A Bergamo non c’è mai un ca**o da fare: CTRL Magazine. Di @Michele_Pagani_

L’editoria è in crisi, a Bergamo non c’è mai un ca**o da fare, noi Millenials non abbiamo interessi e la carta stampata è morta. Insomma, prendi un pugno di luoghi comuni e sotterrali, pronto a costruirci sopra qualcosa di grandioso. CTRL magazine è, fuor di metafora, esattamente questo: un paradigma ribaltato, un’ottantina di pagine divertenti ed un sito fuori dagli schemi.

Anzi, dire che sia un progetto “fuori dagli schemi” è forse un po’ semplicistico: il magazine viaggia in un’altra dimensione, rivedendo completamente il concetto di “free press”, “editoria”, “pubblicità” e “giornalismo”.

CTRL è ormai al suo sesto anno e, se abiti nella rigogliosa provincia bergamasca, molto probabilmente ti è già capitato tra le mani: 16 x 11 centimetri, impaginati con arte, distribuiti con cura e prodotti con amore. E poi c’è il sito web, ci sono i social, gli eventi, le collaborazioni…

Insomma, CTRL a Bergamo è un’istituzione quanto le vasche sul Sentierone il sabato pomeriggio e la stracciatella della Marianna in città alta. Un bel progetto tagliente, divertente, illuminante e sottile, che ben rappresenta il genio e la dedizione di chi vi collabora.

Per questo motivo, ho deciso di fare due chiacchiere con Nicola Feninno e Matteo Postini, i due tasselli principali di una redazione che si fa con gli anni sempre più numerosa.

Ne è emersa una mezz’oretta divertente su Skype: abbiamo scherzato e riso, toccato toni seri in modo dissacrante e parlato seriamente di argomenti stupidi. Perché, in fondo, lo spirito del magazine è il riflesso dello spirito dei suoi protagonisti.

Ecco qui The Perfect Job vs. CTRL Magazine.

The Perfect Job: Ciao ragazzi, so che per voi è difficile seguire gli schemi ma…. Per una volta cominciamo dagli inizi. Da dove è iniziata l’avventura?

Matteo: Ciao! Per una volta siamo noi ad essere intervistati… Figo!

Correva l’anno 2007 ed io rincorrevo l’idea di passare le giornate a fare ciò che mi piaceva veramente fare, magari trasformandolo in una professione. Volevo mettere nelle mani delle persone qualcosa che in primis piacesse a me: un libretto in cui raccontare quella Bergamo che sfuggiva ai noiosi canali tradizionali. Una Bergamo ludico-culturale, letture semplici e interessanti, scritte con un linguaggio vicino alla mia generazione. Il panorama editoriale bergamasco, infatti, non parlava ad un target giovane: c’è sempre stato molto disinteresse verso la nostra fascia d’età e noi ci infilavamo lì, in quel territorio inesplorato ma a noi molto familiare. All’inizio scrivevamo di locali, con un approccio sgangherato e nonsense. Tuttavia, ci accorgemmo fin da subito che non ci bastava: nel momento in cui hai la possibilità di fare informazione, gli spunti arrivano a cascata ed è difficile rimanere in un confine ben delinato. Per questo motivo, abbiamo immediatamente trasformato un gruppo di sei amici in una vera e propria redazione: un insieme di penne eccellenti e menti geniali. Ora siamo in una trentina, collaboratori compresi. E per noi due (Matteo e Nicola, ndr) è una professione vera e propria. Insomma, posso dire di aver cominciato a realizzare il mio sogno.

The Perfect Job:  Il magazine è molto bello, dalla copertina all’impaginazione, dalle scelte cromatiche a font e lettering. L’aspetto estetico del magazine è sicuramente un tratto distintivo del vostro lavoro. Chi se ne occupa?

Matteo: Lo cura Studio Temp, da sempre. Poco più che ventenni, bazzicavamo insieme la crew hip hop BG’s team. Avevano un’estetica fuori dalle righe ed è venuta abbastanza naturale la collaborazione. Un matrimonio che dura fino ad oggi. In redazione sono cambiate moltissime cose: gente se n’è andata e gente è venuta. Loro, invece, sono sempre rimasti.

The Perfect Job: Qualche altro membro della redazione?

Nicola: Beh, citerei Dario Stefanoni, il nuovo capo redattore. Siamo in molti: il più giovane ha 20 anni ed il più anziano ne ha 50. E questo doppio target si ripercuote sulla rivista che, per i temi che tratta adesso, non è più solo super-giovane.

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The Perfect Job:  A proposito… Come vi siete conosciuti tu e Nicola?

Matteo: Ho sempre passato molto tempo spulciando il web in cerca di penne interessanti. Capitai per caso su “In abiti succinti”, il blog su cui Nicola raccontava delle storie. La pelle d’oca che mi provocavano i suoi racconti mi spinse a contattarlo. Ci incontrammo e nacque il sodalizio.

The Perfect Job:  Di cosa campa il magazine?

Matteo: Il magazine campa sostanzialmente di pubblicità, grazie a realtà di impresa che sposano la mission del nostro progetto. Da settembre, però, lanceremo una campagna abbonamenti, con una formula particolare che sveleremo più avanti. Siamo gratuiti e lo resteremo, ma ci sono parecchie persone disposte a premiare il nostro lavoro editoriale, riconoscendoci qualche euro. Fantastico.

The Perfect Job:  Progetti paralleli?

Matteo: Sono tantissimi, ma ne citerei tre.

Anzitutto il Pub Writing Session: prendi una festa, scegli un tema, fatti raccontare delle storie dagli ospiti e scrivile in tempo reale. Stampa il tutto e distribuisci gli opuscoli tra i presenti. Ciò che emerge è dannatamente geniale, al punto che ci abbiamo fatto un libretto.

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Poi ci sono il Juke Box Umano ed il Nascondino World Championship.

Potrei anche parlare di “Badante Alighieri”, ma forse i tempi non sono ancora maturi.

The Perfect Job:  E la PIG?

Matteo: La PIG (Pubblicità Ignorante) è un modo nuovo di fare comunicazione. Siamo partiti considerando che spesso anche realtà grosse non riescono a trovare il modo giusto di comunicare con un target che non conoscono, affidandosi a metodologie pubblicitarie un po’ obsolete. La PIG colma questo gap, strappando un sorriso con la pubblicità. Come? Prendiamo un potenziale inserzionista, lo studiamo e andiamo a proporgli un contenuto pubblicitario da mettere sul magazine. Offriamo al cliente un’idea estetica diversa, slogan, visual… Gli mettiamo le parole in bocca, insomma. E, quasi sempre, il potenziale inserzionista decide di investire. Si genera un equilibrio che rende tutta la rivista ancor più solida, trasformando l’inserzione in un investimento consapevole rispetto al media in cui si va a inserire.

Nicola: Vuoi sapere il dietro le quinte? Siamo partiti da questa considerazione: negli anni ottanta e novanta, si realizzavano pubblicità molto romantiche, dove il prodotto rendeva il protagonista un eroe moderno. In redazione, quasi provocatoriamente, abbiamo pensato: ora ci vuole il neorealismo della pubblicità. Un’inserzione ignorante, che si mimetizzi coi contenuti del magazine, che si faccia notare in maniera più elegante. Funziona. E di quest’idea siamo debitori anche a Leone Belotti, uno dei nostri collaboratori più stretti.

The Perfect Job:  Come si svolge il processo creativo?

Nicola: Siamo una vera redazione e, in quanto tale, cerchiamo di darci struttura, tempi e programmazione. Tuttavia, lo spirito libero dagli schemi pervade anche sulla nostra struttura organizzativa. Ne è un esempio la canonica riunione del lunedì: un momento anarchico, in cui si buttano sul piatto gli argomenti, tutti i redattori hanno parola e si esprimono su ogni cosa: dalla grafica al tema del mese agli eventi paralleli… Molto spesso si finisce a parlare dei ca**i propri, senza scaletta fissa; si discute, nascono idee nuove.

Insomma, prendi una parte redazionale tradizionale ed un momento corale che definirei “anarchia creativa”: ne viene fuori CTRL magazine.

Matteo: Prendi ad esempio il numero “Fuori-luogo”. Erano da poco accaduti i fatti di Parigi del 7 gennaio, si parlava di integralismo, integrazione e integrità…

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Nicola: Cito al proposito il mio post fatto qualche tempo fa su Facebook. In redazione ci siamo guardati in faccia e abbiamo pensato che c’era molto da dire sull’integrazione (e sulle differenze tra integrazione e interazione sono debitore a Thomas Sankara – un personaggio africano interessantissimo, che su Facebook è anche lo pseudonimo di un amico materano), sull’integralismo, sull’integrità. Molto, al di là della cronaca e delle semplificazioni. Abbiamo discusso animatamente per un paio di riunioni successive. Poi Thomas Pololi ha avuto l’illuminazione: andiamo a Zingonia, nelle strade, entriamo nei bar, nelle case, nei luoghi di culto. Raccontiamo quelle storie, ma dall’interno. Zingonia è a un quarto d’ora da casa mia e forse mi ci ero fermato un paio di volte, giusto il tempo di ritirare gli esiti di alcuni esami all’ospedale. Questa volta io e Thomas ci siamo stati per qualche settimana: ci hanno offerto tè alla menta marocchini (buonissimi), tè pakistani con il latte, un tè fatto alla maniera iraniana, ci hanno scambiato per sbirri, ci hanno aperto le porte delle case, di notte si sono assicurati se volessimo droghe o rogne, ci hanno invitato ad assistere a partite di cricket tra pakistani, abbiamo parlato di religione, di lavoro, di migrazioni, di gente che non paga il condominio, di spaccio a pochi passi da una caserma, di sogni degli anni ’60, di Harley Davidson modificate con un prete, della donna nell’Islam, di una scuola media dove la maggioranza degli alunni è straniera. Forse ultimamente ci stiamo avvicinando al giornalismo vero, che manca in chiave locale. Non vogliamo fare i giornalisti, ma non vogliamo nemmeno riempire le pagine con qualcosa per vendere gli spazi pubblicitari. Anzi, tante volte è l’opposto… Non ti nego che in passato sia capitato di avere materiale in più, che abbiamo inserito a discapito della pubblicità, consci della portata di determinati contenuti.

The Perfect Job: Qualcosa che vi piace?

Matteo: In Italia citerei sicuramente Internazionale, il nostro riferimento sine qua non.

Nicola: Mi piace raccontare delle storie. Una delle cose più belle che ho letto di “giornalismo” (che poi giornalismo non era) è “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace. Rolling Stones l’ha spedito a fare un reportage sulle crociere: lui ha preso un tema e ha deciso di usarlo – detto brutalmente – per raccontare i fatti propri… basti pensare al titolo. Che poi è la cosa più sbagliata per un reporter. Ma lui, in qualche modo geniale, è riuscito a rendere perfettamente l’idea di quella esperienza, degli interni, dei compagni di crociera, di tutto. Mi ha dato parecchi spunti e mi ha fatto capire molto bene come fosse quel tipo di esperienza, nonostante parlasse di migliaia di altre cose. Ed era molto prima dei vari Vice e simil-Vice, che hanno seguito quell’onda. Ecco, se non l’avete letto ve lo consiglio.

Poi beh, scrive robe fighissime pure Mentana su Facebook. È un uomo d’altri tempi che riesce ad essere non democristiano e non paraculo. Ha il gusto per la complessità e riesce a dire le cose senza che possano essere estratte e mandate in giro per il web come sparata. Sarà bizzarro ma mi piace.

The Perfect Job: Chi vorreste intervistare?

Nicola: Aldo Busi, secondo me il miglior scrittore italiano vivente, e di gran lunga. Forse sarei balbettante, forse lui c’insulterebbe un sacco… ma sarebbe davvero interessante.

The Perfect Job: Riflessioni sul mondo dell’editoria e di internet? Perché ancora il cartaceo?

Nicola: Questa domanda me l’aspettavo, ce la fanno in molti. Per non essere banale, direi che i motivi sono due. Anzitutto, se hai un device elettronico e sei al mare, col sole contro lo schermo non vedi bene: meglio la carta. E poi, metti che l’ISIS decida di attaccare i server di Google… Le copie fisiche di CTRL resisterebbero all’attentato.

The Perfect Job: Perché Bergamo Sì? Perché Bergamo No?

Matteo: Nelle città piccole si tende a creare nicchie culturali. Il nostro intento di fare aggregazione con realtà con i nostri stessi interessi non è sempre facilmente perseguibile, perché tante volte l’apertura mentale non coincide con apertura al prossimo: ognuno preserva il proprio orticello. A Bergamo non mancano nicchie culturali: per il cinema c’è Bergamo Film Meeting, per l’editoria c’è la Fiera dei Librai e per la musica ci sono parecchie realtà, tutte con una visione simile alla nostra. Mi piacerebbe che il nostro lavoro potesse stimolare alla crescita di realtà nuove, ma anche far sì che si aprissero le realtà esistenti. Purtroppo, non è sempre facile, anzi.

Nicola: Io ho studiato a Milano, la città più “città” di Italia, ma a Bergamo ho notato un ecosistema di contraddizioni interessanti, molto più intrecciate che a Milano, dove le incoerenze sono molto più palesi e sfilacciate. A Bergamo si incrociano la ricchezza forte, l’industria, la religione, la Villa d’Almè col suo sesso a pagamento, le dinamiche da paese tipo “ci conosciamo tutti”, aziende internazionali… insomma c’è una matassa molto più difficile da sbrigare e raccontare. Lo troviamo un ambito molto interessante per questo motivo. Gli svantaggi, naturalmente, ci sono. In primis, come la gente ci vede da fuori.

In tanti ci hanno chiesto come mai non andiamo a Milano: il pubblico sarebbe più numeroso. Concordo. Tuttavia, è bello partire da quello che conosci: ci permette di mantenere l’autenticità senza buttarci in cose che “potrebbero funzionare” secondo standard normali.

The Perfect Job: Tra 10 anni dove sarete?

Matteo: Seduto qui su Skype a parlare con te, solo con una connessione più potente. Stamperemo ancora ed io sarò il presidente della Federazione Italiana di Nascondino. Beh, vorrei anche che mio figlio disegnasse le copertine per CTRL. No, dai, forse sarà ancora troppo piccolo per farlo.

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Ringrazio Nicola e Matteo e chiudo la Skype Call con mille appunti ed un sorriso compiaciuto stampato in faccia. CTRL è sottile e divertente, come la mezz’ora appena passata. Tu, nel frattempo, affrettati ad accaparrare le copie sparse per la provincia oppure sfoglia l’ultimo numero qui.

Scritto da Michele Pagani
Michele Pagani è consulente di digital strategy, business development e web marketing. Ex research assistant presso l'Università Bocconi di Milano, vanta una profonda conoscenza del mondo digital. Ha all'attivo il lancio di due startup ed è cofondatore della web agency NPCREW.