Con la tecnologia si può veramente riportare in vita l’arte e l’architettura? Ecco cosa è successo alle Torri Gemelle e al Buddha di Bamiyan. Di @valentinatanni

bamiyan

Opere d’arte distrutte, edifici crollati, manufatti scomparsi o rubati. Preziose testimonianze culturali che svaniscono per sempre, per mano dell’uomo o grazie alla forza erosiva del tempo. Nonostante gli sforzi sempre più consistenti nel campo della conservazione e del restauro, spesso la violenza degli uomini e le forze della natura prendono il sopravvento, portandosi via per sempre pezzi importanti della nostra storia artistica e culturale. Ma la tecnologia ci viene in aiuto, dimostrando ancora una volta di essere uno strumento flessibile e prezioso, in grado di piegarsi agli usi più diversi. L’esempio più recente viene dall’Afghanistan, dove i monumentali Buddha di Bamiyan, spettacolari statue in pietra arenaria incassate nella montagna e distrutte nel 2001 a colpi di esplosivo dai Talebani, sono state riportate virtualmente in vita grazie agli ologrammi. Lo scorso 7 giugno infatti, i coniugi cinesi Janson Yu e Liyan Hu, attualmente impegnati in un giro del mondo per completare un documentario, hanno deciso di ricostruire l’immagine virtuale dei Buddha.

Bamiyan-buddha

Grazie a un proiettore ad altissima definizione (costato oltre 120mila dollari), l’immagine tridimensionale delle statue è tornata ad occupare le nicchie rimaste tristemente vuote per oltre 14 anni. Nonostante l’evento non sia stato pubblicizzato, oltre 150 persone si sono presentate per assistere al suggestivo spettacolo; un’iniziativa di grande portata simbolica, che se non ha di fatto riportato le statue al loro antico splendore, le ha fatte rivivere attraverso il potere abbagliante della luce, per una manciata di minuti. Non è tra l’altro la prima volta che i Buddha di Bamiyan diventano oggetto di un tentativo di “ricostruzione tecnologica”: aveva già tentato l’impresa l’artista giapponese Hiro Yamagata nel 2005 con una serie di proiezioni laser. Il suo progetto, tuttavia, che prevedeva l’uso di 14 raggi laser alimentati tramite energia solare ed eolica, per un costo complessivo di circa 9 milioni di dollari, non ha mai visto la luce.

Tribute_in_Light
Un’idea simile è stata invece realizzata a New York nel 2002 dallo scultore Paul Myoda, che per commemorare l’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, realizzò la suggestiva opera Tribute in Light, in cui una coppia di raggi luminosi sostituiva i palazzi crollati. L’installazione, da allora, è stata riaccesa una volta all’anno fino al 2012, per essere poi spostata in una diversa collocazione.
Un altro esempio da ricordare è l’ambizioso Project Mosul, un’iniziativa che si propone di ricostruire, grazie all’aiuto delle fotografie di archivio e delle stampanti 3D, tutti gli oggetti storici distrutti dall’ISIS a Mosul, in Iraq. Per raggiungere l’obiettivo, i responsabili del progetto stanno chiedendo la partecipazione di tutti, raccogliendo il maggior numero di scatti fotografici possibile, in modo da rendere le ricostruzioni ancora più fedeli.

 

www.projectmosul.org
www.mas.org/programs/tributeinlight

Scritto da Valentina Tanni
Storica dell'arte e curatrice di mostre, si interessa principalmente del rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Ha fondato e gestisce numerosi blog e riviste online.

Lascia Un Commento