Alessandro ha abbandonato il suo vecchio lavoro nell’editoria e ha riscoperto l’arte del calzolaio. Ora vuole diventare un “Costruttore di Scarpe”. Di @MaskeEmme

11057621_1599068450364543_5500996028268897803_o

 

Una giornata come tante. Svariati fogli scarabocchiati con appunti indecifrabili condividono la scrivania con un paio di tazzine che avrebbero bisogno di un passaggio in lavastoviglie. Non è poi così tardi, dedicare qualche minuto per riassestare il mio “banco di lavoro”, forse, non sarebbe una cattiva idea. Metà dei documenti finiscono nel cestino, l’altra metà nella mia borsa di cuoio, stipati a fatica tra il portatile, svariati cavi e cavetti, una miriade di biro e un pacchetto di cracker che ha visto giorni migliori. Un po’ di ordine, andrebbe fatto anche qui. Scaccio dalle mente l’infausto pensiero, impugno la maniglia della borsa e… Crack! Un paio di rivetti in ottone rimbalzano sul pavimento, l’impugnatura resta nella mia mano, la borsa con un tonfo cade a terra. 

“Respira, calma, tutto si aggiusta.” Esatto, tutto si aggiusta, ma dove? Ricordo di un piccolo riparatore di oggetti in cuoio situato nel vecchio quartiere della cittadina in cui vivo. Ricordavo male, l’attività ha chiuso svariati anni fa. Non demordo. Provo in un centro commerciale. Nel varcare la porta di ingresso, una sorta di spiacevole malinconia mi invade e mi riporta indietro nel tempo, a metà degli anni Novanta, periodo in cui i centri commerciali erano la novità, il nuovo modo di concepire lo shopping. In un unico luogo fisico, adeguatamente climatizzato da farti dimenticare se fosse estate o inverno, potevi soddisfare tutti i tuoi bisogni, latenti o meno, senza troppi sforzi mentali: tutto era lì, davanti ai tuoi occhi, incastrato in lunghi corridoi illuminati da una fredda luce artificiale. E vent’anni fa, questo trionfo della logica del consumo, in qualche modo ci affascinava. A distanza di anni, mi accorgo come questa logica sia stata la nostra rovina. Il prezzo da pagare per avere tutto, subito e a poco prezzo ha lentamente spento quel “calore genuino” tra venditore e compratore. 

Immerso in questi ragionamenti, ricordo di un discorso in merito alla manualità e al costruire qualcosa con le proprie mani che feci parecchio tempo fa con Alessandro, amico che mi parlò anche della sua volontà di aprire una bottega per riparare scarpe. In pratica, il vecchio mestiere del calzolaio.

Smartphone alla mano, un paio di ricerche sul suo profilo Facebook ed ecco quello che cercavo: Arti e Mestieri – Negozio di scarpe e servizio di riparazione.

Chissà, magari potrebbe riparare anche la mia borsa.

Il giorno successivo, decido quindi di far visita alla bottega di Alessandro. Lo trovo indaffarato a sistemare il tacco a un paio di scarpe da donna. Un bellissimo banco da lavoro in legno massiccio attira la mia attenzione. Sopra di esso, strumenti, utensili, pezzi di cuoio, filo da cucito e una serie di lucidi in piccoli contenitori. La medesima sensazione di essere tornato indietro nel tempo, ma in questo caso, con un sorriso sul volto.

Inizia così quella che sarebbe diventata una vera e propria intervista a un amico, un coetaneo, che un giorno decise di intraprendere un mestiere oggi apparentemente dimenticato. 

 

The Perfect Job:

Ciao Alessandro! Premetto che uno dei motivi per cui sono qui è per chiederti se sei in grado di sistemare la mia borsa.

Alessandro:

Sei capitato nel posto giusto! [ride]

 

The Perfect Job:

Fantastico! L’altro motivo invece, riguarda la tua attività, o meglio, la scelta che hai preso di avventurarti in un mestiere come quello del calzolaio che pare essere dimenticato. Ti va di raccontare a The Perfect Job la tua storia?

Alessandro:

Da dove cominciare? Dopo essermi diplomato al Liceo Classico, ho lavorato per svariati anni a La Feltrinelli. Mi piaceva, mi trovavo bene ma dentro di me già sapevo che non sarebbe stato il lavoro della mia vita. Mancava qualcosa, non mi sentivo pienamente realizzato in quanto non stavo costruendo qualcosa di mio. Nel frattempo le condizioni economiche del settore editoria non andavano per niente bene. L’ennesima conferma che era giunto il momento di mettersi in gioco.

Ed è proprio quando ci troviamo davanti ad una necessità che scatta in noi una forza di volontà incredibile, forza che ti fa trovare risposte che prima non vedevi. Il presente e l’immediato futuro sono un disastro? Bene, ripartiamo dal passato e non commettiamo gli stessi errori. Mauro Corona, scrittore a cui sono particolarmente affezionato, afferma che per ricostruire, bisogna fare alcuni passi indietro e tornare ai tempi in cui le mani erano lo strumento per costruire, per creare. Dalla miseria, bisogna cogliere la voglia di ripartire, tornando alle origini.

 

 

The Perfect Job:

E quale è stato il percorso per arrivare al compimento di Arti & Mestieri?

Alessandro:

Innanzitutto l’aver conosciuto la mia attuale socia, con la quale l’idea era fin da subito chiara e definita: iniziare riparando calzature per poi trattare anche borse e altri oggetti in cuoio. Mi sono quindi attivato per frequentare vari corsi professionali, tra cui un corso specifico per calzolai all’Unione Artigiani di Bergamo.

La cosa che ancora oggi mi fa sorridere è che, nell’immaginario comune, la professione del calzolaio è percepita come un lavoro che si svolge in piccole botteghe polverose con martello e chiodi.

Non è affatto così. Il riparatore di scarpe di oggi, oltre che possedere un talento artistico e creativo, deve avere una conoscenza tecnica non indifferente, in merito alle svariate tipologie di gomme e colle presenti sul mercato, in base alle nuove tecnologie di produzione delle calzature e soprattutto in base alle necessità del cliente. Ad esempio, se un cliente mi porta in riparazione degli scarponi da snowboard, dovrò utilizzare colle specifiche che reggono alle basse temperature e che allo stesso tempo non fanno trapelare l’acqua. Il mestiere del riparatore non può lasciare nulla al caso. L’attenzione e la cura nell’eseguire le riparazioni sono volte a soddisfare non solo una richiesta, ma anche il benessere stesso del cliente. Sono convinto che il rapporto umano dovrebbe essere alla base di ogni cosa.

 

The Perfect Job:

Una sostanziale differenza rispetto al calzolaio di ieri quindi, quando le scarpe erano esclusivamente di pelle, cuoio e legno. E soprattutto un modo di concepire il lavoro opposto rispetto alle dinamiche consumistiche di oggi.

Alessandro:

Totalmente opposte! Le logiche di consumo degli ultimi anni funzionano nel seguente modo: compra un paio di scarpe, quando si rompono le getti via, ricompra un paio di scarpe. E a cosa ci hanno portato?

 

 

The Perfect Job:

E le persone hanno percepito questa dedizione che esprimi in quello che fai?

Alessandro:

Credo proprio di sì! Solitamente, se un cliente ritorna, lo fa perché soddisfatto. Ma sono anche  convinto che la maggior parte delle persone stiano tornando per la passione che esprimo nel mio lavoro. Più volte è capitato che mi vengano richieste riparazioni di ogni tipo: la signora che mi porta il giubbino del marito per riparare la cerniera, oppure per sistemare l’orologio. Le persone hanno bisogno di quel “calore” che negli anni è andato a perdersi e sono stanche di vagare come zombie nei centri commerciali. Come dicevo poc’anzi, è necessario un ritorno alle origini, alla riscoperta della manualità, costruendo qualcosa dal basso, da un lavoro umile ma che allo stesso tempo porta un piccolo contributo al benessere di una comunità.

Ricordo un passo de “Le città invisibili” di Italo Calvino che affermava che L’inferno che viviamo tutti i giorni è inevitabile. E ci sono due modi per non soffrirne, uno dei quali è accettare tale condizione, diventarne parte fino al punto di non vederlo più. L’altro modo, che richiede apprendimento continuo, è cercare e saper riconoscere cosa non è inferno e farlo durare, dargli spazio. Nel mio piccolo, quando vedo un cliente soddisfatto, so di aver creato qualcosa molto simile ad un piccolo Paradiso.

 

The Perfect Job:

E come lo vedi il futuro della tua attività? Qual è il tuo sogno?

Alessandro:

Il mio sogno, o meglio l’obiettivo per il futuro di Arti & Mestieri, è quello di avere una competenza tale da poter diventare un costruttore di calzature. È un percorso lungo e che richiederà ulteriore formazione, ma soprattutto sarà necessario il costante confronto con altri artigiani per apprendere le migliori tecniche. Imparare dalle competenze e dalla professionalità di altre persone è il modo migliore per crescere, per evolversi.

Come diceva mio nonno “Anche dal mulo, puoi imparare a calciare”.

 

Saluto Alessandro e lo ringrazio per la lunga e piacevole chiacchierata.
Nel tragitto verso casa ripenso alle sue parole, alla passione e la determinazione con cui ha scelto di attingere dal passato per costruire il suo futuro, non solo imprenditoriale.
E un ultimo pensiero si focalizza sulla mia malandata borsa in cuoio. Beh, non potevo trovare artigiano migliore a cui affidarla.
Scritto da Matteo Mascheretti
Laurearsi, lavorare in un’azienda, rendersi conto che non è la strada giusta. Licenziarsi e trasformare la passione per l’advertising in Wao Creative (waocreative.com), non ancora un’agenzia, ma due menti che con la parola e l’immagine fanno comunicazione. Appassionato di social media e nuove tecnologie, organizzo il Palazzolo Digital Festival e ne curo la promozione.