Come sarebbe vivere su Marte? La NASA manda i suoi astronauti alle Hawaii, di @Trumphy

Vivere come su Marte, ma alle Hawaii.

Sono riemersi dopo 8 mesi di isolamento, tanto è durato l’esperimento finanziato dalla NASA che ha tenuto isolati 6 astronauti (tre uomini e tre donne) sul monte Mauna Loa alle Hawaii.

 

Il progetto è terminato sabato 13 giugno e il fatto che sia riuscito ad arrivare alla sua conclusione è, per gli addetti ai lavori, già un successo.

Per generazioni e generazioni gli esseri umani hanno sognato di viaggiare verso Marte per visitare e esplorare il pianeta più vicino alla terra, la NASA e altre agenzie spaziali hanno già annunciato l’intenzione di un futuro viaggio sul pianeta rosso, ma una missione di questo genere probabilmente avverrà tra molti anni. Intanto bisogna prepararsi al futuro viaggio.

 

 

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Come sarebbe vivere su Marte?

Il gruppo di volontari ha trascorso 8 mesi in un’area poco dissimile dal suolo marziano.

Sono stati isolati alle pendici del Mauna Loa, una grosso massiccio vulcanico che si trova nella Grande Isola di Hawaii, su una base che simula in tutto e per tutto una stazione spaziale su Marte.

Nome in codice “Hi-SEAS, questo il nome del progetto che si è occupato di studiare da vicino la condizione degli “astronauti” impiegati nella simulazione.

A supervisionare il progetto la dottoressa Kim Binsted dell’università delle Hawaii.

«Il vulcano si trova a 2500 metri sopra il livello del mare e vista l’altezza, il clima non è caldo e ricco di vegetazione come il resto delle Hawaii»

Durante l’intera missione l’equipaggio è stato costantemente monitorato da sensori e telecamere  e finalmente il 13 giugno il gruppo ha potuto abbandonare la cupola e uscire all’aria aperta.

« È stato fantastico sentire dopo così tanto tempo la sensazione del vento sulla pelle e i profumi della natura. Ed è stato davvero stupendo trovarsi all’aria aperta senza una tuta da astronauta»

Le parole di Jocelyn Dunn, uno degli astronauti che ha partecipato all’esperimento, ricordano molto quelle di Samantha Cristoforetti al suo rientro dopo la sua recente avventura.

 

«Questo è il posto più simile a Marte che puoi trovare sulla terra – conferma Dunn – visivamente è il panorama che vedresti guardando fuori la finestra nel Pianeta Rosso. Non c’è vegetazione né forme di vita, solo questa fantastica superficie vulcanica. Geologicamente infatti il Mauna Loa si può davvero paragonare al Monte Olimpo, il più grande rilievo del Pianeta Marte».

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I sei volontari  del progetto HI-SEAS in questi mesi di isolamento sono stati in gran parte autosufficienti. Ricevevano provviste e rifornimenti, ma non potevano entrare in contatto con nessun membro esterno al loro gruppo, neanche con chi portava loro da mangiare.

 

«Nelle giornate positive era bello condividere la soddisfazione con i tuoi compagni» continua Dunn «ma quando qualcosa non andava per il verso giusto e avresti voluto stare solo, non potevi uscire a fare un giro. Quello che mi è mancato di più? La famiglia e il fatto di non aver potuto partecipare ad un evento importante come il matrimonio di mia sorella, con la quale ho condiviso un brindisi in video. Ma sono orgoglioso di aver partecipato a questo progetto».

 

Binsted spiega che l’esperimento è pensato soprattutto per valutare l’interazione e la convivenza degli astronauti in uno spazio abbastanza ridotto per lunghi periodi e far luce su possibili interferenze dell’ambiente sul comportamento dei partecipanti.

“Dovevamo studiare come lavorano insieme e come (da terra) possiamo tenere il loro umore alto e fare in modo che non vogliano uccidersi l’un l’altro dopo questo lungo tempo insieme”

 

Il gruppo in questi mesi ha potuto mandare mail, girare video e tenere aggiornato un blog (almostmars.com).

 

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Avevano a disposizione anche un telefono per comunicare con i familiari, ma per farlo dovevano usare  una speciale applicazione che simula le comunicazioni tra spazio e terra, applicando un ritardo di 20 minuti alla normale trasmissione e ricezione degli stessi segnali.

Ora tutti i dati raccolti verranno analizzati e forse comparati con quelli di Mars500, la missione che ha visto altri 6 astronauti convivere – in moduli simili a quelli che si utilizzeranno su Marte – per ben 500 giorni. Tutto questo servirà per selezionare gli uomini e le donne più preparati dal punto di vista psicologico e fisico per una missione sul Pianeta Rosso.

I viaggi nello spazio riescono a galvanizzare e a far sognare intere nazioni, le agenzie spaziali americane ed europee riusciranno forse a mandare persone su Marte nel 2030 o dopo. Una cosa è sicura, chiunque sarà il primo, non dovrà affrontare un viaggio semplice, ma intanto sogniamo la conquista dello spazio rimanendo alle Hawaii.

 

Scritto da Chiara Trombetta
Giornalista professionista e information designer. Una laurea in scienze e tecnologie della comunicazione prima e un master in giornalismo dopo. Appassionata e studiosa di nuovi media, tecnologia e comunicazione, ho collaborato con diverse testate online italiane. Mi occupo inoltre di realizzazione di video, infografiche per il web e per la stampa e architettura dell'informazione.

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