Cronache dal profondo artigianato italiano: i Dorigatti e la fonderia di Vulcano

Quando fuori inizia la stagione brutta, e piove, e nevica, niente di meglio che scaldarsi in una fonderia. Siamo andati a trovare Emilio e Rossano, che ci hanno raccontato come fanno a creare mille oggetti diversi dalla sabbia bruciata.

Padre e figlio, i Dorigatti sono fonditori e realizzano qualsiasi pezzo in metallo gli venga chiesto, in ottone, alluminio, bronzo, argento. Il rame no, quello ha bisogno di un altro tipo di lavorazione, perchè non si lavora fuso, ed è meglio che mantenga una consistenza quasi gelatinosa. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo.

 

Entrare nella loro fonderia è stato come essere catapultati indietro di secoli: le tecniche che usano sono vecchie di quasi 3000 anni…e oggi, tra Verona e Innsbruck, questo è l’unico luogo dove poter scoprire e farsi realizzare oggetti con questa antichissima tecnica, la fusione a terra.

“Noi lavoriamo ancora con gli stessi strumenti e metodi di secoli fa, dopo tanti tentativi in questi anni abbiamo capito che è il sistema che funziona meglio.”

Questo mestiere infatti ha una storia che parte da lontano, che affonda le radici nel più lontano passato, quando era necessario costruirsi gli oggetti indispensabili per la vita di tutti i giorni: il coltello, il martello, la punta della freccia, la falce per la raccolta dei prodotti della terra…

Una storia che parte da una tradizione lontana e che però finisce per realizzare oggi alcuni dei prodotti più lussosi del contemporaneo, perché i nostri fonditori creano pezzi di ricambio per le auto delle marche più prestigiose, componenti speciali che non si trovano più da nessuna parte, o prototipi di modelli futuribili che vedremo, forse, domani.

Emilio ci mostra uno dopo l’altro tanti oggetti strani e per ognuno ha una storia che ci racconta con un misto di orgoglio e di timidezza.

“Questo lo vedi questo? Sai cos’è? È l’insegna dell’Orient Express, andava sul treno… e questo è una parte del motore di una auto da corsa, un modello riservato, no, non posso dire il nome della casa…”

Rossano ha seguito il padre nella bottega che ha creato negli anni settanta, dopo essersi impratichito a sua volta in altre fonderie della zona, e oggi è lui a proseguire l’attività, forte anche dell’esperienza di Emilio.

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Rossano ci racconta e ci mostra come avviene il processo…

“La caratteristica principale della tecnica di fusione in terra è quella di creare la forma nella terra. La terra da fonderia è costituita da sabbia di quarzo impastata con argilla ed alcuni additivi.”

Il procedimento per creare lo stampo, partendo da un modello che lascia la traccia nella terra, è complesso e richiede parecchia attenzione, cura e precisione. L’abilità manuale e l’esperienza è indispensabile per realizzare uno stampo che sia perfettamente aderente al modello di partenza.

“Una volta che abbiamo lo stampo, la magia viene fatta da questa sabbia nera. È tutto un lavoro di forza e delicatezza”

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Nella fonderia vengono lavorati principalmente alluminio e ottone che richiedono un tempo di lavorazione che va dall’ora e mezza alle due ore, con una temperatura di fusione che va dai 750 ai 1000 gradi centigradi…

Noi siamo incantati dalla montagna di sabbia nera, già bruciata, che occupa buon parte dello spazio di lavoro.

“Quando qualcuno mi guarda lavorare mi dice che sembra stia facendo delle torte. Si, gli dico: torte di cioccolato e zucchero a velo!!”

Dall’altro lato, un forno quasi primordiale, da cui esce una luce vulcanica e un caldo perpetuo che pervade lo spazio. E qui ci tornano alla mente i miti greco romani, e il legame che quelle vicende di dei e semidei intrattenevano con il fare quotidiano degli artigiani.

“Qui non serve mai scaldare, c’è sempre il fuoco che tiene compagnia. Certo che d’estate a volte è un amico di cui si farebbe volentieri a meno.”

Rossano ed Emilio sono ora pronti per la colatura; i cannelli che hanno inserito nella forma servono sia per colare il metallo fuso all’interno della scatola di fusione, dall’altro a fare uscire il vapore che si crea al suo interno.

“La colata è il momento più delicato, ancora oggi dopo mille volte che lo faccio mi emoziono.”

E in effetti, quando Rossano apre la scatola di fusione, al suo interno ecco che appare un’aquila, perfettamente delineata, dove prima c’erano solo dei segni nel vuoto.

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Anche oggi, la magia che si ripete da millenni, si è compiuta alla perfezione.

 

Fonti fotografiche:
Vita trentina, foto di Gianni Zotta
Sito Fonderia Dorigatti

Scritto da Eleonora Odorizzi
Cresce nell'immaginario transculturale austroungarico, assorbendone il senso estetico, il piacere dell’osservazione e l'attitudine al dubbio. Applica il metodo progettuale assunto durante la formazione come architetto, alla creazione di connessioni, applicando i metodi e le dinamiche del service e relational design in ambito turistico e culturale, operando con istituzioni e soggetti privati.

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