Con i droni si possono fare veramente i soldi? Di @Loremann

Gli Stati Uniti li hanno scelti come arma preferita per la lotta al terrorismo, ma i velivoli senza pilota non sono più solo strumenti di guerra. Secondo Business Insider, nel prossimo decennio il mercato dei droni commerciali sfiorerà il 12 percento del totale. Che si tratti di consegna pacchi a domicilio, riprese video professionali o semplice svago all’aria aperta, gli elicotteri di piccole dimensioni sono arrivati in picchiata nelle nostre vite.

 

Online e nei negozi si trovano modelli a basso-medio costo, come i droni a marchio Parrot dotati di videocamera e sistemi di controllo attraverso smartphone. Le riprese in volo sono diventate così popolari che, secondo Forbes, anche il marchio GoPro sarebbe intenzionato a lanciare la propria linea di droni per il mercato al dettaglio.

 

Ma a utilizzare i droni non sono soltanto gli appassionati del settore. Esistono anche migliaia di professionisti che, in modi diversi, decidono di utilizzare i droni per dare una svolta al settore in cui lavorano. Intorno agli aerei a pilotaggio remoto (APR), che vanno dagli esacotteri ai droni alati, sono nate nuove opportunità di lavoro in diversi settori.

Come si vola in Italia

I professionisti degli APR sono decollati anche in Italia, tanto da spingere l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) a varare un regolamento normativo per il settore. Pilotare un drone non è un gioco da ragazzi, e l’ENAC ha perciò deciso di imporre un patentino di volo ai professionisti, insieme all’obbligo di assicurare il proprio velivolo contro eventuali danni a persone e cose. Come vanno le cose? A sette mesi dall’entrata in vigore del regolamento, sono state rilasciate 253 autorizzazioni per volare sui cieli italiani.

 

drone

 

Il set di regole imposto dall’ENAC si è subito scontrato con la realtà dei fatti: gran parte degli APR volerebbe ancora in modo illecito. Durante l’ultima Roma Drone Conference è emerso che il 98 percento dei voli professionali sarebbe condotto senza alcuna autorizzazione. Per gli aeromodelli, cioè i velivoli a solo scopo ricreativo e sportivo, la situazione è più semplice e si applicano le regole elencate in un’altra sezione del testo ENAC.

 

Anche negli Stati Uniti è in corso un dibattito molto acceso sulle norme che limitano l’utilizzo dei droni, ma nel caso italiano si tratterebbe di una questione legata all’eccessiva burocrazia. Ogni professionista degli APR che vuole far decollare un drone deve infatti richiedere il permesso di volo all’ENAC. Come potete immaginare, eventuali ritardi nello svolgimento della pratica possono mandare in fumo intere giornate di lavoro.

 

D’altra parte, ai piloti professionisti di APR deve essere riconosciuto un bagaglio di esperienza tecnica.

A questo proposito, la rivista DronEzine ha raccolto su una mappa le scuole di volo italiane riconosciute dall’ENAC.

 

Anche chi è un asso del cielo deve tornare a studiare, e la domanda di rito sorge spontanea: il regolamento sui droni può essere migliorato? Forse sì, magari ascoltando la voce di chi vuole far decollare la propria impresa in Europa. Come si legge in un post di Riccardo Luna, quello dei droni è “un settore, che oggi riguarda 200mila persone, sul quale dovremmo scommettere”.

Credits: Ted Eytan/Flickr | Don McCullough/Flickr
Scritto da Lorenzo Mannella
Science writer, fixer e comunicatore. Faccio troppe cose, e ne vedo ancora di più. Seguo i progetti Horizon 2020 in agricoltura sostenibile per l'Università di Modena e Reggio Emilia. Scrivo anche per DailyBest. Amo la fantascienza perché è molto reale.

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