Come si cerca (e si trova) lavoro oggi, di @Trumphy

Ogni giorno un esercito silenzioso di oltre tre milioni di italiani (tanti sono i disoccupati nel nostro paese) manda curriculum, si presenta ai colloqui, ma resta senza impiego e senza stipendio.

Eppure le grandi aziende (specialmente nel campo dell’informatica) non solo assumono, ma a volte faticano a trovare candidati.

“Massima attenzione ai dettagli e concentrazione sul prodotto che devi vendere nel migliore dei modi: te stesso.”

Queste le parole di Mariafrancesca, 26 anni e il sogno di fare carriera all’interno di una grande azienda.

“All’inizio mandavo curriculum a tutti e bussavo a ogni porta, ma non capivo cosa stessi sbagliando e perché le risposte non arrivavano mai.

Poi studiando e imparando da i miei stessi errori ho realizzato che quello che non funzionava non era in me, ma nel mio approccio.

Alla fine ho scelto io l’azienda per la quale lavorare tra le cinque che mi avevano selezionata.”

 

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La ricerca

Per prima cosa chiarisciti le idee sul settore in cui ti vuoi inserire, datti degli obiettivi coerenti e sviluppa una vera strategia di ricerca.

Inutile dirlo, Internet aiuta con i diversi siti di annunci, tra i più importanti sicuramente Linkedin, Indeed e Monster.

Attiva le notifiche via mail sui lavori che ti potrebbero interessare, in questo modo se si apre una posizione sarai tra i primi a saperlo.

Non inviare il tuo curriculum ovunque

Il curriculum

Che il curriculum formato europeo sia un errore ormai sembra accertato, ma come si costruisce un buon curriculum?

“Il curriculum è il tuo biglietto da visita e lo devi fare tu”, può sembrare scontato ma a volte, per mancanza di tempo o per pigrizia, ci si affida a formati standard e anonimi.

Cercare lavoro è come vendere porta a porta: vai da qualcuno interrompendo la sua giornata per vendere il tuo tempo e le tue competenze.

Adatta il curriculum in base all’offerta di lavoro

Molta gente pensa che cercare lavoro riguardi esclusivamente se stessi: chi sei, quello che sai fare e la tua esperienza.

Il protagonista però non sei tu, ma l’azienda alla quali ti offri.

  • Il tuo curriculum deve parlare all’azienda
  • Il tuo colloquio deve focalizzarsi sull’azienda
  • Tu devi diventare quello che vuole l’azienda

Bisogna iniziare a pensare al curriculum come la chiave per riuscire ad arrivare al colloquio.

Un reclutatore dedica tra i 20 ai 40 secondi al tuo curriculum, quindi concentrati sulla prima metà pagina, inserendo un riassunto delle tue competenze, dei tuoi punti forti e del perché potresti essere un vantaggio per chi ti assume.

Inserisci delle parole chiave

Molto spesso quando una grande azienda cerca personale, una prima scrematura dei curriculum è affidata a dei software che analizzano i profili secondo un sistema di parole chiave. Usa quindi alcune parole presenti nel bando e fai riferimenti all’azienda.

Scrivi solo quello che dà risalto alle tue competenze

  • Esperienze rilevanti
  • Competenze
  • Risultati ottenuti
  • Lascia fuori tutto quello che non è indispensabile

Attenzione ai dettagli

Non ridurre il tuo curriculum a spam ma punta alla qualità.

Per sostenere tanti colloqui non devi mandare tanti curriculum, ma mandare curriculum efficaci, quindi cerca di differenziarti dalla massa.

Quelli che dedicano tempo a ogni annuncio di lavoro, personalizzano curriculum e lettera di presentazione, si contraddistinguono per la loro cura nei dettagli.

Il curriculum non basta: fai networking

La maggior parte dei lavori in Italia, ma anche nel mondo, non vengono pubblicizzati. Questo non (sempre) perché si predilige l’amico o il parente, ma perché in questo modo si abbassa il rischio di assumere una persona sbagliata e si risparmia tempo, evitando di dover leggere centinaia di curriculum e fare tanti colloqui.

Fare networking significa farsi conoscere, far girare il proprio nome: è come fare pubblicità di te stesso.

Dai consigli, metti in contatto due persone che possono fare affari insieme.
Aiuta senza chiedere niente in cambio, le persone si ricorderanno di te e saranno disposte ad aiutarti quando si presenterà l’occasione.

Preparati al colloquio

Il colloquio è sicuramente la parte decisiva di tutto il processo di ricerca lavoro. È qui che si scoprono le carte ed è qui che bisogna essere due volte più convincenti.

Concentrati sul fatto che quello è il tuo lavoro e lo stai andando a prendere.

Informati sull’azienda

Leggi la loro storia, i loro valori e cerca di farli tuoi.

Consulta anche siti come Glassdoor in cui i dipendenti possono scrivere in maniera anonima consigli e commenti sull’azienda, tra cui anche le domande fatte al colloquio.

Positività

Nessun datore di lavoro vuole un dipendente triste, pessimista e privo di autostima, ma si cercano candidati dotati di ottimismo e di un atteggiamento propositivo di chi dice sempre “posso farlo”.

E ricorda, non parlare mai male del tuo lavoro precedente.

Crescita dentro l’azienda

È importante comunicare agli altri che sarai un ottimo elemento per il loro team.

Una persona vogliosa di imparare e aperta alle sfide è vista meglio di chi cerca lavoro per arrivare a fine a mese.

Quindi dimostrati come chi vuole diventare un esperto del settore.

Per i datori di lavoro se anche tu come loro sei alla continua ricerca di modi per migliorarti, ti vedranno come una risorsa e non come un peso.

Un collaboratore motivato è sempre un collaboratore produttivo.

Scritto da Chiara Trombetta
Giornalista professionista e information designer. Una laurea in scienze e tecnologie della comunicazione prima e un master in giornalismo dopo. Appassionata e studiosa di nuovi media, tecnologia e comunicazione, ho collaborato con diverse testate online italiane. Mi occupo inoltre di realizzazione di video, infografiche per il web e per la stampa e architettura dell'informazione.

There is one comment

  1. Elena

    Gentile Chiara,

    I suoi consigli sono in parte interessanti ma per il resto direi in tutta franchezza, che la sua è prosopopea perché, come suppongo lei saprà, la teoria è diversa dalla pratica.

    La mia risposta deriva da esperienza personale, e mi chiedo perchè lei non menzioni il fatto che in Italia le aziende, oltre ad analizzare il candidato, l’approccio, valutare le esperienze, punti di forza ecc., diano una sbirciatina anche all’età dello stesso.

    Questa omissione, nasconde a mio avviso, un enorme abuso da parte delle istituzioni che hanno permesso alle imprese di assumere solo quella fascia di persone che in un modo o nell’altro inserite con contratti capestro, per il candidato, ma estremamente economici per l’impresa, si trovino a lavorare per brevi periodi per poi essere lasciati nuovamente a casa (turnover)

    Sia chiaro che non sto dimenticando che la modifica dell’equilibrio sociopolitico ed economico che ha interessato tutti gli stati a causa della “crisi” non sia parte responsabile della condizione generale dell’occupazione in Italia e nel resto dell’Europa (diritti civili, ecc.).

    Ma rimane un dato di fatto che se a seguire i suoi buoni consigli è un/a candidato/a appartenente alla fascia di età nella quale una azienda può tranquillamente scegliere la forma contrattuale che più si addice alla necessita economica del momento; probabilmente troverà, prima o poi un lavoro.

    Diversamente, nel caso di un/a candidato/a che ha già superato la fascia di età, diventa obsoleto e antieconomico al punto che nonostante i suoi sforzi arrivi quasi a credere di essere trasparente agli occhi del mondo del lavoro.

    Mi rendo conto che quanto detto apre sicuramente tutta una serie di polemiche che non vanno discusse in questo ambito, e tutto ciò non vuole essere un pretesto.

    Pertanto vorrei concludere dicendo che uno dei principali scogli che impedisce la fluida reperibilità dei candidati non è a mio avviso legata esclusivamente alla forma di presentarsi, all’approcciare correttamente la propria identità sull’immagine dell’azienda, l’autostima le motivazioni e le proprie competenze; ma l’età del candidato in relazione ai suoi costi contrattuali, che impediscono alle aziende di investire su quelle figure già con esperienza, ai quali basterebbe fornire degli aggiornamenti mirati per ottenere la competenza voluta.

    Distinti saluti,
    Elena

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