Da oggi i robot sono in grado di replicare la nostra scrittura. Pensaki: la prima startup sulla calligrafia, di @Loremann

Se avete visto Her, il film di Spike Jonze su un futuro non troppo lontano, vi ricorderete che il protagonista Theodore lavora come scrittore. Seduto davanti al suo schermo, costruisce messaggi intimi e privati che detta a un computer. Quando dà l’ordine di stampare, Theodore si ritrova in mano una lettera dalla grafia semplice ed elegante, pronta per essere spedita a una coppia lontana. Ecco, Pensaki è più o meno la stessa cosa.

 

Diciamo più o meno la stessa cosa perché, diversamente da Her, il contenuto delle lettere ce lo dovete mettere ancora voi. Per il resto, gli ingredienti da fantascienza futuribile ci sono tutti. Tutto merito di Antonio Brissa, manager del settore informatico e fondatore di Pensaki (che in giapponese significa “pennino della stilografica”), un’azienda che unisce calligrafia, robot e stile impeccabile.

 

Antonio Brissa

Antonio Brissa – foto di Michael Hudler

Come riporta Internazionale, il prodotto di Pensaki sono lettere “che sembrano scritte a mano con la penna e l’inchiostro, ma in realtà sono prodotte da una macchina”. L’idea di Brissa è quella di dare un valore aggiunto alla comunicazione scritta, in modo da farla spiccare nell’oceano dei messaggi digitali. Scrivere una lettera al computer per poi stamparla su carta non basta più: meglio rivolgersi a un robot in grado di impugnare una stilografica per imitare perfettamente la scrittura umana.

 

I servizi di Pensaki vanno dalla scrittura di un semplice biglietto di saluti da quattro euro fino a vere e proprie campagne di comunicazione sulla scala delle migliaia di euro. Per mettere in azione i robot scrittori basta caricare un pdf con il testo della lettera sul sito, scegliere il tipo di carta, la busta e lo stile della grafia. I più attenti ai dettagli possono addirittura chiedere ai robot di Pensaki di imitare la propria grafia.

 

L’approccio di Brissa ha convinto la banca danese BRFkredit, che ha scelto di comunicare con i propri clienti in difficoltà economiche con il mutuo inviando delle lettere scritte a mano, ben sapendo che le comunicazioni di questo tipo venivano spesso ignorate e cestinate. A quanto pare, vedere un indirizzo scritto a mano spinge le persone a prestare maggior attenzione a quel pezzo di carta – qualunque sia il messaggio contenuto.

 

La pensano allo stesso modo anche in Germania, dove l’ufficio per la riscossione dei tributi avrebbe ottenuto grandi risultati con i contribuenti a cui era stata inviata una comunicazione personalizzata con la grafia “fatta a mano” dai robot. Come ha raccontato Brissa al magazine tedesco Brand Eins, l’impatto visivo delle lettere di Pensaki è così forte da lasciare di sasso anche gli impiegati delle poste tedesche.

 

Pensaki lettera-occhiali

 

Insomma, anche se il destinatario di una lettera Pensaki sa che a scriverla è stato un robot, il risultato rimane: avere tra le mani un documento scritto “a mano” è una vera rarità al giorno d’oggi. Certo, gli insegnanti continuano a correggere i compiti in classe degli studenti, ma è pur sempre vero che i computer hanno ormai sostituito carta e penna quasi ovunque.

 

Pensaki è uno dei molti casi in cui i robot cercano di fare lavori creativi al posto degli esseri umani. Sappiamo anche che certi robot scrivono meglio di alcuni giornalisti e che un gruppo di scienziati che sta lavorando a un metodo computazionale, ancora rudimentale, in grado di tradurre le frasi scritte in immagini. Con uno sforzo di fantasia possiamo immaginare delle macchine che, in futuro, tradurranno in testi ed immagini tutto ciò che pensiamo. Ecco, sarà un futuro molto, molto lontano.

Credits: Pensaki
Scritto da Lorenzo Mannella
Science writer, fixer e comunicatore. Faccio troppe cose, e ne vedo ancora di più. Seguo i progetti Horizon 2020 in agricoltura sostenibile per l'Università di Modena e Reggio Emilia. Scrivo anche per DailyBest. Amo la fantascienza perché è molto reale.