Amazon e l’assurda clausola anti zombie. Di @Trumphy

Quante volte ci siamo sentiti dire che le clausole di ogni contratto che si accetta vanno lette fino in fondo?

E quante volte realmente lo facciamo, soprattutto quando si tratta di servizi web?
Il colosso dell’e-commerce, Amazon, ha pensato di prendersi gioco di questa cattiva abitudine e nascondere una vera chicca, una clausola anti-zombie.
Il documento infatti parla degli usi permessi di un motore 3d di Amazon e dei suoi materiali che “non sono concepiti per l’uso con sistemi critici per la sopravvivenza o la sicurezza, come l’uso nell’azionamento di apparati medici, sistemi di trasporto automatici, veicoli autonomi, aerei o controllo del traffico aereo, impianti nucleari, veicoli spaziali con equipaggio, o uso militare in relazione al combattimento non simulato.”

Fin qui niente di strano, poi continua:

“Tuttavia questa restrizione non si applica al verificarsi (certificato dai Centri per il Controllo delle Patologie degli Stati Uniti o dall’ente ad essi successore) di un’infezione virale ad ampia diffusione, trasmessa mediante morsi o contatto con fluidi corporei, che induca i cadaveri umani a rianimarsi e cercare di consumare carne umana, sangue, cervelli o tessuto nervoso di esseri umani viventi e che probabilmente causerà la caduta della civiltà organizzata”.

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Oltre la semplice segnalazione di queste bizzarro scherzo, cerchiamo di capire che cosa ci sia dietro. D’altronde, non è il primo caso di easter egg per dimostrare quanto la gente non legga i termini d’uso e per misurare quanto tempo passa prima che qualcuno se ne accorga davvero.

Anche Itunes infatti nasconde il suo easter egg all’interno delle condizioni d’uso.

Esiste infatti una clausola che vieta di creare armi nucleari utilizzando l’applicazione di casa Apple.

Nella sezione G del contratto di licenza utente di iTunes, si legge:

Lei non potrà usare o esportare o ri-esportare in altro modo l’Applicazione Concessa in Licenza salvo nei limiti in cui ciò sia consentito dalle leggi degli Stati Uniti e dalle leggi del paese in cui l’Applicazione Concessa in Licenza e’ stata ottenuta. In particolare, in via esemplificativa, l’Applicazione Concessa in Licenza non potrà essere esportata o ri-esportata (a) nei paesi soggetti ad embargo da parte degli Stati Uniti, o (b) verso alcuno dei soggetti elencati nelle liste di esclusione del Dipartimento del Tesoro o del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Utilizzando l’Applicazione Concessa in Licenza Lei dichiara e garantisce di non trovarsi in alcuno di tali paesi né di essere incluso in alcuna di tali liste. Lei accetta inoltre di non utilizzare tali prodotti per scopi proibiti dalla legge degli Stati Uniti, incluso, a titolo esemplificativo, per lo sviluppo, la progettazione, la produzione di armi nucleari, missili, chimiche o biologiche.

La clausola si riferisce solo ad iTunes. Ora, in effetti potrebbe accadere che qualcuno utilizzi applicazioni come Pages, o Numbers per lavorare alla realizzazione di un arma nucleare, ma viene difficile pensare a qualche persona che voglia sfruttare iTunes per crearsi la sua bomba fatta in casa. A meno che la società di Cupertino non voglia vietare l’ascolto di musica mentre si compiono operazioni illegali.

In questi e in altri tipi di contratti con gli utenti, le grandi aziende vogliono tutelarsi su tutto, a volte anche in modo eccessivo, ma quello che ci domandiamo è: che senso hanno questo tipo clausole? Hanno una qualche valenza legale?

Nella realtà il senso, legalmente parlando, sembra essere poco, data la poca probabilità che si verifichino queste condizioni e dal punto di vista strettamente giuridico difficilmente un giudice le potrebbe considerare come una cosa seria.

Ma si sa, il marketing fa da padrone e se dal punto di vista giuridico lasciano il tempo che trovano, queste clausole si rivelano indubbiamente ottime mosse a livello di comunicazione e immagine. Fanno sì che la stampa parli del prodotto (linkandolo e facendo circolare il brand) e nello stesso tempo permettono, facendo leva sullo spirito nerd, sulla cultura hacker e in generale sul mondo di Internet, di dare un’immagine più divertente dell’azienda.

Scritto da Chiara Trombetta
Giornalista professionista e information designer. Una laurea in scienze e tecnologie della comunicazione prima e un master in giornalismo dopo. Appassionata e studiosa di nuovi media, tecnologia e comunicazione, ho collaborato con diverse testate online italiane. Mi occupo inoltre di realizzazione di video, infografiche per il web e per la stampa e architettura dell'informazione.

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