Boîte, l’arte in scatola che non è un pacco, di @valentinatanni

Da dove nasce l’idea di fare una rivista “in scatola”? Insomma, qual è la genesi di Boîte?
Boîte mutua il suo nome e il suo aspetto, ossia una scatola, dall’opera d’arte “La boîte verte”, in cui Marcel Duchamp, nel 1934, raccolse i suoi appunti dedicati al capolavoro, il “Grande vetro”. La scelta di questo nome vuole ricordare l’importanza dell’artista francese per comprendere lo sviluppo artistico del Novecento e sottolineare il valore, talvolta esplicativo, talaltra enigmatico, che la parola assume se associata all’opera d’arte.

 

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Quante persone lavorano al progetto, e che tipo di figure professionali sono coinvolte?
Siamo due fondatrici (Giulia Brivio e Federica Boragina) ed entrambe abbiamo studiato storia dell’arte all’Università Cattolica, ma abbiamo seguito percorsi lavorativi diversi. Fin dall’inizio collaborano stabilmente Fulvio Ravagnani e Antonella Scaramuzzino, entrambi con la nostra medesima formazione e Giacomo Brivio, il nostro grafico. Dunque la redazione, se vogliamo chiamarla così, è composta da cinque persone, ma ogni numero ha molti più collaboratori, i quali cambiano ogni volta in funzione dell’argomento trattato. Si tratta di tre-quattro artisti, di generazioni diverse, un professionista del settore culturale ma non legato alle arti visive, un illustratore, un critico o curatore, uno o più giovani ricercatori, un esponente del settore teatrale… All’incirca quindici persone per ogni numero.

 

In che modo si è evoluto il progetto dalla sua nascita a oggi?
Il progetto è cresciuto notevolmente e si è ampliato. All’inizio stampavamo 500 copie di ogni numero con cadenza trimestrale e la rivista era distribuita gratuitamente. Le tematiche scelte erano, necessariamente, più generiche. Dopo otto numeri con queste caratteristiche abbiamo fatto una pausa di un anno, durante la quale abbiamo intrapreso una ricerca dedicata alle mostre negli spazi domestici, poi pubblicata in un libro; nel 2011 abbiamo ripreso la nostra pubblicazione con cadenza semestrale, di 250 copie numerate. Ogni anno propone un binomio tematico affrontato nelle due pubblicazioni, come due lati di una stessa medaglia.
‘La scatola’, ormai giunta alla quindicesima edizione – in uscita a fine novembre – è per ora solo in italiano, ma abbiamo in programma una versione inglese. Accanto a ciò, l’attività della nostra associazione culturale si è sviluppata in altre due direzioni: Interno domestico, edito da Fortino Editions nel 2013 e in continuo aggiornamento sul blog internodomestico.boiteonline.org e dal 2015 Boîte Editions, in collaborazione con Gli Ori, progetto di pubblicazione di libri d’artista in tiratura limitata. Il primo titolo sarà presentato, insieme a boîte#15, a brevissimo.

 

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Cosa ne pensate dell’editoria d’arte oggi? E come si posiziona l’Italia rispetto al panorama mondiale del settore?
Il mese scorso abbiamo partecipato al tavolo dedicato all’editoria d’arte, in occasione del Forum dell’arte contemporanea di Prato e, anche alla luce di quel che è emerso in quel contesto, crediamo sia necessario chiarire che cosa sia l’editoria d’arte. C’è un’editoria che si occupa d’arte, pubblicando monografie, cataloghi, saggi, riviste, con diversi livelli di approfondimento e un’editoria che è arte, che realizza libri d’artista. Quasi ogni giorno nel mondo apre una nuova casa editrice, quasi ogni giorno viene pubblicato un libro d’artista o photo-book e nonostante ciò, la definizione di editoria d’arte e, più in particolare di libro d’artista, è ancora vaga e aperta a molte interpretazioni.
Oggi la stampa digitale permette di produrre velocemente un libro a basso costo ed è diventato un mezzo d’espressione e di documentazione per molti artisti, per questo crediamo sia fondamentale una lettura critica di questo fenomeno in rapida crescita. Le difficoltà sono nel riconoscere la validità delle produzioni editoriali, nel capire perché l’artista ha scelto la forma del libro, nell’analizzare la qualità dei contenuti e della loro realizzazione.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare editori italiani esperti e aggiornati, come Fortino Editions, Danilo Montanari, Gli Ori, Humboldt Books, BlisterZines… All’estero ce ne sono di altrettanto eccellenti come i francesi RVB Books, i tedeschi BOM DIA Books, gli olandesi Onomatopee, gli inglesi MACK Book, solo per citarne alcuni.
Quello dell’editoria è un micro mondo fatto di consigli e collaborazioni, di giornate passate in fiera uno accanto all’altro, parlando di carte e inchiostri, sfogliando libri, sognando libri.
Purtroppo, pur essendo un settore in forte sviluppo, non solo su piattaforme digitali ma anche in formato cartaceo, la domanda è ancora molto più scarsa dell’offerta.
Negli Stati Uniti e in nord Europa il mercato è sicuramente più avviato rispetto al nostro paese, ma siamo fiduciose che presto aumenterà l’attenzione per questi prodotti editoriali anche in Italia.

 

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In che modo vi sostenete economicamente?
Inizialmente abbiamo scelto di investire personalmente, poi, attraverso le donazioni fatte all’associazione culturale, abbiamo raggiunto un discreto equilibrio per cui riusciamo, quasi completamente, a coprire i costi di stampa di «Boîte». Ciò, è possibile, è importante ricordarlo, anche perché i nostri collaboratori accettano il nostro invito senza pretendere un compenso, ma condividendo lo spirito del progetto. Ci piacerebbe poter garantire loro una retribuzione, anche simbolica, ma, al momento, non è ancora possibile. Per gli altri progetti, valutiamo possibili fonti di sostentamento. Proprio ora, fino al 15 dicembre, abbiamo avviato una campagna di crowdfunding, Boîte in translation, sulla piattaforma WeArtProject, così da poter coprire i costi di traduzione. Per quanto riguarda Interno domestico e il progetto Boîte Editions, in parte investiamo e in parte cerchiamo mediazione con i nostri partners. Ci piacerebbe moltissimo dedicarci al 100% a Boîte e maturare nuovi progetti editoriali e non solo, ma per ora lavoriamo altrove per investire…

 

Qual è il numero della rivista a cui siete più affezionati e perché?
Difficile scegliere… Forse il primo perché è stato un successo inaspettato. Più che a un numero, siamo affezionate a episodi singoli per noi emozionanti, come quando Nicola Pellegrini e Ottonella Mocellin hanno risposto al nostro invito creando un’opera apposta per noi, pubblicata sul primo numero; oppure quando Giulio Paolini, non solo ha accettato di partecipare, ma ci ha telefonato raccontarci dei pensieri dedicati alle nostre scatole; quando Piero Gilardi ci ha mandato un testo inedito e quando l’attore e regista Ascanio Celestini ha accettato la nostra intervista: per noi è stato un successo aprire la nostra scatola d’arte al teatro. Ci piace pensare che il numero che ci darà più soddisfazioni è quello che deve venire…

 

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Domanda di rito: progetti nel cassetto per il futuro prossimo?
Il sogno sarebbe trasformare Boîte nel nostro lavoro a tempo pieno, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo. I progetti per il futuro più recente sono: raggiungere l’obiettivo di Boîte in translation e dunque realizzare la rivista anche in versione inglese e continuare con Boîte Editions.
Abbiamo da poco presentato il primo libro d’artista realizzato grazie alla bellissima collaborazione con l’artista Luca Scarabelli e Gli Ori e ne abbiamo altri due in cantiere. Non possiamo svelarvi tutti i nostri piani, ma vi assicuriamo che ce ne sono molti!

 

www.boiteonline.org

 

 

 

 

 

Scritto da Valentina Tanni
Storica dell'arte e curatrice di mostre, si interessa principalmente del rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Ha fondato e gestisce numerosi blog e riviste online.

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