Formabilio, come il web ti cambia l’arredamento, di @marcelloziliani

Schermata 2015-03-15 alle 19.02.05

 

Formabilio è una start-up tutta italiana che si occupa di prodotti per l’arredamento che nasce nel 2012 da un’idea di Andrea Carbone e Maria Grazia Andali.

L’idea di sviluppo prodotto che i due co-founder si sono inventati è diversa da quello delle normali aziende del settore perché utilizza il metodo del concorso su temi che vengono proposti a cadenza regolare e della successiva votazione dei progetti postati da parte della sua ormai ampia community per decidere quali oggetti produrre e vendere con il marchio Formabilio. Abbiamo chiacchierato con i due fondatori per capire meglio come funziona.

 

Formabilio è ormai un brand molto conosciuto sul web e nel mondo del design. Ci potete raccontare come è nata la vostra idea di azienda?

 

Formabilio nasce da un’idea mia (Andrea) e di Maria Grazia. Oltre ad essere soci siamo anche marito e moglie! A Milano, io avevo il mio studio di comunicazione, mentre Maria Grazia lavorava in una multinazionale, ma dal 2012 abbiamo iniziato a pensare di voler costruire qualcosa assieme, qualcosa che avesse a che fare con il design, con l’eccellenza del design italiano e con il web, qualcosa che stravolgesse in qualche modo il tradizionale iter del progetto ed è nata Formabilio.

Andrea Carbone_Maria Grazia Andali_racchetta_dedalo_founders (1)

 

Al primo concorso ci sono state 20500 registrazioni sulla piattaforma e 540 progetti postati. Tutta questa partecipazione ci ha colto un po’ di sorpresa e in realtà non eravamo nemmeno pronti a numeri di questa entità. Ci siamo dovuti adeguare molto velocemente ad un crescente numero di iscrizioni e progetti.

 

Come mai avete scelto di collaborare con piccole realtà del territorio? Aziende che al massimo arrivano a 50 persone?

 

Il settore dell’arredamento in Italia è costituito da un ristretto gruppo delle aziende “brand” e da una stragrande maggioranza di realtà medie e piccole di cui nessuno conosce veramente il nome. Molte di queste hanno oggi voglia di uscire allo scoperto.

Sono aziende manifatturiere con una grandissima conoscenza che lavorano per i più importanti brand italiani (e non solo) e che hanno fatto grande il made in Italy.

Una delle aziende con cui collaboriamo si è ritrovata addirittura la foto di famiglia sull’Economist con grande soddisfazione di tutti!

 

Quali sono le piattaforme e i modelli (se ce ne sono) da cui avete preso ispirazione per Formabilio?

 

Quando abbiamo ideato Formabilio ci siamo ispirati a realtà come Quirky e Threadless che hanno modelli simili in settori differenti. Anche nel mio precedente lavoro avevo impostato alcuni progetti attraverso la modalità del concorso. Per un cliente anni fa decisi di lanciare un contest su Facebook per l’ideazione di un logo, con un budget molto ridotto. Il risultato fu la partecipazione di ben 700 persone. Abbiamo capito di aver colto un’esigenza molto forte.

 

La decisione di lavorare con degli artigiani per la produzione dei prodotti vi ha mai vincolato? In particolar modo mi riferisco ai tempi di produzione, ma anche alle tecniche di lavorazione.

 

La nostra azienda è ancora in una fase iniziale, quindi le tirature sono ancora ridotte. Ma anche quando i numeri diventassero molto più importanti sono sicuro che non ci saranno problemi; questo perché ci troviamo in un distretto produttivo che è molto flessibile, con interlocutori abituati a lavorare sia con grossi appalti sia con richieste più ridotte. Questo è il motivo che ci ha spinto a trasferirci dalla caotica Milano a Cison di Valmarino, un piccolo gioiello della pedemontana Veneta, immerso nella natura e popolato da meno di 3000 anime.

 

Quali sono esattamente i criteri di selezione e scelta dei progetti che risultano vincitori dei concorsi?

 

Sui sistemi di votazione rispetto all’inizio abbiamo operato diversi cambiamenti, ne stiamo ancora facendo, anche di molto importanti.

Questa è una delle parti fondamentali del nostro progetto, e forse anche la più delicata. Ci sono persone che pur di vincere fanno qualsiasi cosa. All’inizio c’era un utente folle che secondo un nostro calcolo ha lavorato 78 ore della sua vita soltanto per arrivare tra i finalisti.

In un primo momento il sistema era “più voti ricevi = più sali in classifica”, questo anche perché avevamo bisogno di creare attorno a noi una community. Oggi invece il sistema è diventato più qualitativo attraverso delle medie ponderate che ricalcano anche l’attività svolta su Formabilio dalla persona che valuta: un utente che entra nella community per la prima volta ha un peso minore rispetto a chi è attivo o chi addirittura ha vinto dei concorsi. Questo ci ha permesso di avere delle liste di finalisti di ottima qualità.

L’oggetto inoltre deve essere realizzabile e producibile a un costo sostenibile. Quindi l’ok finale viene dato anche dalle aziende stesse.

 

A quanto mi risulta ad oggi i risultati commerciali conseguiti su internet da aziende che operano nel mondo dell’arredamento sono complessivamente deludenti. Voi costituite un’eccezione? Quali sono oggi gli ordini di grandezza di fatturato di una realtà come la vostra?

 

Il sistema casa arredo vale circa 400 miliardi di euro ed è il terzo mercato di consumo mondiale. Di questa cifra 50 miliardi sono già su e-commerce e questo mercato sta crescendo in modo esponenziale. C’è anche da dire che noi operiamo in Italia e purtroppo questo significa affrontare maggiori difficoltà. La maggior parte delle nostre vendite sono fatte in Germania. Ora come ora vendiamo i nostri prodotti in 19 paesi della comunità europea, e stiamo iniziando anche ad affacciarsi al mercato internazionale.

 

Chi sono i partecipanti ai vostri contest? Qual è la fascia d’età media dei designers che propongono un progetto? Principalmente di che nazionalità sono?

 Schermata 2015-03-15 alle 21.50.07

 

 

Lavorando da sempre nel mondo del design sappiamo che è molto difficile accedervi, nonostante ci siano moltissimi laureati in disegno industriale.

Per questo motivo ci siamo chiesti quale fosse il sogno di chi ha studiato design e la risposta è stata ovviamente riuscire a far produrre un prodotto di loro ideazione.

 

In prima battuta abbiamo pensato che sarebbero stati per lo più gli studenti e i neolaureati a partecipare ai nostri concorsi, invece abbiamo notato che ci sono molti designer di professione che partecipano. L’età media dei designer è di 32 anni e tantissimi sono progettisti che già lavorano nel settore. Di tutti i designer attualmente l’80% sono italiani ma il numero degli stranieri cresce adesso più rapidamente.

 

Siete sempre soddisfatti dei progetti che vincono e arrivano alla produzione o a volte avreste preferito soprassedere?

 

Noi ci riserviamo la possibilità di scegliere anche tra i progetti non selezionati dalla community. Mediamente su tre progetti che vengono portati in produzione uno lo scegliamo noi e gli altri due sono tra quelli più votati. Normalmente quindi il problema non si pone. Va detto che spesso le persone tendono a votare i progetti meglio presentati e con le immagini più accattivanti, per cui può accadere che un progetto interessate, ma presentato male, possa essere sottovalutato. Il nostro intervento serve proprio in casi di questo tipo.

 

Considerate il vostro sito una piattaforma dove è possibile fare “design partecipato”? Quanti sono coloro che partecipano attivamente nella discussione del progetto?

 

La nostra idea iniziale era proprio quella di un progetto partecipativo, ovvero quella di far interagire più utenti per collaborare nel migliorare il progetto. Oggi non è ancora esattamente così, ma stiamo andando in questa direzione. I commenti degli utenti della community sono molto utili agli autori stessi che magari non vincono un concorso al primo colpo, ma ripresentano lo stesso progetto in concorsi successivi apportando le modifiche suggerite dalla community stessa.

Anche nel caso di un progetto vincitore teniamo sempre conto dei commenti che sono stati fatti, ciò ci aiuta molto a risolvere i vari problemi che può avere.

 

Ai vostri concorsi partecipano anche designer affermati?

 

Sappiamo che tra gli iscritti ci sono stati anche dei designer molto noti che si sono celati sotto mentite spoglie. Ma su Formabilio non vinci perché sei una personalità importante o nota, la gente vota quello che hai presentato, quindi il rischio di proporre qualcosa che poi non ti votano c’è, ed essendo tutto molto trasparente i volti noti tendono a non partecipare in prima persona.

 

Possiamo dire che con il tempo si stia creando uno “stile Formabilio”?

 

Durante un incontro alla Design Library di Milano Giulio Iacchetti ci aveva detto che il nostro progetto è una sorta di emporio del design, questo perché i progettisti sarebbero stati molto differenti tra loro e quindi sarebbe stato difficile delineare uno stile. Nella realtà poi questo non si è del tutto verificato; in parte a causa dei vincoli e dei materiali di produzione, dall’altra anche in base ai prodotti che sono entrati per primi nel catalogo Formabilio. Gli stessi designer spesso tendono a proporre progetti che abbiano coerenza di linguaggio con quanto già in catalogo e di questo siamo contenti.

 

Come vi difendete dall’annoso problema delle copie? I prodotti che realizzate sono protetti da deposito modelli o altre formule di copyright?

 

In questo caso ci siamo un po’ stupiti. Nel nostro business plan la questione del copyright era proprio una delle voci più problematiche. In realtà nel momento in cui abbiamo iniziato a sviluppare il progetto, grazie ad una consulenza di un avvocato, abbiamo scoperto che i progetti europei divulgati all’interno della comunità di rifermento hanno una tutela pari a un progetto registrato per un periodo di tre anni. Quindi tenerlo nel cassetto è quasi più rischioso che non postarlo su Formabilio.

 

Come vi ponete nei confronti del “sistema design”, mi riferisco a eventi come il salone del mobile e ai rapporti con la stampa specializzata. Quali sono secondo voi le nuove frontiere in termini di comunicazione e strategie commerciali che state sperimentando?

 

Presentiamo i nostri prodotti anche alle varie fiere di settore, ma non partecipiamo all’interno del salone del mobile di Milano perché noi ci rivolgiamo direttamente agli acquirenti finali, non ai distributori, ma ci potete trovare sempre al fuori-salone.

 

Il nostro veicolo principale di comunicazione è la viralità generata dalla condivisione dei progetti messa in atto dagli stessi designer. Abbiamo un ottimo ufficio stampa che coopera con i designer nella fasi di divulgazione. Questo ci ha permesso di avere circa 2500 uscite su riviste anche importanti e a livello globale e ad avere molto traffico sul sito. E’ un processo più lento ma che ci permette di competere con aziende che hanno budget di comunicazione milionari.

 

Concludo con una chicca: secondo AdWords in Italia il numero di ricerche mensili della parola Formabilio è allo stesso livello del brand Cassina. La nostra notorietà è ovviamente in questo momento legata più fortemente alla parte concorsi, più che all’essere un brand di design. Da quest’anno però le cose cambieranno, lavoreremo molto di più sulla riconoscibilità in questa direzione.

 

Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.

Lascia Un Commento