Bijoux come non li avete mai visti, Emanuela Botter mescola design e artigianato

Emanuela Botter è una designer e un’artigiana di gioielli. I pezzi che inventa e produce sono composti da materiali poveri, quelli che vengono comunemente definiti come “bigiotteria”. La qualità del suo lavoro non è nella lavorazione di ori e pietre preziose, ma la ritroviamo nello studio e nella progettazione di ogni singola creazione. Il valore aggiunto sta nell’esaltazione dei colori, delle forme e nell’uso sapiente e sperimentale delle varie tecniche di lavorazione.

 

Ciao Emanuela, per prima cosa ci puoi raccontare qual è il tuo lavoro?

Da circa vent’anni produco bijoux con materiali non preziosi.

Torniamo un po’ indietro nel tempo: sappiamo che la tua carriera universitaria si è conclusa con una laurea in architettura con Achille Castiglioni e vorremmo sapere cosa ti ha lasciato quest’esperienza. 

Del grande maestro ho ereditato curiosità e ironia: e come tutti i designer ho il sogno di creare cose alla portata di tutti, e non per quei pochi che si possono permettere gioielli costosi.

Oltre ad Achille Castiglioni, hai lavorato per un periodo assieme a Michele De lucchi, cosa ti ha fatto cambiare strada e abbandonare il mondo dell’architettura e del design per dedicarti all’artigianato di gioielli e oggetti di bricolage?

In verità dopo tre anni da Michele ho lavorato un anno e mezzo come assistente di Ferruccio Laviani e qualche mese nello studio di Angelo Jelmini, con il quale si progettavano le scenografie per le sfilate: è qui che ho conosciuto la mia ex-socia, Marta Cavenaghi: anche lei con la passione per i bijoux, ogni giorno arrivavamo in studio con una collana diversa…..da lì il grande salto (Marta ha preferito continuare sulla strada della scenografia), cominciando con la partecipazione a mercatini organizzati da amiche, proseguendo con le prime fiere di settore quali Macef, Milanovendemoda, Prémière Classe a Parigi.

Quanto ha inciso la tua famiglia nella tua formazione e nelle tue scelte lavorative?

Ah ah!! Alla fine della terza media avrei voluto frequentare la scuola di arte orafa di Valenza Po, ma mia madre mi ha obbligato a fare il liceo scientifico; alla fine del liceo avrei voluto iscrivermi ad un corso per vetrinisti, ma sempre lei, insieme al fidanzato dell’epoca, mi hanno costretto ad iscrivermi ad architettura…. Ho dovuto aspettare di avere 30 anni per poter seguire le mie ispirazioni… Dopodiché son convinta che cinque anni di architettura siano stati utili alla mia formazione: mi hanno lasciato l’attitudine alla ricerca, a vedere le cose con una mentalità più progettuale.

Sia io che mio fratello siamo figli d’arte, nostro padre era Antonio Botter, vignettista. Purtroppo entrambi lo abbiamo conosciuto troppo poco, perché è mancato quando avevo solo 4 anni, ma entrambi (lui è un noto artista che crea dei quadri con il legno) abbiamo sicuramente nel dna la sua creatività.

Wmamma

Che tipo di competenze sono necessarie per il tuo lavoro?

Sicuramente una buona manualità è indispensabile. E poi creatività, e molto lavoro di osservazione dei lavori degli altri: come diceva Leonardo, un genio non copia, ma ruba.

Oltre a lavorare sul gioiello ti dedichi molto al ricamo. Abbiamo visto nel tuo sito molti disegni di bambini ricamati su dei pezzi di stoffa. Ci puoi raccontare qualche dettaglio della storia di questo progetto?

 Il primo ricamo è nato per caso: circa otto anni fa avevo bisogno di un raccoglitore per i disegni di mio figlio, ho rivestito un quaderno con un vecchio lenzuolo, e visto l’uso futuro del raccoglitore ho pensato di ricamare un suo disegno sulla copertina: il risultato mi è piaciuto molto (“Emanuela, hai fatto un capolavoro!”, questo è stato il commento del figlio di una mia amica quando ha visto un suo disegno trasformarsi in un arazzo luccicante). I gioielli avevano subito un arresto, vuoi la crisi, vuoi la concorrenza estera incalzante, ho pensato di crearmi una nuova nicchia, dopotutto di bambini ne continueranno a nascere; e questa poteva essere una risposta alla concorrenza cinese, che riesce a tenere prezzi bassi perché produce grandi numeri: e io, invece, faccio cose su ordinazione!

Chi sono i tuoi clienti? Lavori su commissione oppure prima crei i tuoi prodotti e poi cerchi di venderli?

 Il mio stile è sempre stato minimalista ma minuzioso, poco pacchiano o vistoso, che si apprezza guardando i gioielli da vicino: per questo il mio mercato di elezione è sempre stato l’estremo Oriente, Giappone in primis, in grado di apprezzare la manualità italiana. Ho cominciato a contattare i primi clienti attraverso le fiere, in un secondo tempo avevo trovato una showroom che lavorava direttamente a Tokyo.

In alcuni casi le mie clienti sono le amiche e le amiche delle amiche. Il bello di un’attività individuale è il potersi concedere il privilegio di fare tutti pezzi unici che poi faccio vedere, ma ultimamente mi è capitato anche di smontare collane che mi vengono fornite e rimontarle con il mio estro. Una specie di customizzazione su ordinazione…

 

Cosa cerchi di trasmettere attraverso le tue creazioni?

Mi piace pensare che chi sceglie le mie cose è più attento alla ricchezza di un prodotto fatto a mano che al valore economico di materiali preziosi. Amo molto i colori e abbinarli in modi improbabili: mi piacerebbe che le donne che indossano i miei gioielli eliminassero tutti i capi neri dai loro guardaroba!

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Quali sono i materiali che preferisci usare nella creazione dei tuoi gioielli? …e quante tecniche di lavorazione artigianale conosci?

Preferisco soprattutto materiali naturali: il vetro, la madreperla e la seta, questa solo se proveniente da cravatte! In quanto a tecniche, sono un’autodidatta: mia nonna mi ha insegnato le basi dell’uncinetto, che applicato a fili di nylon, o a fili metallici, dà risultati sorprendenti. E poi macramé, telaio, incatenato….L’anno scorso, in una merceria francese, ho trovato un attrezzo in silicone per fare le coccarde: l’ho comprato, ci ho attorcigliato attorno un sottile filo metallico, e ho ottenuto dei fiori bellissimi!

Con la diffusione di internet è cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare?

 Da questo punto di vista mi sento molto vecchia: certo, è molto più facile fare ricerca e vedere cosa fanno gli altri; e ogni settimana aggiorno il mio blog perché è sicuramente una finestra aperta sul mondo; ma da qui ad avere l’account su Instagram, Flickr, Pinterest, Twitter….no grazie, preferisco muovere le mani per produrre cose nuove!

 

charms

Ultimamente sono sempre più conosciuti siti come Etsy.com, che fanno da “vetrina” a tutti quei bricoleur che vogliono vendere attraverso la rete le proprie creazioni, oppure come shapeways.com che vendono gioielli stampati in 3d. Ci sono molte persone che vivono attraverso questi canali. Tu hai mai provato ad entrare e lavorare in queste piattaforme? Trovi che la concorrenza sia aumentata?

 Sfoglio spesso i siti di bricolage a caccia di idee da rielaborare, e per un periodo ho avuto una vetrina su Blomming, ma non ho mai venduto niente; un po’ per colpa mia, che non sono in grado di fare foto accattivanti; un po’ perché questi siti hanno milioni di prodotti. O investi qualcosa nella promozione per apparire nelle prime pagine, oppure le probabilità che ti trovino sono pochissime; un po’ perché comunque i miei gioielli vanno presi in mano, vanno guardati da vicino…non basta una foto per capirne la qualità!

La stampante 3D mi stuzzica, per creare nuovi moduli da assemblare in seguito: non è detto che prima o poi non mi decida a tecnologizzarmi!

E sì, la concorrenza è aumentata, anche perché è un’attività che non richiede particolari investimenti, i materiali si reperiscono abbastanza facilmente, in molti si sentono in grado di creare gioielli, in parecchi ci riescono; anche per questo ho deciso di ridurre l’attività: sia per concedermi il privilegio di seguire mio figlio (praticamente lavoro solo quando la scuola è aperta…), sia perché la vendita diretta consente di contenere i prezzi (oramai il ricarico di un rappresentante e di un negozio fanno gravitare i prezzi in modo esponenziale), sia perché un’attività piccola dà molte meno preoccupazioni pur lasciando la soddisfazione di fare un mestiere creativo, e quindi di passare buona parte della giornata svolgendo un lavoro piacevole. E questo non ha prezzo.

 

Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.

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