Ecco come trasformare tuo figlio in un piccolo genio e stimolare la sua creatività, di @marcelloziliani

iStock_000022814849LargeSebbene ancora oggi ci siano dei lavori intramontabili, tramandati da generazioni e magari semplicemente alleggeriti dagli strumenti tecnologici, ogni anno riviste, blog e quotidiani dichiarano che il mercato del lavoro sta velocemente cambiando e che nuove professioni prenderanno il posto di quelle ormai obsolete.

Vista la rapidità con la quale i mestieri tramontano o mutano non è raro che, guardando i propri figli giocare al parco, ci si chieda quale potrà essere la loro professione tra 20 anni.

L’auspicio più grande di un moderno genitore è quello di sperare che i propri figli abbiano gli strumenti necessari non solo per adattarsi ai lavori proposti dal mercato, ma anche per immaginare nuove professioni, magari divertenti e redditizie. Per cercare di preparare i bambini sin da piccoli a queste sfide è necessario fare in modo di stimolare la creatività, mantenendo viva la loro curiosità e la loro voglia di giocare e sperimentare. Fortunatamente oggigiorno di alternative ce ne sono moltissime.

Una delle prima attività necessarie allo sviluppo dell’immaginazione è, a detta di tutti, l’attività manuale. Il lego è certamente uno strumento fondamentale che permette di immaginare e costruire un proprio mondo, ma cosa succederebbe se al posto dei famosi mattoncini multicolore si desse in mano ad un bambino di setto o otto anni un trapano elettrico? Tutto ciò accade veramente, a Toronto, in Canada al “maker kids”: un laboratorio che fonde assieme il metodo educativo elaborato da Maria Montessori e le pratiche sperimentali proprie dei fab lab. In questo contesto i piccoli Archimede sono liberi di sperimentare non solo con i materiali, ma anche con i macchinari di fabbricazione: non è raro vedere bambini che tengono in mano un saldatore, un martello o un avvitatore. Costantemente supervisionati da adulti le attività del laboratorio si svolgono in modo da educare alla responsabilità: i bambini più grandi insegnano e controllano quelli più piccoli. In questo ambiente non solo si gioca, ma si inventano nuovi mondi, nuove avventure ma anche nuovi giocattoli.

Nello stesso contesto, ma questa volta in modo più diffuso in quasi tutti i fab lab esistenti, i bambini di oggi hanno anche la possibilità di imparare a programmare e dare letteralmente “vita” agli oggetti che costruiscono.

 

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Essere in grado di programmare (coding) sembra essere un requisito fondamentale per la preparazione dei ragazzi di oggi. Perfino Barack Obama ha esortato i giovanissimi americani a non utilizzare i videogiochi e le app preconfezionate, ma cercare di crearle da soli.

Come al solito, anche in questo, la rete può dare un grosso aiuto: un primo importante esempio di come i bambini possono imparare facilmente le regole della programmazione viene dato da scratch, allo stesso tempo una piattaforma e un linguaggio di programmazione elementare, nato all’interno del Mit media Lab che permette di creare simulazioni animate, interattive e semplici giochi. Un altro stimolante gioco per l’educazione dei bambini al “coding”, nato grazie ai contributi degli interessati tramite Kickstarter, arriva dal robottino Dash and Dot di Makewonder, che permette, attraverso il gioco di espandere le sue stesse funzioni e movimenti grazie alla programmazione tramite tablet o smartphone.

 

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Bisogna tener presente che questa pratica non serve a dare vita ad un esercito di piccoli ingegneri programmatori, ma favorisce la formazione di una forma mentis computazionale che agevola il ragionamento “algoritmico” proprio di coloro che tendono a trovare con facilità soluzioni a problemi complessi.

Manualità e attitudine al “coding”, non sono però sufficienti; è altrettanto necessario stimolare i propri figli alla curiosità. L’interesse verso il mondo esterno viene certamente incoraggiato nell’ambiente scolastico, ma anche a casa i genitori possono dare un proprio contributo. Come diceva Albert Einstein: “L’immaginazione è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata a ciò che sappiamo e comprendiamo in questo momento, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero e tutto quello che c’è ancora da sapere e da comprendere”. L’immaginazione dei bambini viene spesso sollecitata attraverso il racconto e la lettura delle fiabe oppure tramite la vera e propria costruzione di realtà fantastiche e di castelli fatati fatti di lenzuola, manici di scopa e pezzi di cartone colorato. I moderni genitori, però, non si limitano ad inventare questi giochi, ma hanno la possibilità di condividerli con altre persone, utilizzando ad esempio i social network. La designer Selene Tunesi, ad esempio, racconta e condivide tramite Instagram, attraverso una raccolta di immagini, i giochi creativi inventati per sua figlia Luce di due anni.

Il mondo, però, non si deve solo costruire, o immaginare, ma si può anche esplorare. Il viaggio, sia in senso fisico che mentale è stato da sempre uno dei più importanti stimoli alla curiosità. I moderni genitori, possono quindi cercare di impegnarsi nell’organizzazione di escursioni o vacanze che stimolino la fantasia dei propri figli, che permettano di praticare sport e movimento, ma soprattutto che consentano di esplorare la realtà esistente. Per agevolare il gravoso compito organizzativo alcuni interessanti spunti arrivano proprio dal web. Ad esempio, un sito che dà svariati consigli utili per l’organizzazione di un viaggio in famiglia è “trip4kids”: un blog e futuro portale nel quale è possibile trovare interessanti consigli sui luoghi da visitare, sulle attività che i bambini possono praticare e sui posti dove alloggiare.

 

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Due ulteriori strumenti utili ai bimbi di oggi per affrontare la vita adulta sono infine lo sport e l’insegnamento delle lingue straniere.

Il gravoso compito dell’insegnamento della lingua straniera viene sempre più agevolato dalla moltitudine di cartoni animati visibili in lingua originale, di videogiochi attraverso i quali i bambini sono portati a confrontarsi con coetanei stranieri, ma anche di insegnanti preparati che fin dall’asilo nido cantano filastrocche in inglese a bimbi e neonati.

Infine, parlando di sport, oltre ai classici corsi di judo, calcio, danza o tennis, oggi è possibile praticare il parkour che consiste nell’utilizzare gli oggetti che si trovano comunemente nelle città come veri e propri attrezzi ginnici. Un esempio di questo approccio arriva da milanmonkeys, un’associazione nata nel capoluogo regionale lombardo che oltre a corsi sportivi “classici” vuole promuovere la libertà di movimento in città. Questo tipo di sport non permette solamente di fare attività fisica, ma consente anche lo sviluppo di capacità di immaginazione ed esplorazione: i bambini, infatti, vengono incoraggiati a trovare degli utilizzi sempre differenti degli oggetti sparsi nel territorio urbano.

Per i bambini, però il massimo viene raggiunto quando lo sport si fonde con la ricerca, la ricerca di indizi per una caccia al tesoro di dimensioni globali. È questo il caso di geocaching che attraverso dei localizzatori gps sparsi per tutto il mondo ha creato una rete di oggetti da scovare tramite il proprio smartphone, incentivando in questo modo la curiosità, il movimento, ma anche il senso d’orientamento di bambini, ragazzi e genitori!Painted-Chasm-II

 

Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.

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