Fare il figlio ai tempi di internet è diventato troppo impegnativo. Ecco le più assurde richieste-tipo genitore-figlio, di @michele_pagani_

A pensarci bene, credo che il mestiere più antico del mondo sia quello del figlio: dare un supporto durante le mille avventure tecnologiche affrontate dai propri genitori è vocazione dell’umanità, fin dall’origine dei tempi. Si narra di genitori che non sapessero incidere la grotta, far volare il piccione viaggiatore, aggiustare la cetra, arrotolare la pergamena. La storia ha visto un susseguirsi di piccoli grandi problemi, nel rapporto mamma-macchina e papà-tecnologia, aggravato negli ultimi anni dal nostro continuo inseguire il nuovo, talvolta superfluo, talvolta salvifico.

I genitori, si sa, sono quelli che negli anni ’90 non sapevano impostare il videoregistratore, nei primi 2000 non sapevano togliere il silenzioso dal Nokia ed ai giorni nostri non sanno ritrovare l’icona scomparsa sullo smartphone. E noi, figli millennials che con la tecnologia ci siamo nati, ci ritroviamo a ridere, spazientirci, scrivere linee guida ed alzare gli occhi al cielo, di fronte all’ennesimo “credo di aver rotto internet”.

Perché fare il figlio, specialmente se col computer ti guadagni da vivere, è una professione che non ti abbandona mai: nel weekend, di notte, durante importanti riunioni di lavoro. Un impiego 24/7: sempre reperibile, sempre pronto a risolvere quel problema insormontabile, sempre all’erta di fronte all’ennesima impasse informatica.

Che poi dai, diciamocelo chiaro: la tecnologia corre e chi muove i primi passi nel magico mondo del www non riesce a tenerne il ritmo. La continua innovazione segue un flusso rapido ed incessante, che da una parte semplifica le cose, ma allo stesso tempo ribalta quello status quo che, a fatica, i nostri genitori erano riusciti a far loro. E quindi, quel post-it con spiegata la procedura per scaricare i film da Emule è da buttare, ora che “Il Gladiatore” si guarda in streaming. Quella lezione sullo “scaricare le fotografie dalla fotocamera” non serve più, ora che c’è il cloud. La tecnologia corre e noi millennials veniamo trascinati senza accorgercene, felici e completamente a nostro agio di fronte ad un telefono senza tasti. Tuttavia, a volte realizziamo che qualcuno è rimasto indietro e ha bisogno di un passaggio. O, meglio, di un salvagente, prima di affogare.

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Per questo motivo, ho raccolto 7 testimonianze (papà, tranquillo, non ho citato le tue, NDR) sulle 7 richieste-tipo del genitore, ai tempi degli smartphone.

1. Lo Spammato

“Non capisco come mai continuano a mandarmi le stesse email, che per altro ho scritto io…” disse il padre, leggendo per l’ennesima volta la “posta inviata”.

2. Lo Startupper

“Ho avuto un’idea fighissima: un sito dove, digitando delle parole, ottieni delle informazioni su quanto cercato”, disse, ignorando l’esistenza di Google.

3. Lo Startupper, capitolo secondo

“Ho avuto un’idea fighissima: un sito dove, cercando dei prodotti di vario tipo, li puoi comprare, a prezzi buoni”, disse, ignorando l’esistenza di Amazon.

4. Il Sedotto e Abbandonato

“Ho un dubbio: io ho Google sul mio computer?”.

5. Il Prestigiatore

“Mi sono sparite tutte le App!”, disse guardando la seconda schermata di iPhone, ignorandone l’esistenza.

6. L’Esiliato

In vacanza: “Quando torniamo a casa, dovrai controllare le mie email”, disse, ignorando il fatto che le fantomatiche “email” non fossero “fisicamente” a casa.

7. L’istogrammer

“Papà, tu hai Instagram?” “Credo di sì… la mia segretaria ogni mese mi manda dei grafici. Credo ci siano anche degli istogrammi”.

La lista potrebbe continuare e continuerà all’infinito. E, forse, pure io, da genitore, andrò ad alimentarla. D’altronde, fa parte dell’evoluzione dell’umanità.

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.

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