Droni e stampa 3D, il futuro dell’architettura secondo Michela Colaone, di @SylviaPusceddu

cover michela colaone

Quello dell’architetto è un mestiere antico: il suo ruolo venne definito per la prima volta dal romano Marco Vitruvio Pollione nel De architectura, trattato latino che definì per la prima volta questa disciplina. Nonostante la tradizione millenaria, si tratta di una professione in continua evoluzione e ne abbiamo la prova quando osserviamo i droni sorvolare i cantieri, oppure ci incantiamo di fronte alle simulazioni tridimensionali più verosimili. Michela Colaone, l’architetto di arCM design, mi ha colpito perché ha fatto un passo ulteriore verso il futuro e, utilizzando modelli realizzati con la stampante 3D, dà un valore aggiunto alle sue progettazioni. Questa è la ragione che mi ha spinta a intervistarla per The Perfect Job.

 

Quale è stata la tua formazione?

Mi sono laureata nel 2006 al Politecnico di Torino in Architettura per il Restauro e, ben prima che l’aggiornamento professionale diventasse un obbligo, ho sempre partecipato con piacere a progetti formativi che mi consentissero di essere sempre aggiornata dal punto di vista normativo e sulla possibilità di applicare le nuove tecnologie al mio settore professionale. Per questo l’anno scorso ho conseguito l’attestato teorico all’utilizzo di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto – i droni – e di recente ho cominciato ad affiancare alla progettazione tridimensionale la realizzazione dei modelli 3D.

 

Come è nata la necessità di avvalerti di un supporto 3D?

Ritengo sia doveroso mettere al centro della progettazione l’esigenza del cliente. Spesso per i progettisti è chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere, ma non lo è altrettanto per il cliente. Pur realizzando piante, prospetti, sezioni e l’immagine tridimensionale di come sarà realizzato l’edificio o ristrutturato l’immobile, è difficile, per chi non ha mai affrontato una costruzione o una ristrutturazione, immaginare “come sarà”. È per questo che la resa finale del modello aiuta a scegliere, anticipare eventuali dubbi o cambiare eventualmente direzione.

 

Qual è il tipo di cliente che cerca questo servizio?

Devo dire che i clienti sono tutti piacevolmente sorpresi dai modelli realizzati. Il cliente che in fase di progetto richiede la restituzione grafica tridimensionale, è già propenso all’acquisizione del modello 3D. Di prassi il modello è relativo alla struttura e alla disposizione interna degli ambienti. L’arredo interno e la colorazione invece vengono personalizzati solo su richiesta.

 

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Seguo i clienti dalla scelta dell’immobile da acquistare, alla sistemazione interna ed esterna, fino alla scelta delle finiture e dell’arredamento.
Per capire le esigenze dei clienti spesso devo calarmi nei loro panni: mediare tra moglie e marito, genitori e figli e avere attenzione per tutti gli occupanti della casa, animali compresi. La parte più divertente è quando ci sono dei bambini piccoli, con le idee chiare e tanta voglia di partecipare al “progetto”. Allora progettare per me diventa un gioco in cui coinvolgerli! E poi, la parte in assoluto più bella è la consegna delle chiavi di casa. È un momento importante e commovente. Significa partecipare a un momento intimo: l’inizio di una nuova vita! Leggere la soddisfazione negli occhi del cliente ti ripaga di tutti gli sforzi spesi durante la realizzazione del progetto.

 

Quali sono i progetti per il futuro o quelli a cui stai lavorando?

Sto sperimentando diversi materiali – biodegradabili – per arrivare a individuare quello che meglio risponde alle mie esigenze, ovvero un aspetto finito liscio che possa essere dipinto con colori acrilici senza un preventivo trattamento superficiale. È un settore in continua evoluzione al quale ho appena cominciato ad appassionarmi. In futuro si vedrà… chi si ferma è perduto!

Scritto da Silvia Pusceddu
Ho iniziato a disegnare quando ancora non capivo la differenza tra una parete e un foglio di carta… Da bambina immaginavo storie che avevano per protagonisti amici immaginari, desideravo raccontarle, lo facevo per immagini. Ho scritto il mio primo racconto quando frequentavo le elementari, con la complicità della mia splendida Olivetti da viaggio, color carta da zucchero. Da allora non ho mai smesso di scrivere e disegnare. Per lavoro e per passione.

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