Brevetto e Open Source, le parole da sapere per fare il figo con gli ingegneri. Di @Marcelloziliani

Il brevetto è stato, fin dalla sua invenzione, uno strumento di fondamentale importanza per lo sviluppo economico, soprattutto durante l’industrializzazione, quando, a seguito della proliferazione di nuove aziende e nuovi prodotti, era necessario avere un metodo di regolamentazione e attribuzione del merito. Il brevetto dà il diritto esclusivo di sfruttamento della propria invenzione per un massimo di venti anni dalla data del conseguimento. Se da una parte la tutela derivata da questo mezzo stimola i ricercatori e le aziende all’innovazione, è anche vero che dall’altra parte, pone dei confini ben precisi oltre i quali non è possibile uscire.

 

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La supremazia indiscussa dei brevetti cominciò a vacillare negli anni ’80 quando alcuni programmatori del MIT decisero di fondare un’associazione (la “Free Software Foundation”) che promuoveva il software libero e scrissero la prima licenza open source: “Le licenze per la maggioranza dei programmi hanno lo scopo di togliere all’utente la libertà di condividerlo e di modificarlo. Al contrario, la GPL [General Public License] è intesa a garantire la libertà di condividere e modificare il free software, al fine di assicurare che i programmi siano “liberi” per tutti i loro utenti.”

La modalità open source, sebbene prevalentemente applicata al software, è diametralmente opposta a quella brevettuale: mentre nel primo caso il progetto viene aperto e condiviso, nel secondo viene mantenuto segreto e controllato dall’azienda produttrice. Nel corso degli ultimi anni, grazie a numerosi “strumenti di apertura” messi a disposizione da internet, questa modalità di sviluppo è sempre più condivisa ed utilizzata, anche dalle imprese stesse. Tesla Motors, ad esempio, ha deciso di rilasciare i propri brevetti delle auto elettriche con licenza open source, per incentivare altre concorrenti ad adottare le stesse tecnologie e quindi accelerare lo sviluppo di nuovi progetti. Firefox è uno dei browser più utilizzati al mondo e GitHub è la piattaforma pensata esclusivamente per divulgare progetti hardware e software open source. A questo punto viene spontaneo chiedersi in quale caso sia meglio utilizzare un approccio aperto e in quali uno chiuso.

 

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I modelli aperti vengono maggiormente utilizzati quando si vuole dare maggiore importanza alla rapidità evolutiva e all’accessibilità di un progetto. Attraverso l’apertura dei contenuti a molte persone, si ha la possibilità di testare ed implementare il progetto, in modo molto più rapido rispetto ad una modalità chiusa. In questo modo sarà possibile interloquire con dei professionisti che, nel caso di uno sviluppo chiuso, sarebbero dovuti essere per forza dei dipendenti o dei consulenti. Dall’altro lato, l’apertura di un progetto va a scontrarsi con le logiche consolidate della protezione dell’idea, protezione che permette di avere, oltre che un riconoscimento economico, l’identificazione della paternità dell’invenzione. Sono molti gli indicatori che ritengono ancora oggi il brevetto uno strumento valido. Ad esempio, in Italia, una startup non può essere considerata “innovativa” se non è titolare o depositaria di almeno un brevetto, oppure, per calcolare il tasso di ricerca e sviluppo di un’azienda, si prende in considerazione il numero di brevetti in possesso.

Tra un estremo e l’altro vi sono poi anche le licenze Creative Commons, che hanno il pregio di poter decidere in quali casi aprire e in quali invece no, attraverso sei licenze pubbliche:

 

Attribuzione

Permette a terzi di distribuire, modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base, anche commercialmente, fino a che ti diano il credito per la creazione originale.

•Attribuzione – Non opere derivate

Permette la ridistribuzione, commerciale e non, fintanto che viene trasmessa intera ed invariata, dandoti credito.

•Attribuzione – Non commerciale

Permette a terzi di modificare, redistribuire, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base non commerciale, fino a che ti diano il credito e licenzino le loro nuove creazioni mediante i medesimi termini.

•Attribuzione – Condividi allo stesso modo

Permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base, anche commercialmente, fino a che ti diano il credito per la creazione originale e autorizza le loro nuove creazioni con i medesimi termini. Viene comunemente chiamata “copyleft” ed è la licenza utilizzata da Wikipedia.

•Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate

Permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base per altre non commerciali, e benché le loro nuove opere dovranno accreditarti ed essere non commerciali, non devono licenziare le loro opere derivative con i medesimi termini.

•Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo

Questa licenza è la più restrittiva delle sei licenze principali, permettendo a terzi soltanto di scaricare le tue opere e condividerle ad altri fino a che ti diano il giusto credito, ma non possono cambiarle in nessun modo od utilizzarle commercialmente.

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Se si parla di apertura è necessario precisare che negli ultimi anni, oltre all’open source, si stanno consolidando anche nuove modalità di lavoro basate sulla condivisione e sul libero scambio. Alcune di queste sono ad esempio il crowdsourcing e il crowdfunding, che propongono rispettivamente nuovi sistemi di collaborazione e di finanziamento. Il classico modello “a cattedrale” è sempre più minacciato da quello “bazar”, nel quale ognuno è in grado di produrre e condividere conoscenze, beni e cultura. Ma come cambia il lavoro di tutti i giorni quando il modello passa dall’essere a struttura piramidale a essere strutturato come network?

Benjamin Franklin diceva: “il tempo è denaro”, ma in una realtà nella quale persino i confini tra tempo libero e tempo lavorativo si confondono (e di denaro ce n’è poco) questa affermazione non è più così veritiera, soprattutto in contesti di apertura. Non bisogna però dimenticare che i processi aperti non escludono forme retributive. Sin dagli inizi Stallman, il fondatore della Free software foundation, ha cercato di definire alcuni dei metodi di remunerazione alternativi alla vendita del prodotto, che possono essere: donazioni, servizi di supporto a pagamento, sponsorizzazioni e didattica. Arduino, ad esempio è oggi il perfetto esempio di conduzione aziendale con modalità open source.

Scritto da M. Ziliani & S. Gasparotto
Marcello Ziliani, architetto, si occupa prevalentemente di product design, allestimenti, art direction, design coordination, grafica e comunicazione. È docente del laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea magistrale in interaction design dell’università di San Marino. Silvia Gasparotto è designer e ricercatrice. Collabora con Marcello Ziliani nel laboratorio di design del prodotto nel corso di laurea triennale dell’Università di San Marino/IUAV.

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