle immagini del fotografo George Doupas.

Tibet

Un atenese trasferitosi in Cina a Beijing che ha deciso di immortalare la densissima area del Sichuan per trasmettere quel senso di eleganza misto a confusione che si respira tra le colline intorno alla scuola tibetana più vasta al mondo.

Una distesa infinita di piccole case color magenta che si fondo nel paesaggio generando una distesa infinita di riquadri rossi, con minuscole finestrelle colorate, un deserto di case, tutte della stessa dimensione ed altezza in modo tale che nessuna sovrasti le altre.

L’edificio del monastero Seda rappresenta il luogo di culto per tutti gli abitanti della valle, richiamando a sé oltre che i residenti, anche i pellegrinaggi quotidiani dei cittadini dei villaggi limitrofi.

Studiare al monastero Seda è molto impegnativo, gli studenti hanno poche ore al giorno a disposizione per riposarsi, quando non studiano a scuola hanno comunque l’obbligo di pregare e ripassare quello che hanno appreso dai monaci.

Attualmente la scuola può arrivare a contenere fino a 40.000 monaci e monache residenti, riempiendo gli alloggi fino a quattro persone per stanza.

Le residenze vengono assegnate e suddivise sia per sesso che per età, visto che non esiste un limite di età per prendere parte al percorso di studi, e che, curiosamente, vede le quote rose per più del cinquanta per cento.

Le lezioni vengono insegnate non solo in tibetano: visto il grande afflusso multi culturale degli ultimi anni, tra studenti provenienti dalla Malesia, Singapore, Hong Kong e Taiwan, si organizzano classi in Mandarino.

Per continuare a dare i numeri, il clima dell’area è molto particolare, si passa dai 30 gradi d’estate, il che è del tutto nella norma, ai meno consueti -25 gradi durante la stagione invernale, trovandosi ad un altitudine di 4.100 metri al di sopra del livello del mare.

È assolutamente proibito possedere una televisione, perché distrarrebbe e porterebbe via tempo prezioso che i monaci e le monache devono dedicare alla preghiera.

Non è ben chiaro se i telefoni siano concessi, nè se ci sia copertura internet, perché dalle foto che si trovano online, un simpatico monaco sfoggia uno sgargiante iPhone tra le sue mani. Più probabile che sia di un turista.

scuola buddha iphone

Oltretutto, fotografi e più in generale turisti devono avere un permesso per entrare all’interno della scuola, ma già da centinaia di metri di distanza si possono realizzare servizi fotografici eccezionali.

Hanno il capo rasato e indossano abiti rigorosamente del Pantone di riferimento a cui associamo tutti il tipico abito monacale in stile Dalai Lama.

Come in diverse religioni, e come documentato nelle foto, tutti i monaci studenti devono togliersi sempre le scarpe, prima di dedicarsi a studio e preghiera.

Dai mucchi di scarpe fuori dalle porte del tempio è possibile comprendere non solo il numero effettivo di studenti presenti alle lezioni, ma soprattutto quanto sia per loro impegnativo giungere al tempio. Hanno tutti scarpe da trekking, sia per l’inverno freddo, sia per il percorso impervio che devono affrontare ogni giorno.

I residenti della scuola non hanno certo marciapiedi e viali alberati che separano i loro alloggi dal tempio, devono attraversare fango, neve e letteralmente arrampicarsi per giungere a destinazione. Peggio ancora per chi si reca nel villaggio quotidianamente, con almeno 500 miglia di viaggio alle spalle, dal centro abitato più vicino.

Un percorso di crescita interiore, unico al mondo da vivere ed altrettanto unico da osservare dal di fuori, che stimola la curiosità per capire come sia nato questo micro mondo, in una valle nel bel mezzo del nulla e come evolverà negli anni.

Diana Piemari Cereda

diana.piemaricereda@gmail.com

twitter.com/LadyDPC?lang=it

 

scuola buddha

Scritto da Diana Piemari Cereda
Ama scrivere di made in Italy e storie di successo tricolori. Laureata in economia con specializzazione in aziende creative, preferisce Word ad Excel. In continua lotta con gli editor perché fermamente convinta che ci voglia uno spazio prima del punto di domanda. Ha fondato un network di giovani professionisti del digitale chiamato SUKA CREW.

Lascia Un Commento