Betterpress: bentornata stampa a caratteri mobili! di @valentinatanni

Betterpress Lab è un laboratorio romano che si occupa di grafica d’arte, stampa a caratteri mobili, calcografia, xilografia e rilegatura classica. Abbiamo fatto due chiacchiere con le fondatrici, Francesca Colonia e Giulia Nicolai, per farci raccontare la loro storia.
Francesca è laureata in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, la sua formazione ha seguito poi le strade dell’incisione e dei processi alternativi di stampa fotografica a Budapest, Berlino e Firenze. Giulia invece è laureata in Lettere Antiche presso l’Università la Sapienza di Roma ed è da sempre un’amante delle parole.

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Come e quando nasce Betterpress?

Ci siamo rincontrate due anni fa dopo quindici anni, dopo percorsi formativi e di vita differenti. La passione per il “letterpress”, (questo il nome che viene dato oltreoceano alla stampa a caratteri mobili reinterpretata in chiave attuale) ci ha portato a pensare che la ricerca artistica, culturale e umana che ci aveva riunito fosse qualcosa di importante, non solo per noi. Così è nata l’idea di Betterpress.

Come definireste il progetto?

Betterpress è uno spazio di ricerca dove, attraverso la riscoperta delle tradizionali tecniche di stampa manuale, si vogliono sperimentare nuove forme di comunicazione visiva. In una ex macelleria abbiamo allestito quello che oggi è un laboratorio di grafica d’arte e stampa a caratteri mobili, calcografia, xilografia, rilegatura classica. Ci sono voluti quasi due anni di lavoro prima di inaugurare, il 15 febbraio del 2014.

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Perché tornare a tecnologie antiche nell’epoca del digitale? Quali le motivazioni dietro questa scelta?

Il progetto dell’associazione culturale di cui siamo fondatrici è nato dal nostro desiderio di dare nuova vita e restituire valore alle tradizionali tecniche di stampa diretta e a tutte le abilità a esse legate. Stampare utilizzando le tradizionali tecniche tipografiche per creare qualcosa di nuovo, con il desiderio di far conoscere quest’arte manuale, preziosa per la cura e la ricercatezza di quel che permette di creare e allo stesso tempo di alto valore formativo per la persona e per i rapporti umani.

 

State recuperando anche tanti macchinari e strumenti caduti in disuso…

Si, parte della nostra attività si è tradotta nel recuperare bancali di caratteri, pedaline, torchi. Tutti strumenti che le antiche tipografie, da tempo passate al digitale, si apprestavano a buttare via perché inutili e ingombranti. La consapevolezza che interi alfabeti di caratteri in legno sarebbero andati perduti, che le font in piombo, una volta fuse dopo essere state vendute al chilo, non sarebbero tornate più ad essere punzoni, ci ha fatto sentire una sorta di “responsabilità” verso ciò che troviamo e riusciamo a recuperare: qualcosa di prezioso che non vogliamo custodire per semplice gusto antiquario, come purtroppo spesso accade. Vogliamo restituire a caratteri e macchinari nuova vita, perché nella loro bellezza di oggetti particolarissimi, possano anche tornare a parlare.

Questo recupero materiale è tuttora parte integrante della nostra ricerca e si unisce a uno studio continuo sulla storia dei caratteri mobili e dell’arte tipografica, nel tentativo di ricostruire anche un “alfabeto di conoscenze” che riunisca saperi pratici a terminologie e nozioni che difficilmente si trovano sui manuali. Ed è sempre un’esperienza unica, non solo per le difficoltà logistiche proprie del trasportare e maneggiare strumenti ingombranti eppure delicati come possono essere un Saroglia tipografico 70X100; una maniglia tipo Boston di inizi novecento, una pedalina Uranio, un tiraprove Korrex…

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Il lavoro di ricerca ha generato incontri preziosi, immagino…
Si, per noi è stata importantissima la possibilità di incontrare tipografi storici, che spesso ci hanno donato non solo strumenti, ma competenze, il loro saper fare, insegnandoci qualcosa in più su un’arte che rischia di scomparire e che noi sentiamo l’esigenza di recuperare e trasformare in qualcosa di nuovo, perché le sue potenzialità espressive, tuttora validissime, non vadano perdute. Crediamo nella bellezza di qualcosa fatto a mano, con una tecnica artigianale in cui “il fare è pensare”.
Un mondo, quello dell’artigianato, in cui i tempi non sono accelerati. Ma qual è il vostro rapporto con le nuove tecnologie?

Il tempo che ci vuole” è il nostro motto, laddove appunto il tempo lento della manualità si esprime in cura, dedizione, attenzione e si traduce in edizioni limitate che trasmettono il pregio di una lavorazione pensata ed eseguita con passione. Allo stesso tempo, però, il nostro sguardo è attento alle nuove tecnologie e alla sperimentazione. Non abbiamo interesse infatti a proporre una “ripetizione” di qualcosa che oggi non avrebbe più senso, laddove libri, quotidiani e ampie tirature usufruiscono di mezzi di produzione e diffusione che ottimizzano costi e consumi. La sperimentazione e l’incontro con la tecnologia, infatti, permettono anche nel nostro campo di fondere innovazione e tradizione. Ad ottobre, per esempio, abbiamo partecipato alla Maker Faire, la fiera dell’innovazione per eccellenza, organizzata a Roma negli spazi dell’Auditorium Parco della Musica. In collaborazione con Unterwelt, un gruppo di ragazzi che lavorano con stampanti 3D, abbiamo riprodotto fedelmente alcuni caratteri mancanti di alfabeti incompleti (per usura o perché perduti), e per questo progetto siamo state premiate con il blue ribbon di “Maker of merit”.

A settembre poi siamo state invitate a presentare il nostro progetto al workshop organizzato a Roma nel Tempio di Adriano dalla Confartigianato. Tema dell’incontro è stato “Innovare la grande bellezza: sapere artigiano e nuove tecnologie”, un interessante dialogo che ha trovato seguito in un’area dedicata nell’ambito della fiera Arti & Mestieri Expo 2014 presso la Nuova Fiera di Roma, dove abbiamo potuto dare saggio delle nostre attività con dimostrazioni di stampa, coinvolgendo i visitatori e invitandoli a “fare”, oltre che ad apprezzare i nostri elaborati.  Ultimamente stiamo lavorando per cercare di unire al letterpress non solo tecniche diverse di stampa quali ad esempio la calcografia e la serigrafia, ma anche procedimenti alternativi di stampa fotografica, con l’obiettivo di ampliare la nostra proposta e offrire non solo stampati (poster, biglietti da visita, partecipazioni, gift card). ma anche elementi decorativi per nuove soluzioni di design in collaborazione con altri artigiani specializzati in falegnameria, tappezzeria e lavorazione del ferro.

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Avete appena festeggiato un anno dall’apertura del laboratorio. Che bilancio fareste di questi primi 365 giorni?

È stata una splendida avventura. E continua a esserlo. Sentiamo che anche a Roma la curiosità comincia a trasformarsi in interesse e ne siamo molto felici.
Quali sono state le cose più entusiasmanti? E quali, invece, le difficoltà maggiori?

Sicuramente i recuperi sono i momenti più intensi. E allo stesso tempo i più difficili! Ad esempio quando abbiamo trasportato il torchio Saroglia 70×100 da Pomezia a Roma: vederlo “volare” appeso a un braccio meccanico per poi entrare attraverso la porte del nostro laboratorio… beh, sono momenti che tolgono il fiato. Ma gli incontri sono le vere rivoluzioni, le storie personali e la storia collettiva si ricongiungono e noi abbiamo il privilegio di accogliere racconti e sentimenti per rimetterli in circolo, riportando in vita macchinari e caratteri. Quando stampiamo, è sempre una grande emozione. E le difficoltà sembrano meno ardue.

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Piani per il prossimo futuro?

Non ci fermiamo mai. Cerchiamo sempre di proporre corsi e workshop integrando altre tecniche di stampa e ospitando professionisti. In primavera partirà un corso di sviluppo fotografico analogico e altri workshop oltre a quello di letterpress fisso ogni primo sabato del mese. Poi, in previsione di altri recuperi, cominciamo a pensare anche ad altri spazi, (il nostro laboratorio è abbastanza pieno, ormai). Ma è ancora solo un pensiero per il momento…

Sito web: www.betterpresslab.com

 

Scritto da Valentina Tanni
Storica dell'arte e curatrice di mostre, si interessa principalmente del rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Ha fondato e gestisce numerosi blog e riviste online.

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